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Calcio e terroni: non solo sport ma anche discriminazione geografica

Napoli, 2 Agosto – Ebbene si, ad oltranza si reitera l’epiteto “terrone”, proprio nel mondo del calcio che rappresenta senza dubbio lo sport più amato dagli italiani. Esso non è solo un momento di distensione, di tifo, di aggregazione, di appartenenza ai colori della propria squadra, ma anche un palcoscenico per manifestare le proprie assurde convinzioni discriminatorie e ferire “l’avversario di turno” colpendolo alle radici, al cuore. Ieri, a Napoli, al termine dell’ultima gara di campionato di serie A tra Napoli e Lazio, l’allenatore dei partenopei Gennaro Gattuso si è scagliato verso il collaboratore laziale Adriano Bianchini dicendogli a voce alta: “Terrone? Vieni a dirmelo in faccia terrone di m….”.

Fortunatamente è intervenuto a sedare la lite il Dirigente laziale Tare, il quale ha abbracciato e calmato l’allenatore calabrese. Gattuso ai microfoni di Sky ha poi rilasciato le seguenti parole: “Oggi meritavo l’espulsione, ho fatto un pò di caciara. Ci siamo detti qualche parola di troppo, ho esagerato e penso che alla fine la partita l’hanno fatta incattivire anche le panchine.Ho sbagliato. Momenti come questi, soprattutto nel calcio, si sentono sovente quando una squadra del Sud si sposta al Nord per gareggiare oppure semplicemente quando l’imbecille di turno che abita al Nord  ritiene di offendere un campano, un calabrese o un siciliano, probabilmente perché si sente superiore proprio per un retaggio ingiustificabile che il Mezzogiorno porta con se da lustri. Un esempio lampante che ha portato strascichi notevoli è sicuramente il discorso dell’ex Direttore Feltri durante la nota trasmissione di Giordano “Fuori dal Coro” del 22 aprile 2020, quando definì “inferiori i meridionali.

Ancora nel calcio, hanno fatto discutere le parole del Team Manager dell’Atalanta Mirco Moioli, il quale si è espresso in tal senso nei confronti di un tifoso napoletano: “Testa di c…, terrone del c…..”. Per questi insulti razzisti sono poi giunte le scuse del Sig Moioli: Mi scuso per l’espressione usata nei confronti di questo pseudo tifoso. Mi scuso per non essere stato in grado di mantenere la calma di fronte alle accuse gravi ed infamanti di questo signore che, evidentemente, aveva preparato la provocazione. Non mi sto giustificando, sono consapevole di aver sbagliato, anche nei confronti dell’Atalanta“. Ma ci chiediamo cosa sia un terrone e perché venga utilizzato per discriminare il Sud. Ebbene, questo epiteto indica l’origine di una classe servile legata alla terra. Già nella metà del XX secolo questo termine è stato utilizzato come dispregiativo in Italia Settentrionale per etichettare i meridionali in un periodo dove erano crescenti le migrazioni al Nord. Il terrone, nella Campania Felix era colui che lavorava la terra, oppure un latifondista. L’utilizzo del termine con valenza offensiva nei confronti del meridionale, ha indubbiamente rivestito un’importanza dagli effetti negativi al pari di altri termini come villano e cafone.

Anche la Corte di Cassazione, Sez. V Sentenza del 21-11-2011, n. 42933 ha ritenuto giustamente pronunciarsi riconoscendo l’intento discriminatorio di colui che ha proferito tale termine e l’ha condannato a risarcire la persona offesa per danni morali, confermando una sentenza di un Giudice di Pace di Savona. Ma la cosa che spaventa sia per l’ignoranza che spinge il soggetto a pronunciare tale offesa, che per la visione ristretta e poco oculata dello stesso individuo è sicuramente l’accostamento che si fa della parola terrone a caratteristiche negative come la scarsa voglia di lavorare, al disprezzo per condizioni igieniche precarie e la maleducazione. Ritengo invece, che essere “terrone” significa amare la Madre Terra, amare le proprie origini anche quelle disagiate per poi emergere, significa possedere un senso di appartenenza che va oltre all’umano pensiero, significa avere un cuore che pulsa il sangue della terra. Chi scrive è un terrone, fiero di essere napoletano e orgoglioso di una terra che ha dato i natali a molti illustri personaggi.

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