Attualita'

La Gelosia tra Opera e Realtà

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Napoli, 18 Settembre – A differenza della maggior parte dei miei coetanei, preferisco di gran lunga la musica classica a quella popular: sin dalla tenera età nutro una gran passione per l’opera lirica (in particolar modo per i capolavori di Mozart e Rossini), al cui ascolto dedico la maggior parte di ogni mia giornata. Molti potrebbero chiedersi per quale recondita ragione io non faccia convergere le mie energie verso i miei studi, la mia famiglia, l’aiuto degli studenti cui impartisco lezioni, ma “sprechi” il mio tempo con le cuffiette nelle orecchie; orbene, a questi ipocriti -termine per nulla offensivo, giacché deriva dalle parole Greche hypò (sotto) e krìno (giudicare), quindi assume oggidì il significato di “persona che giudica dal basso”, ovverosia che simula atteggiamenti esemplari che, in realtà, non gli si addicono affatto- sono solito replicare che l’ascolto della classica (in generale) e dell’opera lirica (in particolare) è d’ausilio alla mia concentrazione durante la mia attività di ricerca ed allo stesso tempo fa aumentare il mio zelo, cosicché l’impegno da me profuso nelle attività sopra menzionate sia effettivamente studium, vocabolo Latino da rendersi nella nostra lingua, appunto, con termini “zelo”, “amore”, “diligenza”, “impegno”.

Ma il ruolo giocato dai drammi in musica nella vita quotidiana non si esaurisce qui: premesso che il testo (in campo operistico suolsi parlare di “libretto”) e le note costituiscono fuor di dubbio una realtà inscindibile, ciò induce ad affermare che la musica è un vero e proprio linguaggio con il quale è possibile parlare al cuore; tale linguaggio va poi interpretato dai diretti interlocutori, tra i quali si rivela d’uopo annoverare non soltanto i personaggi che interagiscono tra loro (ad esempio in un duetto), ma anche -e soprattutto- gli ascoltatori.

Qualche giorno fa, mentre ero intento a stendere la mia dissertazione di laurea, ho ascoltato la “Carmen” di Georges Bizet dopo averne letto attentamente il libretto in traduzione Inglese la sera prima (non capisco un’acca di Francese, lingua in cui l’opera è stata scritta): trattasi di uno dei melodrammi che prediligo, giacché la vicenda da esso narrata si rivela essere……abbastanza attuale (al pari di quella dell’ “Otello” di Giuseppe Verdi), specie per quanto attiene alla scena finale in cui Don Josè, militare Spagnolo innamorato della protagonista (la Carmencita), scopre la tresca di quest’ultima con l’imbattibile matador Escamillo; sentendosi tradito ed in preda all’indignazione, il brigadiere (che per amore di Carmen aveva disertato) estrae dalla sua cintola un pugnale per conficcarlo dritto nel cuore della donna, che muore all’istante.

Qualche istante dopo aver terminato l’ascolto dell’opera, leggo sulla versione online de “La Repubblica” che una giovane di sedici anni, tale Noemi, era stata uccisa dal suo fidanzato: a far divampare le fiamme è stata ancora una volta quella scintilla che chiamasi gelosia, frutto di quella passione malevola (della quale ho avuto modo di parlare nei miei precedenti scritti) che induce l’essere umano a tramutare il sentimento dell’amore in quello del più profondo odio nei riguardi della persona cui precedentemente voleva bene.

Il significato di tutto ciò risiede non solo nella fragilità della condizione umana, ma anche nell’ipocrisia: la persona gelosa è al contempo pericolosa, giacché vi è alta probabilità che essa perda la ragione e commetta azioni che non avrebbe mai posto in essere; ma la differenza con il folle risiede nel fatto che il geloso è sovente (ma, attenzione, non sempre!) conscio di ciò che fa: egli agisce in virtù della propria ipocrisia. Prima di giudicare qualcheduno o di compiere un’azione siamo invitati a riflettere (invito che rivolgo anzitutto a me stesso): un giudizio avventato od un’azione istintiva sono suscettibili di far scoppiare addirittura una guerra!

 

 

 

 

 

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