Cultura

Rassegna Festival Città di Saviano, la Compagnia teatrale “Jamme … jà” e la bugia intesa quale verità in maschera

Saviano, 27 Febbraio – La compagnia teatrale “Jamme … jà” gruppo teatrale proveniente da Napoli, ha presentato la commedia, in due atti, “Bugiarde Verità”, per la regia di Nello D’Auria. Il regista è figlio d’arte per quel riguarda l’arte teatrale; un attività, se si può definire tale quest’ultima, trasmessa dalla tradizione della sua famiglia. La compagnia, che ha presentato una commedia attuale nel suo svolgersi, esordiente in Rassegna, si presenta con un opera in programma secondo cartellone: è l’ottava della 14a edizione della kermesse savianese, quarta sezione opere inedite: si riprende questa manifestazione, dopo la pausa dedicata ai motivi carnevaleschi; il carnevale edizione 2018: una serie di celebrazioni tenute in gran considerazione dai  savianesi.

Un appuntamento culturale atteso nell’ambito della XIV edizione, Rassegna Festival Città di Saviano. L’iniziativa si deve al Comune di Saviano, Assessorato alla Cultura – sport- Turismo – Teatro in collaborazione con l’Auditorium Teatro Saviano nell’ambito delle attività sociali. Il premio relativo alla Rassegna è dedicato a Carmine Mensorio; personaggio d’origine savianese, di rilievo, della politica nazionale di alcuni anni fa. Era presente il Sindaco di Saviano Carmine Sommese e il Consigliere metropolitano Francesco Iovino. Il lavoro portato in scena è la storia che si svolge in un elegante appartamento arredato con gusto e raffinatezza, da pregevoli quadri artistici e da un panorama urbano, in un disegno alquanto realistico, che s’intravede da una finestra; una zona del centro direzionale di Napoli. È qui che vive il protagonista della vicenda interpretato da Nello D’Auria, autore della commedia; qualche volta, anzi sempre, spesso e volentieri, riceve la visita di sua sorella.

 È la protagonista della commedia; personaggio interpretato da Tina Scatola, in passato, attrice della compagnia di Luigi De Filippo. Quest’ultima è molto preoccupata della vita che conduce il fratello; una preoccupazione ossessiva oltre misura. Per quanto riguarda suo fratello, il suo modo di vestire, assai colorato, fa venire più di qualche sospetto alla ciarliera sorella; occhiali colorati, colori scarsamente abbinati nel vestiario; più una ricerca accurata e studiata nell’apparire che altro.  Un insistere che molte volte riesce molto assai inopportuno! La storia scenica è la vicenda di “Luis”, questo il nome del protagonista. Un single, cinquantenne, impiegato, con movenze effeminate; almeno è questo che appare; come si sa da una nobile citazione: “Quando dici una bugia, rubi il diritto di qualcuno alla verità” diceva Khaled Hosseini. È forse il senso della scena; La verace sorella Titina, spera di farlo sistemare perché tormentata da un incessante sospetto che la lascia in uno stato assai inquieto. Il suo sospetto, che gli brucia ardentemente i suoi momenti di tranquillità, è che il fratello sia gay; una cosa per lei assolutamente inaccettabile, intollerabile; tale da ribaltare la sua esistenza. Una convinzione è avvalorata da confidenze ricevute; la scena s’apre proprio con questo aspetto di due signore che esprimono, in amichevole confidenza, qualche grave preoccupazione e sospetto; e da una serie di circostanze che sfociano in interessanti equivoci.

