Cultura

Un pizzico di Napoli a Vienna (EIN BISSCHEN NEAPEL IN WIEN)

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Napoli, 2 Gennaio – Per gli appassionati di musica classica non è capodanno senza l’ascolto del Neujahrskonzert della Filarmonica di Vienna (i Wiener Philharmoniker), da sempre considerata dai critici la miglior orchestra del mondo (per entrare a farvi parte occorre superare una rigorosissima selezione).
Quest’anno, però, si nota anche un pizzico della nostra Napoli al Musikverein della capitale Austriaca, dal momento che a salir sul podio è stato il maestro Riccardo Muti, Partenopeo non solo di nascita, bensì anche di formazione. Diplomatosi con lode in pianoforte al Conservatorio di San Pietro a Majella sotto la guida di insigni maestri giova ricordare il pianista Vincenzo Vitale, s’è poi trasferito a Milano, ove ha conseguito il diploma di perfezionamento in composizione e direzione d’orchestra presso l’istituto d’istruzione musicale “Giuseppe Verdi”, accompagnato negli studi dai maestri Bruno Bettinelli ed Antonino Votto.

Da due anni a questa parte, Muti porta avanti un progetto finalizzato alla crescita dei giovani musicisti, cui ha offerto l’opportunità di perfezionare la propria tecnica musicale presso la “Italian Opera Academy” da lui istituita a Ravenna.
Come ogni anno, i Wiener hanno eseguito brani tratti dal vastissimo repertorio dei compositori Austriaci vissuti nel diciannovesimo secolo, tra cui i membri della famiglia Strauss ed il compositore di operette Franz von Suppé, cui è stata aggiunta una gavotte del “moderno” Franz Peter Cibulka, scomparso un anno e mezzo fa. 

A questo punto, cari Lettori,  potreste domandarvi dove io abbia rinvenuto quel “pizzico” di napoletanità: fornire una risposta a tal quesito non è facile, ma un buon ascoltatore di musica può -a mio avviso- farlo agevolmente. Il fatto che nella parte finale del Konzert sia stato eseguito il celeberrimo valzer “Rose del Sud” m’induce a pensare che il maestro abbia voluto rivolgere un pensiero alla flora della sua amata terra: non va dimenticato, infatti, che molte canzoni della tradizione Partenopea (non solo quelle composte in dialetto) sono ispirate al mese di maggio, periodo in cui le rose sbocciano nei giardini della città, rendendone ancor più bello il panorama (in particolar modo nella zona di Posillipo).
La rosa, poi, è considerata da molti letterati ed artisti -tra cui giova ricordare lo scrittore Oscar Wilde ed il pittore Sandro Botticelli-  il simbolo dell’amore e della bellezza, caratteristiche che si addicono fuor di dubbio alla città di Napoli. 

A conclusione di questa riflessione desidero rivolgere un’esortazione a tutti i Napoletani: se vogliamo dare una svolta positiva alla Città e’ Pullecenelladobbiamo sforzarci di amarla; ed amare Napoli vuol dire, anzitutto, prendersi cura del patrimonio storico-culturale che essa offre e rilanciare l’occupazione dei giovani, inducendoli a non fuggire dal Mezzogiorno. Seguiamo, dunque, l’esempio di Riccardo Muti!

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