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Rassegna Festival Città di Saviano, In scena “Ci facciamo da soli e non ne parliamo più” di Enzo Catapano

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Saviano, 15 Marzo –  Consenso di pubblico per l’opera proposta nella stagione teatrale: si tratta di “Ci facciamo da soli e non ne parliamo più” scritta e diretta da Enzo Catapano. Una proposta teatrale nell’ambito della XIV edizione, Rassegna Festival Città di Saviano. L’iniziativa si deve al Comune di Saviano, Assessorato alla cultura – sport- Turismo – Teatro in collaborazione con l’Auditorium Teatro Saviano nell’ambito delle attività sociali. Il premio relativo alla Rassegna è dedicato a Carmine Mensorio, personaggio di rilievo, di primo piano, di origine savianese, della politica italiana.

In platea la presenza del Sindaco di Saviano, Carmine Sommese a far gli onori di casa e il Sindaco di Terzigno, Francesco Ranieri. Di grande impatto emotivo le interpretazioni del protagonista, nel ruolo di un sognatore; la scena si svolge in un teatro o meglio di quello che fu un teatro!  È qui che lo conducono i suoi sogni; quello di veder riemergere dal nulla quel teatro abbandonato di portarlo agli antichi fasti e splendori e soprattutto poter trovare occupazione lavorativa quale attore. Sulla scena oggetti sparpagliati alla rinfusa; tristemente abbandonati al degrado, alla polvere. Vestiti di scena, della poltrone di platea, uno specchio pieno di luci che una volta doveva servire in un camerino, parrucche e un baule pieno di chissà quali cose, un manichino in un angolo e malinconicamente smontato a metà. Gli eventi precipitano e quel teatro è destinato alla demolizione: un geometra è li per coordinare i lavori; e fornito di tutto punto secondo le norme di sicurezza edilizia: giubbotto con catarifrangenti, un vistoso elmetto giallo. Ha il suo bel da fare nel rimuovere tuti gli ostacoli che intralciano i lavori ormai in fase di partenza.

Solo tre gli attori in scena ma che riempiono tutto il racconto scenico; altro personaggio anch’egli attore è lì per il medesimo motivo; anch’egli nostalgico dei tempi andati; per un motivo che ritiene opportuno interpreta un ruolo di omossessuale; una finzione nella finzione! Solo nell’epilogo svela i suoi intenti veri e tutta una serie di questioni che lo hanno portato a quel passo. Personaggi quasi fantasmi in uno scenario profondamente inquietante. La rappresentazione si connota di elementi surreali; una realtà confinata in quei quattro muri dove il protagonista sente ancora gli applausi scrosciati del pubblico di altri tempi!  Non un allucinazione ma un realtà profonda dove sono inseriti riflessioni sceniche, monologhi, dialoghi! Con simili caratteristiche la vicenda non poteva esser altro che un sogno del protagonista che si ritrova, una volta destato, nei pressi della sua scrivania dove si era momentaneamente inavvertitamente addormentato ed esser catapultato in quel mondo, fantasioso ma realistico sotto alcuni aspetti.

Una realtà vissuta come un mondo parallelo, un universo a parte; valido solo nel “teatro dei sogni”. E questa la frase che si sente pronunciare prima della chiusura del sipario. Meritano citazione i protagonisti della proposizione scenica: Enzo Catapano, autore e interprete, nel ruolo del geometra, Giorgio Fiorentino e infine Vittorio Brandi.

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