 La sorella e suo marito; un grande poeta quest’ultimo o almeno è quello che crede; entrambi sono, ininterrottamente, alla ricerca di prove che rinsaldano o sconfessino il loro sospetto. Il pseudo poeta è alla ricerca d’ispirazione e spesso appunta qualche verso di grande espressione; in realtà è l’unico a crederlo! Le cose stanno assai diversamente da come ci si crede in una realtà che, come spesso accade, ha mille sfaccettature: una concretezza che si nasconde dietro una “maschera bianca”.  Luis; deformazione creata ad arte, del nome Luigi ha una relazione amorosa, prudentemente nascosta; ha agito con grande amore per tutelare l’incolumità sua e soprattutto della persona amata; uno sconvolgente segreto. In seguito, un amico esteriormente in uno stato di relativa tranquillità affettiva con la consorte, gli ha rivelato la sua omosessualità e la relazione che intrattiene con un compagno, anch’egli superficialmente etero ed accasato. Le improvvise irruzioni in casa della sorella e del marito danno i risultati attesi e aprono agli intenti che Luis non sia gay.

L’aria effervescente che inizia a propagarsi, impedientemente, per la bella notizia, di colpo si adombra all’inaspettata presenza di un Boss. La situazione all’apparenza occasionale in realtà è già visibile da un fuori scena prima dello spettacolo, a sipario ancora chiuso, dove, due personaggi e una situazione con pistola a mano armata introducono l’argomento che si concretizzerà successivamente in scena. Altri personaggi e situazioni completano la scena: un simpatico portiere, una vicina di appartamento, un rappresentate del boss, una fans di Luis con mire amorose, ed altro.

 Un boss che incute timore contro cui non c’è rimedio se non la fuga! Il temibile malavitoso furiosamente contrariato, al punto da far paura, alla relazione che Luis intrattiene con sua figlia, nell’epilogo è costretto ad acconsentire all’ unione. È avvenuto l’inspiegabile quello che non ti aspetteresti mai! nella casa dove ha fatto irruzione il boss si scopre nella vera personalità di quest’ultimo: incontra un suo intimo amante. La scoperta dell’omosessualità del boss è più che un fulmine a ciel sereno; come era possibile che il boss, il temuto boss, integerrimo e feroce, avesse simili debolezze affettive. Un motivo lampante, grazie al quale, Luis passa, letteralmente, la maschera metaforicamente indossata.  La vicenda assume un tono surreale; la maschera bianca, prima solo accennata, ora si materializza in scena, è una maschera semplice di color bianco, di quelle che, semplicemente, si utilizzano a carnevale; il personaggio molto lentamente, in una scena divenuta, magicamente, in penombra, la indossa. In quell’istante metaforicamente non più di pochi secondi, passano mille pensieri, autocritica possente, una riflessione intensa di quelle che raramente accadono e segnano indelebilmente e che non si dimenticano più. È un leggere se stessi in un abisso di profondità!  È su questo stato d’animo che il sipario lentamente pone la parola fine ad una storia che non ha un vero epilogo; è la storia di un umanità. Una maschera che si dovrà necessariamente indossare a vita, per celare le “bugiarde verità”.

In questa circostanza scenica le maschere cadono e rivelano le persone e la loro vera sembianza. L’opera è stata concepita in stile drammaturgico del francese George Feydeau e del Premio Nobel Luigi Pirandello. A tratti brillante ed esilarante, affronta coinvolgenti temi: la repressione della personalità, la degenerazione, l’omofobia, la bruttezza che spesse volte ha il pettegolezzo. Per queste tematiche su accennate, si indossa spesso, generalmente parlando, nella maggior parte dei casi, una “maschera” ipotetica; e vengono fuori: l’adeguamento agli standard, la stigmatizzazione di personaggi cinematografici così come appaiono nella fiction “Gomorra”. Diceva George Byron in una frase adottata dalla compagnia per la circostanza: “Dopotutto cos’è una bugia? Solo la verità in maschera”. Completano e merita citazione il cast: Rino Soprano, Sasà Di Palma, Franca Pierce, Mario Bracigliano e Roberto Scognamigli, Patty Laurora, Giampietro Ianneo, Silvana Scatola, Marco Gremito e infine Maria Strazzullo … oltre che l’autore e regista Nello D’Auria.


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