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Saviano, le opere d’arte del servo di Maria Padre Gabriele Meccariello

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Saviano, 27 Maggio – In questo periodo di forzata clausura, in cui i contagi del Coronavirus hanno messo in crisi la spiritualità dei religiosi e l’unione sociale dei cittadini, è stato efficace rileggere alcune pagine di Padre Turoldo, che sono servite a farci compagnia in questi giorni molto tristi ed angosciosi dovuti alla Pandemia e riscoprire i valori e i contenuti servitani, che evidenziano  l’interesse dei servi di Maria per il servizio ai malati, agii infermi e agli anziani.

Meditando, Padre Gabriele Meccariello ha rievocato tutte le attività pastorali che ha svolto in questi due anni a Saviano: incarico del Parroco di Sirico, Chiesa di S. Giovanni B., Don Salvatore De Simone che gli ha affidato la cura spirituale degli ammalati assistiti presso le case di riposo “G. Russo” e “Casa Serena”. Egli, durante il periodo d’integrazione, ha svolto, presso il giardino dei monaci del Convento di S.Anna in Alberolungo tre magnifiche e fantastiche opere d’arte.

 La prima consiste nella rappresentazione della natura con un percorso tra gli alberi secolari, tra cui spicca una gigantesca Magnolia, i cui rami squarciati da un temporale sembrano mani protese verso il cielo e verso il Signore. Al percorso fanno seguito un pozzo di acqua viva e un sentiero difficile e sofferto che porta alle Croci, che indicano i sette dolori della Vergine. La seconda opera, sempre nell’ampio giardino, è nata con il Presepe Vivente “Natale nei cuori” .

Il Presepe nasce con l’obiettivo della consapevolezza di vivere un Natale non solo consumistico, ma di rinascita dell’uomo e della sua spiritualità. Il Presepe molto originale, è stato rappresentato con simboli ed iscrizioni che avrebbero consentito al visitatore un percorso interiore.

L’opera, però, a causa di un forte temporale che si è abbattuto sul sito religioso il 20 Dicembre 2019, ha subito molti danni: tutte le postazioni natalizie create nel giardino sono state distrutte ed anche i piani bassi del convento Per tale ragione P. Gabriele è stato costretto ad abbandonare il luogo, dove è ritornato dopo alcuni mesi  per continuare la sua opera. Cosi il Padre, riciclando la legna sparsa per il giardino e montandola a ridosso di un tronco secco di un vecchio salice piangente, compone la terza opera, dando vita ad una grande croce, accanto alla quale costruisce altre sei croci incrociate fra loro.

Queste croci ricordano il numero 7 biblico che esalta l’armonia e la Trinità; un incrocio fra creato e creatore, che rievoca le parole che ognuno di noi, dalle infinite periferie del mondo, deve aggiungere alla passione di Cristo. Quest’albero secco sembra guardare proprio il busto di Padre Girolamo Russo che il 21 Giugno 1921 iniziava il suo apostolato di servo di Maria in questa terra. Nella zona frontale dell’opera, una cancellata che ne delimita l’accesso, rappresenta i vincoli dell’uomo di oggi che lo frenano verso l’armonia del creato e dal quale l’uomo deve imparare a liberarsi. Tra questi vincoli c’è l’attuale pandemia che viene ricordata con la scritta INRICOVID19.  

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