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Omaggio a Kobe Bryant e alla Pallacanestro

Napoli, 29 Gennaio – Anche l’italianissimo e colto Presidente della Repubblica, On. S. Mattarella, all’Università del Sannio, di Benevento, ha ricordato la figura del campione di Basket Kobe Bryant, che si è formato nelle scuole italiane e lascia una delle 4 figlie, viventi, di nome Capri. Il 41enne giocatore di basket Kobe Bryant, ex stella dei Los Angeles Lakers, ha perso la vita insieme alla figlia 13enne in un tragico incidente. Era a bordo del suo elicottero privato, precipitato mentre stava dirigendosi alla Mamba Academy, l’accademia di basket fondata dal campione, per una mattinata di allentamenti insieme alla figlia. In Italia il basket è la pallacanestro. Basket, in lingua inglese, sta per basketball. L’origine del Basket è statunitense, nel Massachusetts, a Springfield nel 1891, grazie all’idea del prof. di Educazione fisica canadese nonché medico James Naismith. Dalla fine del 1800, il basket si è diffuso in tutto il mondo, grazie all’attività propagandistica della Federazione Internazionale Pallacanestro, fondata nel 1932. È uno sport olimpico dalla XI Olimpiade, che si tenne a Berlino. Al prof. Naismith gli venne chiesto di trovare uno sport che potesse tenere in allenamento durante la stagione invernale i giocatori di football in alternativa agli esercizi di ginnastica. Il basketball vide la luce il 15 dicembre 1891, regolato da tredici norme, con un cesto appeso alle estremità della palestra del centro sportivo e squadre composte di un numero variabile di giocatori. Il 15 gennaio si disputò la prima partita della storia della pallacanestro, fra due squadre di nove giocatori: terminò 1 a 0 grazie al canestro di William Richmond Chase. Il nome del gioco fu coniato da uno degli allievi di James Naismith, Frank Mahan, dopo che l’inventore aveva rifiutato di chiamarlo Naismithball. Il 15 gennaio 1892 Naismith pubblicò le regole del gioco: è la data di nascita ufficiale della pallacanestro. Il canestro fu applicato all’altezza della tribuna, come canestro usavano un cesto di vimini e quando la palla entrava si usava una scala per riprenderla. Lo sport divenne popolare negli USA in brevissimo tempo, cominciando subito dopo a diffondersi in tutto il mondo, attraverso la rete degli ostelli YMCA. Nel 1895, il gioco era già ben consolidato anche in diverse scuole superiori femminili. Negli anni che precedettero la prima guerra mondiale, la Amateur Athletic Union e la Intercollegiate Athletic Association degli Stati Uniti (precursore della NCAA) si rivaleggiavano per imporre un proprio regolamento. In quegli anni anche la stessa YMCA, sebbene in principio era stata la maggior promotrice del gioco, incominciò a scoraggiare la pallacanestro in quanto stava diventando troppo turbolento e lontano dai primi propositi. Per fortuna altre società sportive dilettantistiche, college e club professionali colmarono quel vuoto continuando a diffondere e promuovere il gioco. La prima lega professionistica, la National Basketball League, fu costituita nel 1898 per proteggere i giocatori dallo sfruttamento e per promuovere un gioco meno aggressivo e rude (tale lega durò solo 5 anni). Il 9 febbraio 1895, fu giocata la prima partita intercollegiale 5 contro 5 tra la Hamline University e la School of Agriculture, che era affiliata all’Università del Minnesota. La School of Agriculture vinse la partita con il risultato di 9–3. E’ uno sport di squadra in cui due formazioni di cinque giocatori ciascuna si affrontano per segnare con un pallone nel canestro avversario, secondo tante regole prefissate e con un punteggio che varia dalla posizione di tiro. La gara viene disputata da due squadre composte da cinque giocatori ciascuna. Ogni squadra dispone inoltre di un numero di riserve che può variare da 5 a 7 (a seconda dei campionati) che possono sostituire senza limitazioni i giocatori titolari ed essere a loro volta sostituite.

