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CARENZE DI CALCIO

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Napoli, 7 Novembre – Napoli-Manchester City: fuor di dubbio la sfida più attesa da tutti gli appassionati di calcio, al di là dei colori della sciarpa dei singoli, dal momento che le due squadre trovansi attualmente in testa alle classifiche dei campionati nazionali in cui militano.
A distanza di sei giorni dal match, vinto dagli Inglesi per quattro reti a due, mi ritorna in mente uno spiacevole episodio verificatosi nei pressi del  lungomare Partenopeo poche ore prima del fischio d’inizio gara: tre tifosi del City son stati avvicinati e poi aggrediti da un “branco” composto da quattro sostenitori Azzurri assetati di violenza; vano si è rivelato il tentativo, da parte del titolare d’un ristorante sito in via Cesario Console (in cui i Britannici s’erano nel frattempo rifugiati), di placare gli animi, dal momento che anche costui, Napoletano D.O.C., è rimasto ferito.
 
Non è la prima volta che, in occasione di una partita importante o decisiva, avvengono fatti simili: basti pensare al dì in cui alcuni ultras dell’undici Olandese del Feyenoord (che rappresenta la città di Rotterdam) devastò la fontana secentesca della “Barcaccia” -sita a Roma, in Piazza di Spagna, e frutto del progetto dei celebri architetti Pietro Bernini e suo figlio Gian Lorenzo- ed aggredì gli agenti di polizia ivi intervenuti, oppure a quanto accaduto allo stadio “Giuseppe Meazza” di Milano il sei maggio duemilauno, quando alcuni tifosi dell’Inter (squadra per cui tengo sin dalla fanciullezza) lanciarono uno scooter –il cui ingresso nello stadio era sfuggito agli stewards, nel frattempo impegnati nell’apertura dei cancelli degli altri settori dell’impianto- dalla Curva Nord poco prima del fischio finale del match contro l’Atalanta.
 
Coloro che si danno a gesti di tal genere non sono certo da considerarsi tifosi di calcio, quanto piuttosto persone dedite alla violenza, risiedendo l’unico fine delle loro azioni nel cagionare del male al Prossimo, “reo” di vestire una maglia od una sciarpa dei colori del club “rivale”: queste persone, cari Lettori, non hanno la minima idea di cosa sia realmente il giuoco del calcio. Ciò è dimostrato dal fatto che la maggior parte degli ultras, nel corso degli incontri, tutto fa tranne guardare la partita, talvolta impedendo anche agli altri sostenitori presenti nel loro settore (ma non appartenenti ad alcun gruppo di tifoseria organizzata) di assistervi in santa pace –mi riferisco principalmente ai bandieroni sventolati di continuo da questi finti tifosi-.
 
Anche a me scappa qualche parolaccia durante le partite dell’Inter, spesso nei momenti in cui la squadra si trova in svantaggio o non gioca come i fans (quelli veri) vorrebbero, od ancora nel corso dei Derby della Madonnina che vedono di fronte l’undici Meneghino in nerazzurro e quello in rossonero; ma se si è veri sportivi, al momento del fischio finale…….bisogna considerare tutto terminato, anche in caso di sconfitta dei propri beniamini (in situazioni del genere, lo ammetto, un po’ di rabbia ovviamente resta), e l’unica cosa da fare è stringere la mano ai propri avversari. La sola arma contro la violenza va dunque identificata nel rispetto non soltanto per gli avversari, ma anche –e soprattutto- per la diversità e per il giuoco: solo così sarà possibile rendere ancor più bello uno sport già di per sé meraviglioso.   

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