Politica

RADICAL CHANGE

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Napoli, 9 Novembre – Da pre-adolescente sfogliavo molto malvolentieri i manuali di storia: era una disciplina che non apprezzavo (ma, cionondimeno, riportavo sempre ottimi voti alle verifiche!), malgrado il mio defunto padre cercasse di spingermi a comprenderne la reale importanza.

Col passar degli anni – e non senza un briciolo di fatica -, direi che ci è riuscito: ho compreso appieno che l’ignoranza del passato mette a serio repentaglio la costruzione del proprio avvenire, giacché implica, ex se, un disorientamento quasi totale. Come si può pretendere di cambiar le cose se non ne si conosce l’origine e l’evoluzione?

Con la vittoria di Joe Biden alle elezioni presidenziali negli Stati Uniti, il quadro storico del pianeta è andato incontro ad un cambiamento radicale: ciò non soltanto in virtù dell’influenza significativa che la figura del President esercita sulle politiche globali, ma anche sotto il profilo della progressiva evoluzione della società civile.

La maggior parte delle scelte compiute da Donald Trump nel corso della sua permanenza alla Casa Bianca son state dettate dal fervente desiderio – nutrito tanto da lui quanto da chi, purtroppo, ne ha favorito l’ascesa – di esclusione del “diverso”, costringendo de facto quest’ultimo a vivere nella più profonda emarginazione.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è rappresentata tanto dalla promessa di erezione di una wall (It.: “parete, muro”) al confine con il Messico, con l’intento di arginare il fenomeno migratorio, quanto dalla modifica in peius della riforma sanitaria promossa dal suo predecessore, nota come Obama Care e, non da ultimo, l’uscita dagli Accordi di Parigi sui cambiamenti climatici. Potrei andar avanti all’infinito, ma non intendo tediare alcuno con inutili “papielli”.

In sintesi, si tratta di misure aventi carattere propriamente totalitario, il che ha rappresentato – ma molti ancora stentano ad ammetterlo – un pericolo non indifferente per una popolazione composta da esseri umani di etnie diverse (un melting pot).

Non è un caso che io abbia scelto di scrivere la presente riflessione nel dì in cui si celebra l’anniversario del dì in cui, finalmente, veniva abbattuto il Muro di Berlino: quel 7 novembre 1989 si decise di porre fine ad una situazione alquanto vergognosa, il che segnò l’inizio del percorso che portò la Germania a divenire uno dei paesi più democratici del Globo (a mio dire, è la repubblica più democratica d’Europa).

L’aliquid novi dell’evento occorso qualche giorno fa risiede nel fatto che, contrariamente alla deposizione dei grandi dittatori della storia, quella di Trump è avvenuta senza alcuna necessità di ricorrere alla violenza: gli Statunitensi, infatti, vi han provveduto utilizzando l’arma più innocua che esista, ossia le elezioni democratiche.

Ebbene sì, cari Lettori: votare consapevolmente può rivelarsi un autentico contributo alla riscrittura della storia.

Nutrendo profonda stima nei confronti di Biden, son certo che questi, Democratico non solo a parole, risolleverà le sorti di un grande paese che sino a qualche giorno fa trovavasi sull’orlo di un profondo burrone.

Non va trascurato, poi, che, congiuntamente al Capo dello Stato, viene eletto anche colui che ne farà le veci: per la prima volta, nella storia degli Stati Uniti, è stata scelta una donna per ricoprire la carica in parola.

Anche questa è una svolta significativa, dal momento che la concezione retrograda della realtà balenante in taluni individui di sesso maschile fa creder loro di esser superiori alle donne.

Nulla di più falso, cari Lettori; anzi, secondo una celebre massima popolare (una delle poche in cui è legittimo credere), è proprio il Gentil Sesso a possedere più giudizio: son sicuro che la neo-vicepresidente, Kamala Harris, profonda il massimo dell’impegno nel promuovere le pari opportunità e la lotta alla discriminazione all’interno degli USA, specialmente in taluni Stati Federati del Sud (tra cui il Texas, la Florida, e via discorrendo).

Sarà vera gloria? Lo auspico con fervore. Intanto mi limito a dire good luck, Mr. President!

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