Cultura

Per il “Giorno della Memoria” non poteva mancare il capolavoro di Spielberg “Schindler’s List”

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Napoli, 25 Gennaio – Il “Giorno della Memoria” è quel giorno che viene ricordato ogni anno e corrisponde al fatidico momento in cui la 60^ armata sovietica abbatte i cancelli dell’inferno di Aushwitz. Il 27 gennaio del 1945, le velleità naziste vengono annichilite dall’Armata Rossa che, dopo un’ultima battaglia, non lontano da Cracovia, riesce a salvare migliaia di prigionieri stipati nei campi di concentramento. Intorno alle 15 i sovietici trovano la desolazione, l’ignominia umana allo stadio più crudele, la morte inspiegabile di innocenti, i forni crematori per attuare la soluzione finale, resti umani che fanno da cornice ad uno scenario desolante e di inimmaginabile squallore.

Questo giorno, nel corso del tempo, ha consolidato la speranza comune di ricordare l’olocausto ed ha assunto anche un significato simbolico circa la fine della persecuzione del popolo ebraico. Ebbene, nel mese di gennaio, quando ci si avvicina alla data fatidica, tante sono le testimonianze dei sopravvissuti, tanti sono i documentari che ci proiettano nel campo di Aushwitz, facendoci attraversare quella scritta beffarda sul cancello principale: “Arbeit macht frei – Il lavoro rende liberi”. Molti i film che ci accompagnano emotivamente e che ci fanno rivivere quei terribili istanti, ma, secondo il mio parere, il capolavoro di Spielberg “Schindler’s List”, rappresenta un’opera di straordinaria veridicità e non a caso i premi Oscar che ha ricevuto la pellicola, testimoniano senza dubbio alcuno l’accostamento delle scene a quella probabile drammaticità degli orrori nazisti e a quel sentimento di solidarietà e di libertà vissuto dagli operai di Schindler.

La “lista rappresenta la vita” ed è questa frase che pronuncia il contabile ebreo Itzhak Stern (Ben Kingsley), che rappresenta il significato più profondo del nobile gesto di Oskar Schindler, interpretato da un magnifico Liam Neeson. Anche l’interpretazione dell’attore Ralph Finnes nei panni del disumano nazista Amon Goeth, comandante del campo di sterminio, è stata grandiosa nella sua crudeltà, facendoci comprendere le atrocità derivate dal potere assoluto nei confronti di esseri umani, annientati dalla paura e dalle violenze. Il film biografico sulla vita di Schindler è senza dubbio uno spaccato drammatico e storico di quegli anni, e il maestoso Steven Spielberg, ha saputo raccontare con la sua esperienza, con le tante comparse e le impressionanti riprese, la sua verità molto emozionante e commovente. Il film narra di un imprenditore nazista ambizioso che, attraverso le amicizie di ufficiali tedeschi e utilizzando fondi di facoltosi ebrei, riesce a far aprire una fabbrica di stoviglie sfruttando il momento bellico e le richieste provenienti dai reparti militari. L’aiuto del contabile ebreo è fondamentale per la riuscita del suo progetto di arricchirsi sfruttando gli ebrei stessi come manodopera a basso costo.

L’arrivo del nuovo comandante del campo di concentramento, con gli ordini superiori di eliminare il ghetto di Cracovia, ostacola gli affari di Schindler e così, l’imprenditore è costretto a convertire la produzione da stoviglie a munizioni. In questa fase il “nazista” Oskar si ravvede, per aver assistito alla crudeltà e alle uccisioni degli ebrei da parte dei suoi connazionali ed inizia, con l’aiuto dell’amico contabile, ad aiutare i suoi operai al punto di spendere tutti suoi averi per “comprarli”. Il finale è commovente perché, prima di fuggire dalla sua fabbrica per non essere catturato dai sovietici, i suoi operai scrivono una lettera, firmata da tutti, nella quale sono riportate tutte le buone azioni operate da Schindler per salvarli dai tedeschi. La colonna sonora di John Williams, splendida e penetrante, ha ricevuto l’Oscar come migliore colonna sonora. Anche il direttore della fotografia, Janusz Kaminski, ha vinto il premio Oscar: l’effetto bianco e nero del film, con le quattro scene a colori sono di una originalità impressionante.

L’opera ha ricevuto nel complesso ben 7 premi Oscar su un totale di 12 nomination: miglior film, miglior regia, migliore sceneggiatura, migliore fotografia, migliore scenografia, miglior montaggio e migliore colonna sonora. Dopo tanti anni dall’uscita del film, Spielberg spiega perché è ancora rilevante: “Penso che si stia rischiando di più oggi che all’epoca. Quando l’odio collettivo organizza e diventa industrializzato, allora si arriva al genocidio. Dobbiamo tenerlo più seriamente in considerazione ora rispetto a quanto avremmo dovuto fare una generazione fa. Non avrei mai potuto immaginare, basandomi sulla storia, che il pubblico avrebbe tollerato quella quantità di violenza, umani contro umani, o inumani contro umani. Nessuno avrebbe pensato che il film avrebbe incassato dei soldi “.

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