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Napoli, Teatro Augusteo: Veronica Pivetti sul palcoscenico con la proposizione “Viktor und Viktoria”

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Napoli – Veronica Pivetti è Victor oppure Vittoria nell’interpretazione della commedia “VIKTOR und VIKTORIA”. Una commedia che, nella sua narrazione, riserva vasto spazio alle musiche di scena. Un testo liberamente ispirato all’omonimo film del 1933 di Reinhold Schunzel.  Un riferimento che non è quello di Blake Edwards datato1992. La versione originale di Giovanna Gra. La Regia di Emanuele Gamba. Gli interpreti sono gli attori: Giorgio Lupano e Yari Guglucci, e con Pia Engleberth, Roberta Cartocci, Nicola Sorrenti. Le Scene sono di Alessandro Chiti i Costumi di Valter Azzini, Luci di Alessandro Verazzi le Musiche originali e arrangiamenti di Maurizio Abeni.  Sul palco del Teatro Augusteo di Napoli, Veronica Pivetti si è cimentata nell’insolito doppio ruolo di Viktor/Viktoria, nato sul grande schermo e per la prima volta sulle scene nella sua versione originale. Sullo sfondo di una Berlino anni ‘30, l’attrice ci racconta una storia piena di equivoci, cambi di sesso, di persona e d’intrecci sentimentali senza esclusione di colpi: il mondo dello spettacolo non è sempre abbagliante come si crede.

 

 Quando la crisi colpisce, anche gli artisti devono aguzzare l’ingegno per sbarcare il lunario. Viktoria, ingegnosa cantante disoccupata, si finge Viktor e conquista le platee. Il suo fascino androgino non poteva che scatenare curiosità e sospetti. Non mancano battute di spirito e divertenti equivoci.  Sullo sfondo è una società bigotta e superficiale, sempre pronta a giudicare dalle apparenze. La Berlino degli anni ‘30 fa da sfondo a una vicenda che, con leggerezza, arriva in profondità. La scena della Berlino weimariana, che in poco più di un decennio divenne l’icona della modernità!  È vero che vi era anche inflazione, miseria, ma anche un pubblico eclettico, stravagante che gozzovigliava inconsapevole di fronte all’incombente apocalisse.

 

Una Metropoli dai molti seguiti, scenario eccentrico dell’epoca. Berlino era la Babilonia tedesca che Joseph Roth approfondì nei suoi scritti per il giornale Frankfurter Zeitung offrendo un singolare e ancor oggi vivacissimo affresco di quel periodo. Per Franz Hessel, la città era inafferrabile perché “sempre in procinto di trasformarsi e mai adagiata nel suo ieri”. La trama è sì raccontata: In una Berlino stordita prima dai fasti e poi dalla miseria della repubblica di Weimar, un’attrice proveniente da lontano, Susanne Weber, in scena è Veronica Pivetti, approda in città ridotta dalla fame e in cerca di lavoro teatrale. In scena cadono pochi finti fiocchi di neve; Il freddo, la miseria le ha congelato le speranze. Nulla è rimasto illeso; l’imprevisto avviene. L’incontro con un compagno di lavoro, attore, Vito Esposito, ruolo affidato a Yari Gugliucci, immigrato italiano, sembra trasformare la vita. Mentre la città, sull’orlo del baratro, subisce i temperamenti delle nascenti forze nazionalsocialiste di Hitler, in lotta con gli esponenti dell’estrema sinistra, Susanne e Vito vivono, fanno esperienza, negli eccessi della vita weimeriana. La coppia condivide fame, scene e battute, identità.  Ed è per proprio per l’impoverita ditta che Susanne si abbandona agli eventi e diventa Viktor und Viktoria, cioè un acclamato e affascinante “en travesti”. Per ottenere meglio l’effetto, esser credibili, vi è bisogno di un’aggiunta: un colorato, strambo e stravagante fallo di cotone che diventa, ironicamente, la personificazione del loro segreto. Viktor und Viktoria è inneggiato in tutti i palcoscenici d’Europa. Una brillante compagnia miete successi, capitanata dalla sarcastica Baronessa Ellinor Von Punkertin interpretata da Pia Engleberth, in cui spiccano Lilli Shultz, buffa e bionda ballerina di fila di cui Vito è innamorato (Roberta Cartocci); e un attrezzista dai modi bruschi, Gerhardt (Nicola Sorrenti).

 

Tornati a casa per l’ultima, recita, un incontro fatale con il fascinoso conte Frederich Von Stein, personaggio interpretato da Giorgio Lupano, accarezzerà e scalderà il cuore fin allora gelido di Susanne. Mentre a Berlino la situazione politica degenera impetuosamente, la nostra protagonista sarà costretta a fare le sue scelte, emotive e di vita, stando attenta a non tradire mai Vito, l’amico indissolubile.  Il conte ormai è padrone irreversibilmente del suo cuore. L’epilogo è a sorpresa; un attore sale in scena dalla platea; in palcoscenico si materializza quello che è un atto di accusa. L’attore è in divisa dell’epoca hitleriana come testimonia la sua svastica cucita su di un braccio della divisa. La scena pone inquietanti interrogativi; non solo un’opera a carattere, di ambiente storico ma d’attualità che pone domande di riflessione, di dinamica esistenziale comune a diverse epoche; la storia dell’umanità che si preparava a sua insaputa a un conflitto mondiale, nel caso specifico, sintetizzata in una sequenza! 

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