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Saviano, Rassegna teatrale XIV Edizione. In scena Il gruppo teatrale Omega di Cercola”: “La fortuna con la F maiuscola”

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Saviano, 23 Gennaio –  Rassegna teatrale di Saviano. L’esibizione della compagnia “Omega”, compagnia teatrale proveniente da Cercola. La proposizione dell’opera: “La fortuna con la F maiuscola” di E. De Filippo e A Curcio per la regia di Franco Amoretto.  Consenso notevole di pubblico per la serata; la compagnia ha avuto modo di farsi apprezzare, in diverse edizioni,  più volte nell’ambito della Rassegna teatrale savianese.

Lo stesso regista ha avuto parole di elogio nei saluti, rituali, finali, al pubblico per il clima di cordialità. Un appuntamento culturale più che atteso. Alla manifestazione erano presenti; il Sindaco di Saviano, Carmine Sommese e l’Assessore alla Cultura del comune di Cercola, Ciro Manferlotti .  “La fortuna con l’effe maiuscola”, è una commedia scritta  nel 1942. La trama è sì descritta sinteticamente: il quadro iniziale è in un desolante appartamento, al primo piano di un palazzo; la scenografia indicativa in tal senso è accentuata da alcuni dettagli; intonaco cadente, un vetro rotto dal quale entra un alito di freddo raggelante e altri dettegli.

 È qui che vive in assoluta povertà la famiglia di Giovanni Ruoppolo; questo il nome del protagonista, sopravvive nella sua misera in un abbisso esistenziale con la moglie Cristina. Con loro vive Erricuccio un figlio adottivo: è un sempliciotto; il suo è un atteggiamento infantile e intollerabile specie per i vicini. Non disdegna poi di fare il complice per donna Amalia, la moglie avvenente di Don Vincenzo consegnando delle missive. Quest’ultimo sospettoso, mette in scena una finta partenza e cogliere i sospetti amanti in flagrante reato. Si apre il sipario con il divertente quadro dei vicini che spesso non si fanno gli affari propri. Il loro divertente vociare e spettegolare fa da introduzione ad uno scenario ben più vasto.

Nel frattempo, un avvocato di nome Manzillo viene a proporre un oscuro affare: un suo cliente, un giovane barone che deve contrarre matrimonio, di padre ignoto, è pronto a pagare una certa cifra purché Giovanni si presenti, con dovuti atti confermativi, come suo padre. Un losco affare ma la necessità fa la sua parte; in breve Giovanni intasca l’anticipo cedendo al mal proposito. In seguito, si presenta a Erricuccio il notaio Bagnulo, amico di famiglia. In partenza, il notaio è latore di una inattendibile notizia: un loro parente, emigrato in America, è scomparso ed ha lasciato quale erede il fratello. Una fortuna smisurata: un totale, per l’epoca, di svariati milioni di lire; inoltre una villa a Capri, gioielli, brillanti ed molto altro. Ma Giovanni è in procinto di legittimarsi un figlio non suo! l’atto gli farebbe abbandonare qualsiasi diritto.

Il testamento parla chiaro e impone: nel caso in cui Giovanni avesse un figlio legittimo, l’eredità passerebbe a tale soggetto. Il colpo di scena è in una casualità: il notaio deve assentarsi urgentemente; è quindi costretto ad affidare la notizia alla persona meno attendibile, ad Erricuccio. Riguardo i due amanti, sopra accennati: irrompe, in scena, don Vincenzo, armato di pistola. Subentra una scena di enorme agitazione: gli spari, le urla disperate e le minacce sbigottiscono Erricuccio e questi non riesce più a parlare correttamente! Il dottore diagnostica un trauma: il ragazzo è psicologicamente e teoricamente tornato all’età infantile. Intanto l’avvocato Manzillo, si presenta per concludere la losca operazione. Erricuccio, che non ha potuto riferire a Giovanni a causa della sua incapacità; cerca di far intuire a gesti e a suoni vocali indistinti la situazione.  Preoccupato per le indagini, il marito tradito minaccia con la rivoltella Enricuccio. Nell’agitare la pistola, don Vincenzo fa partire, sconsideratamente, un colpo. Per lo smarrimento, Erricuccio riacquista istantaneamente la parola.

Il seguito: Giovanni racconta a tutti i presenti del piccolo “affare” concluso con il barone festeggiando con i vicini; ma c’è ben poco da festeggiare! Erricuccio si ricorda improvvisamente. Ma nel momento in cui sottolinea la condizione testamentaria voluta dal defunto, subentrano le ovvie agitazioni sceniche. In seguito il notaio Bagnulo presenta ad uno scoraggiato Giovanni tutta la magnifica entità del lascito. Quando ravvisa la gravità della situazione, essendo il diritto all’eredità ormai invalidato, si offre di spiegare tutto al barone. Si spera, ingenuamente, che il barone di certo benestante non vorrà approfittare di un eredità per lui di certo superflua! Ma Il “finto” figlio appena intuita l’enorme fortuna molto cinicamente fa valere i suoi diritti. Giovanni è abbattuto; un uomo senza speranza! Gli è crollato il mondo addosso. Il sogno di una vita migliore buttato via per un nulla. Pur di guadagnare un piccolo gruzzoletto ha rinunciato, suo malgrado, ad una somma ben maggiore! Un importo che gli avrebbe cambiato la sua vita da miserabile! Una fortuna con la F maiuscola che svanisce! Portata via dal vento! In un momento di lucidità, con una decisione non facile, comprende che, seppur riconoscendo le sue mancanze, può impedire il corso malvagio della situazione.

Decide di autodenunciarsi all’autorità per falso in atto pubblico, accettando sì di andare in galera. Un reato che prevede cinque anni di reclusione. Solo in questo modo si verifica l’annullamento dell’atto di legittimazione. Fa quindi chiamare un brigadiere, nella circostanza interpretato da un personaggio femminile, e confessa l’illecito, cercando nel contempo di dissimulare e rassicurare i presenti. Dopo tutto, secondo la sua ferrea logica, non cambia niente; anche nelle condizioni attuali in cui vive non ci sono grandi aspettative. Significative sono, in gergo dialettale, le sue ultime parole: “ ‘O vero carcere è ‘a miseria”. Una conclusione che ben raffigura il senso morale della proposizione scenica. Il quadro degli attori: Anna Alboreto, Anita Cristiano, Gianluigi Conforti, Marco Errico, Mario Borrelli, Mary Catapano, Marco Vittozzi, Francesco Amoretto, regista e attore della compagnia, Antonio Martiello, Raffaela Rocco, Rosaria Gabellone, Claudia Miranda, Gaetano Orefice, Adelaide Chietti e infine Renato Di Lorenzo.

 

 

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