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LET’S SHARE MORTADELLA!

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Napoli, 16 Maggio – Qualche istante prima che suonasse l’allarme della mia sveglia, il mio sonno è stato interrotto da un forte garrito di gabbiani; ve ne erano diversi stormi nel cielo di Pozzuoli, ma la meta cui ambivano era comune: stavano recandosi al porto per consumare insieme i gustosissimi prodotti del Golfo.

Questo mi ha fatto ricordare una delle scene iniziali del capolavoro di Luis Sepùlveda, intitolato “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare”, in cui i pennuti dalle zampe palmate, riuniti in stormi provenienti da diversi paesi, si lanciano in picchiata verso la foce dell’Elba per condividere uno dei loro piatti preferiti: le deliziose specie che dimorano nelle acque Amburghesi.

Appena salito a bordo della metro, ho dato un’occhiata fugace a Facebook, ove ho trovato un post -condiviso da un mio amico- che annunciava la visita di alcuni ragazzini Londinesi in una scuola media di Bologna per vivere un’esperienza unica con i propri coetanei Emiliani, magari (questa è una mera ipotesi) gustando qualche fetta del salume Felsineo per eccellenza, ossia la mortadella.

Qualcheduno potrebbe chiedersi per quale recondito motivo io stia annotando tutte queste chiacchiere sulle pagine di un quotidiano; orbene, lasciate che vi spieghi  cosa mi ha spinto ad operare il paragone tra i gabbiani ed i ragazzi. Potrebbe apparire strano, ma sia i primi sia i secondi hanno molte cose da insegnarci.

A differenza dei passeri, che spesso vivono in profonda solitudine (Leopardi docet), gli uccelli marini migrano in gruppo, condividendo il pescato esattamente alla stessa maniera in cui i componenti di una famiglia sono soliti spartirsi la pietanza oggetto del proprio convito.

Anche molti ragazzi, mercé l’impegno profuso dai loro insegnanti, vanno -grazie a Dio, c’è da dire- controcorrente rispetto al resto dei propri simili, molti dei quali, animati da profondo odio oltreché da brame di prevalenza nei riguardi del Prossimo, si comportano in maniera tale da porre in secondo piano le esigenze e la dignità degli altri consociati solo perché “diversi”.

A Bologna, invece, gli alunni hanno accolto calorosamente i loro ospiti, aggiungendo loro quel “posto a tavola” che molti di noi (in primis la classe politica) tendono a negare, facendo credere ai Concittadini che l’isolarsi sia la soluzione migliore ai problemi del Paese.

Come ho scritto stamani in un commento al post de quo, children are the future (It.: i bambini sono il futuro): costoro, pur essendo piccoli………hanno un cuore decisamente più grande rispetto a persone che, pur credendosi “esperte”, sono in realtà degli inetti.

Cari Lettori, vogliamo crescere? E allora seguiamo l’esempio di questi piccoli uomini!

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