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Rassegna Festival Città di Saviano, in scena “Maddalena” di Fortunato Calvino: quando la follia diventa dimensione esistenziale

Saviano, 22 Marzo –   Consenso di pubblico per l’opera proposta nella stagione teatrale: si tratta di “Maddalena” di Fortunato Calvino per la regia di Antonio Vitale. Una proposta teatrale, della compagnia “Direzione ostinata & contraria” un gruppo proveniente da Ottaviano.  Una manifestazione nell’ambito della XIV edizione, Rassegna Festival Città di Saviano. L’iniziativa si deve al Comune di Saviano, Assessorato alla Cultura – Sport- Turismo – Teatro in collaborazione con l’Auditorium Teatro Saviano nell’ambito delle attività sociali. Il premio relativo alla Rassegna è dedicato a Carmine Mensorio, personaggio di rilievo, di primo piano, di origine savianese, della politica italiana di alcuni anni fa.

 In platea la presenza del Sindaco di Saviano, Carmine Sommese a far gli onori di casa e dell’autore dell’opera. Di grande effetto emotivo le interpretazioni della protagonista in una storia scenica verosimile, realistica nelle sue interpretazioni. È la storia di una donna costretta da varie vicissitudini. Una vita coniugale difficile e differenti stati d’animo; un passato di ricovero in un istituto psichiatrico; un manicomio per intenderci! Marchio indelebile, un incisione difficile da togliere anche se è considerata ristabilita  dallo staff medico. Guarita è un termine riduttivo; per la precisione un provvedimento in seguito alla legge Basaglia, legge del 13 maggio 1978 n. 180 “Accertamenti  e trattamenti sanitari volontari e obbligatori”. È  la restituzione di  quest’anima alla società civile dopo dieci anni. Vorrebbe dimenticare il passato; sta vivendo tra altro un nuovo amore! Ha un compagno di vita. Un personaggio che tende verso un ipotetica redenzione tutt’altro che semplice.

Ma il passato è presente, più che mai, tenacemente resistete con i suoi sottilissimi fili; diceva un noto autore in una sua celebre opera: “ Non si può impedire ad un idea di tornare alla mente, come non si può impedire al mare di riavvicinarsi alla terra”. Anche sua figlia fa pesare, disperatamente, questa circostanza, quella propria che si accorda ad un relitto umano oggetto di preoccupante scandalo; ogni  tanto, “Maddalena” questo il nome della protagonista che da titolo all’opera, riceve una visita di una sua campagna di sventura; “rifiorita”, anche lei, alla stessa maniera s’intende. La scena è connotata di elementi essenziali; la recitazione; la loro drammaticità, quella dei personaggi, oltrepassa, sormonta, qualsiasi elemento visivo scenografico. Non a caso tutto è buio tranne tre quadri, dipinti composti con dei supporti per quanto possibile celati di modo che sembrano emergere dal buio nero di fondo.

In essi le rappresentazioni delle stagioni: l’inverno, la bella stagione e l’autunno: stagioni del periodo dello scorrere del tempo annuale ma anche della vita. Musiche e canzoni opportune accompagnano la scena; brani di Pieno Daniele, Nino D’Angelo, Enzo Avitabile, Enzo Gragnianiello, il gruppo musicale “ Le Maschere”. Meritano citazione gli attori: Eleonora Flauto, Carmen Anna Nappo, Tania Giugliano, Ciro Giaquinto, Laura Alaia, Ilaria Giaquinto e infine la partecipazione di Michele Palma. La trama in estrema sintesi: Maddalena, interpretata da Eleonora Flauto, vive il proprio inferno; lo porta addosso nei suoi ricordi; è parte della sua personalità. Come dei bagliori di luce affiorano i ricordi; dei flash di luce che repentinamente cercano l’oscurità. Persone vicine cercano di essere in qualche modo d’aiuto per attenuarne il peso delle scosse; è il caso di una vicina d’abitazione, interpretata da Laura Aiala, che cerca l’ indiscrezione, il pettegolezzo; un personaggio connotato  con la sua questione caratteriale.

È un momento, solo in quel frangente, di accennata ilarità della commedia. La narrazione scenica, in realtà, mostra gli aspetti più duri e cruenti di un anima agonizzante specie nel momento in cui compare in scena, in modo alquanto irruente, con forza impetuosa, il marito della protagonista; ruolo affidato a Michele Palma: una descrizione dell’aggressività eccessiva. Gli attori, in quella scena significativa, di pochi istanti, interpretano una colluttazione in cui la vittima è Maddalena;  calci e spintoni, strattoni; attori che cadono e lottano sulla scena in una finzione alquanto realistica sullo sfondo in un quadro divenuto, repentinamente, rosso infernale. Alternativamente, in una fase, un raggio di sole attraversa la scena; tecnicamente solo dei fari che si spegnano e si riaccendono oltre che momenti di buio scenico; tale è l’animo di Maddalena; anche questi elementi vogliono significare la violenza domestica; le ipocrisie tipo etichetta che erroneamente si portano addosso e che è difficile, se non impossibile, scrollarsi di dosso.

L’amica di Maddalena anch’essa con il medesimo problema di crisi d’identità, anch’ella “guarita”, secondo alcuni, dal punto di vista psichiatrico, ovviamente, mostra, tra le sue mani vuote, uno scrigno nel quale, secondo le sue convinzioni, è racchiusa tutta la sua vita. Verso l’epilogo della vicenda scenica, consegna, in dono, quello scrigno proprio alla protagonista; per lo spettatore è uno scrigno invisibile; non per lei! In quel contenitore vi è tutta le sua esistenza, un universo improntato, personalizzato, impenetrabile! Lei stessa, ormai, in un altra dimensione trascendentale, ridotta ad ombra non più vivente, avrebbe donato il nulla e il suo tutto! A Maddalena, in quella scena finale, le era rimasto vicino il suo compagno e il suo abbraccio! In quello scrigno invisibile anche se, apparentemente, pieno di chissà quali cose, razionalmente nella realtà, non era rimasto più niente; più niente!

 

 

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