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Saviano, Rassegna Festival XIV edizione: la compagnia teatrale “Fuitevenne” è di scena con “Non sono un gigolò” di Sasà Palumbo

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Saviano, 17 Gennaio – La compagnia teatrale  “Fuitevenne” è stata di scena a teatro con “Non sono un gigolò” di Sasà Palumbo; l’autore era presente in platea e che alla fine dello spettacolo è salito sul palco per un saluto finale ai presenti. Grande consenso di pubblico; Teatro Auditorium da tutto esaurito in ogni ordine di posto! La serata è stata presentata la aria Luigia Esposito, neo presentatrice ufficile e dal direttore del teatro Giovanni Palladoro.

 Presente, tra il pubblico, il Sindaco di Saviano, Carmine Sommese e altre autorità comunali. Un appuntamento culturale atteso nell’ambito della XIV edizione, Rassegna Festival Città di Saviano. L’iniziativa si deve al Comune di Saviano, Assessorato alla cultura – sport- Turismo – Teatro in collaborazione con l’Auditorium Teatro Saviano nell’ambito delle attività sociali. Il premio relativo alla Rassegna è dedicato a Carmine Mensorio, personaggio di rilievo, di primo piano, di origine savianese, della politica italiana. Il lavoro portato in scena è la storia di Michele, un giovane chef, proprietario di un ristorante al centro di Napoli, che dopo anni di onorata attività, all’improvviso, senza riuscire a capire il perché di quel destino avverso, riceve l’ordine di chiusura della conduzione del ristorante.

È un dramma esistenziale per  il giovane Michele; il tema dominante è risolvere quell’intricata e oscura  questione riguardante il suo ristorante e continuare la sua ossequiata e sfavillante carriera da chef. Va ricordato che la commedia portata in scena vanta  un riconoscimento: il 12 Dicembre 2014 alla sede Agis di Roma la commedia venne premiata da Giuseppe Tornatore come Miglior Spettacolo Italiano del Gp del Teatro. Gli interpreti della compagnia teatrale sono degni di citazione: Luigi De Risi, Felice De Falco, Domenico Tafuro, Rossella Guerra, Mariagrazia Ciccone , Brigida Simonelli, Alessia Urraro, Michele Palma, Francesco Romano e infine  Antonio Franzese.

“Non sono un gigolò” è una commedia che attraverso la comicità affronta problematiche sì serie ma non manca la comicità, l’ironia e altri fattori del genere; sulla scena situazioni, estrapolate, seppur non in modo marcato, da contesti realmente accaduti. Grande consenso di pubblico attribuito alla compagnia è per  il testo, vivace e ritmo sequenziale e di dinamicità. Il Protagonista all’inizio del racconto scenico è affacciato alla finestra e inizia la sua storia scenica dopo l’introduzione di una voce fuori campo. È sull’orlo di una crisi di nervi e  della finestra per un improbabile e poco convinto suicidio; intorno si intravedono dei palazzi d’epoca, quasi un centro storico di città; lui non li vede se non il proprio abisso.

Si ritroverà, nell’epilogo della storia, sulla sua stessa finestra; questa volta è solo una casualità scenica voluta e per dar un senso di suspense allo spettatore. È  passato un anno! E, nel finale, molte cose sono cambiate. Procedendo con ordine dal prologo iniziale: il protagonista, come detto, ha perso il suo lavoro in seguito alla chiusa del suo locale commerciale; nel suo nuovo ordinamento temporale è quasi sempre in compagnia del suo avvocato! Una compagnia non sempre opportuna! Vive con sua sorella che è rimasta in casa e non ha trovato occasione di sposarsi! Almeno fino a quel momento. Le sorprese non mancano anche quando a Michele si presenta, dopo diversi tentennamenti, la possibilità di lavorare come Gigolò dietro consiglio dell’avvocato di famiglia. D’altra parte, è solo una coincidenza il protagonista si chiama Gigolo di cognome; senza l’accento sulla lettera finale. Nella sua nuova condizione spera di trovar, seppur nel dubbio profetico, sul suo cammino delle belle donne di cui invaghirsi.

Va precisato che quel termine Gigolò, di origine francese, è entrato a far parte del parlare italiano, e citato a seconda delle circostanze. Originariamente il termine indicava un ballerino che danza con una dama sotto la condizione di pagamento per l’esattezza vuol dire: “ saltare al ritmo di giga”. Un attività che potrebbe essere definita di “accompagnatore”, in determinate circostanze, di donne. Il protagonista della vicenda interpretato da Luigi De Risi, non ne va bene una; al suo cospetto compaiano donne di bruttezza fisica e interiore; “attrici rese tale da accurato trucco scenico”. Una sembra un accettabile eccezione e irrompe in scena, in maniera casuale,  per sfuggire al marito apparentemente gelosissimo, un onorevole importante con tanto di guardie del corpo al seguito vestite, in modo austero, di nero in giacca e cravatta!

Per il protagonista guai a ripetizione; va riproponendo il suo concetto di non esserne all’altezza del suo nuovo incarico nonostante abbia accettato delle lezioni introduttive di un esperto in materia. In fondo vive con sua sorella che interviene in scena, in una circostanza, in modo inopportuno suscitando momenti di comicità. Quest’ultima, in seguito avrà modo di conoscer meglio l’avvocato e superare le relative scelte opportunistiche di quest’ultimo e trovar modo di formare una famiglia, dopo tante burrascose vicende; un pensiero che aveva tristemente abbandonato; il suo ventre in stato interessante è il trionfo di vita e di quanto sperato.

 L’arrivo dell’onorevole in scena, interpretato da Antonio Franzese, è tra i più esilaranti: tra altro confessa, chiedendo un tutela della privacy, la sua copertura circa la sua presunta gelosia nei confronti della moglie; in breve  ha atteggiamenti omossessuali e tra altro è lui il principale autore, anche se costretto da svariate circostanze, della chiusura del suo locale. Spera in una relazione con il protagonista che è di tutt’altro parere! In un primo momento, quest’ultimo, lascia tutto correre per meglio preparare la sua riscossa! L’equivoco fu generato da una serie di situazioni precedenti. Nell’epilogo un rimescolamento delle situazioni: tra altro, dopo alterne vicende, ritrova il suo locale nel senso che ritrova il suo “vero” lavoro. Al protagonista della storia non pare vero che ha trovato il modo di risolvere la sua questione; tutto sembra tornare nella tranquillità. Ma è difficile, impossibile, e raramente accade, disfarsi completamente con un colpo di spugna delle situazioni realizzate e di cui si è, in qualche modo, responsabili! Il classico colpo di scena: Si presenta la moglie dell’ormai screditato onorevole che è stato costretto a far  coming out, in atteggiamenti alquanto trasgressivi! Il protagonista della vicenda non vuol più, momentaneamente, avventure, storie romantiche e appassionate; nonostante sia una donna attraente sopporta a mala pena la vita movimentata di Gigolò.

Ha, sicuramente, un repentino e tardivo ripensamento! Ma all’uscio di casa trova una delle sue ormai ex clienti e non già tra le più attraenti ma delle peggiori che letteralmente gli balza addosso. Come dire l’incubo continua. Sul questo recupero anche temporale, allo stato iniziale, di capovolgimenti di fronte, con i diversi intoppi generati con la conseguente attività, ammesso che si possa catalogare come tale, mal riuscita di Gigolò e che da il titolo all’opera, la chiusura del sipario!

 

 

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