Un giocatore che è stato sostituito può in ogni caso ritornare in campo in sostituzione di un compagno di squadra. Solo nei casi in cui ad un giocatore vengano assegnati 5 falli (6 falli in NBA) o venga espulso egli non può più giocare la partita e deve essere obbligatoriamente sostituito. Quindi, anche se si verifica molto raramente, è possibile che in campo una o entrambe le squadre abbiano meno di cinque giocatori e che il numero di essi non coincida. In tal caso, contrariamente ad altri sport, per es. il calcio, il numero minimo di giocatori in campo è molto basso e pari a due; nel caso una squadra, per falli o incidenti dei giocatori, ne abbia solamente uno a disposizione, non avrebbe a chi passare la palla al momento di effettuare una rimessa, e la partita termina con la vittoria della squadra avversaria; cosa peraltro ancora più eccezionale. Lo scopo di ognuna delle due squadre è quello di realizzare punti facendo passare la palla all’interno dell’anello del canestro avversario (fase offensiva) e di impedire ai giocatori dell’altra squadra di fare altrettanto (fase difensiva). Il passaggio della palla da pallacanestro a un compagno è estremamente importante e deve essere effettuato entro 5 secondi, se la palla viene raccolta con due mani. La difesa, infatti, cercherà di intercettare la palla anticipando i giocatori senza la palla, per evitare o rendere difficile la ricezione di un passaggio da parte del compagno. A seconda dei casi, la palla può essere passata con un passaggio teso al petto,schiacciato a terra, a pallonetto, oppure in modi anche più spettacolari, come facendola passare dietro la schiena. Ogni partita dura 40 minuti suddivisi in 4 periodi di 10 minuti di gioco effettivo ciascuno (12 minuti nella NBA per un totale di 48 minuti), suddivisione che precedentemente era di 2 periodi da 20 minuti. Tra il 2º ed il 3º periodo viene effettuato un intervallo che va dai 10 ai 20 minuti. Alla ripresa del gioco le squadre devono scambiarsi il campo, mentre negli altri casi l’intervallo è solamente di 2 minuti (senza il cambio del campo). Ogni squadra per completare un attacco ha 24 secondi di tempo, se non ci riesce il possesso passa alla squadra avversaria. I 24 secondi vengono ripristinati ogni qualvolta la palla cambia di possesso; se invece la squadra che attacca è nuovamente con la palla in mano dopo che essa ha toccato l’anello di ferro, il cronometro si riporta a 14 secondi. Nel caso ci sia un fallo o un’infrazione di piede, se sono rimasti 13 secondi o meno il cronometro viene riportato a 14 secondi. Se invece il tempo di gioco è maggiore di 14 secondi, si prosegue il conteggio. Tale regola fu inventata dall’italo-americano Danny Biasone. La squadra vincente della partita è quella che ha realizzato il maggior numero di punti alla fine del 4° periodo di gioco. In caso di parità la gara si prolunga di altri 5 minuti (tempo supplementare) e in caso di ulteriore parità si procederà ad oltranza con altri tempi finché una delle due squadre non è in grado di schierare 2 giocatori perché gli altri hanno commesso 5 falli o sono stati espulsi o sono infortunati. In quasi tutte le competizioni cestistiche vengono assegnati 2 punti a chi vince e 0 punti a chi perde, ma nelle competizioni per nazionali vengono assegnati 2 punti alla vincente ed 1 alla perdente. L’assegnazione di 1 punto alla squadra perdente nelle nazionali è legata al fatto che, nel caso una squadra non si presentasse sul campo di gara, oltre a perdere la partita a tavolino, otterrebbe automaticamente una penalizzazione di un punto in classifica.

Nella pallacanestro il pareggio è impossibile; in caso di parità alla fine dei tempi regolamentari si fanno tempi supplementari ad oltranza, a meno che la parità si verifichi alla fine del tempo regolamentare in una competizione ad eliminazione diretta con gare di andata e ritorno. Durante i primi cinque decenni dell’evoluzione della pallacanestro, vi erano tre ruoli che un giocatore poteva ricoprire. In campo, infatti, c’erano: due guardie, due ali ed un centro. Il basket fu aggiunto al programma olimpico in occasione delle Olimpiadi di Berlino nel 1936 (anche se vi era stato precedentemente un torneo di pallacanestro durante le Olimpiadi di St. Louis nel 1904, non riconosciuto ufficialmente dal CIO). In quell’occasione, Naismith consegnò La medaglia d’oro agli USA, che sconfissero in finale il Canada. Nel 1946 nacque negli USA la National Basketball Association (NBA), con lo scopo di organizzare le squadre professionistiche e rendere Lo sport più popolare. Nel resto del mondo, la diffusione si incrementò con la nascita della Federazione Internazionale Pallacanestro nel 1932. In Europa, la pallacanestro ebbe una particolare risonanza e soprattutto l’Unione Sovietica fu lo stato che riuscì a competere a livello internazionale alla potenza degli USA. Nelle competizioni ufficiali le partite di pallacanestro vengono solitamente giocate al coperto in grandi impianti multidisciplinari detti palazzetti dello sport, il cui soffitto deve essere ad una altezza di almeno 7m dal campo di gioco. In passato, era consentito giocare in campi all’aperto, ma ormai è quasi ovunque vietato per gli incontri ufficiali. Il campo di gioco è un rettangolo largo 15 metri e lungo 28 (con deroghe per i campi più piccoli già esistenti e solo per competizioni locali e il regolamento FIBA prevede un minimo di 14 metri di larghezza e 26 metri di lunghezza) con il pavimento in legno (obbligatorio per le competizioni più importanti),gomma o sintetico delimitato da linee. Le linee devono essere larghe 5 centimetri e ben visibili, possibilmente bianche. La linea perimetrale delimita il campo senza farne parte. Attorno deve esservi una zona larga almeno 2 metri priva di ostacoli (comprese le panchine dei sostituti delle due squadre). All’interno del campo, ci sono altre linee, tracciate con lo stesso colore e larghe sempre 5 cm.

I suoi legami con l’Italia erano tanti e significativi. Nato nel 1978 a Philadelphia era figlio d’arte, del pivot Joe “Jellybean” Bryant, che oggi ha 65 anni e negli anni Ottanta giocò per ben sette stagioni in Italia per molteplici squadre. È dal padre che deriva il legame di Kobe, da bambino, con l’Italia. Quando aveva sei anni, la famiglia si trasferì a Rieti e poi a Reggio Calabria, Pistoia e Reggio Emilia, la città preferita del giovanissimo Kobe. Che giocava a pallacanestro ma anche a calcio – la sua squadra era il Milan – per poi però dedicarsi anzitutto al basket al rientro negli Usa in estate, dove eccelse. Bryant entrerà nella Hall of Fame con la classe del 2020. Lo ha annunciato il presidente della Hall of Fame, Jerry Colangelo. Insieme al fuoriclasse dei Los Angeles Lakers anche Tim Duncan e Kevin Garnett. “Dovrebbe essere la classe più epica di sempre con Kobe, Tim e Kevin. Kobe sarà ricordato nella maniera in cui merita di essere ricordato”, ha detto Colangelo. In Italia la Fip ha disposto un minuto di silenzio su tutti i campi e in ogni categoria nelle gare dell’intera settimana: “Un piccolo ma sentito e doveroso gesto per onorare la vita e la memoria di Kobe Bryant, campione assoluto che ha sempre avuto nel cuore il nostro Paese”. Il Comune di Reggio Emilia ha deciso di intitolare a Bryant la nuova piazzetta che si affaccia su Via Guasco, la strada del palazzetto dello sport, di recente riqualificata. Negli USA a Los Angeles in una giornata nebbiosa si è verificato il mortale incidente, in elicottero sulla collina di Calabasas, che ha causato la perdita di Kobe Bryant, della figlia Gianna Maria Onore e di altre sette persone a bordo.

 

Luigi Pace (Laureato magistrale in Scienze e Tecniche dello Sport, Università di Verona)


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