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ANDIAMO AL MASSIMO!

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Napoli, 1 Marzo – Considerata l’avversità delle condizioni meteorologiche e dei conseguenti disservizi occorsi alla circolazione dei mezzi adibiti al trasporto pubblico, l’altro ieri non mi son recato in ufficio come di consueto. Ciò malgrado, però, ho lavorato altrettanto intensamente al calore del focolare domestico, stante la vastità della mole di impegni cui ero tenuto ad adempiere entro la fine della giornata. Sì, il mattino, come i nostri conterranei son soliti affermare, ha “l’oro colato in bocca”, dal momento che le energie a propria disposizione sono decisamente superiori in quell’arco di tempo che va dalle otto del mattino allo scoccare delle tredici.
 
Come ogni dì (quando mi è possibile), una volta terminato di pranzare mi son concesso un’oretta di siesta, riflettendo intensamente su una tristissima ed al contempo irritante realtà che, ohimè, affligge le persone versanti in stato di particolare bisogno: trattasi dell’usura, prevista come reato dall’articolo 644 del Codice Penale.
Le condotte integranti tale illecito, però, vengono sovente taciute alla Giustizia, vuoi dalle persone informate sui fatti vuoi da quelle cui la stessa ha creato nocumento: il motivo principale che spinge a far ciò, miei cari Lettori, risiede non solo nella paura, bensì anche nel senso di sfiducia che i più nutrono nei confronti del nostro sistema giudiziario.
 
Qui a Napoli, però, la lotta all’usura sta andando avanti sin dalla seconda metà degli anni Novanta, grazie al progetto portato avanti dal sacerdote Gesuita Massimo Rastrelli, salito in Cielo due giorni fa, durante l’orario di controra. Il suo merito sta nell’essere andato controcorrente rispetto alla moltitudine, facendo venire a galla la verità ed invocando l’intervento dell’Autorità Giudiziaria a sostegno di quelle famiglie che, non riuscendo a tirare avanti sino al termine del mese, riponevano la propria fiducia in delinquenti travestiti da benefattori.
 
A queste famiglie Padre Massimo dava conforto e ristoro, non soltanto impegnandosi a trovar loro sistemazioni dignitose ed aiutandone i membri a re-inserirsi nel mondo del lavoro, ma anche -e soprattutto- proclamando il Vangelo illustrandone ogni capitolo con parole comprensibili ed esempi, attività che lo ha visto occupato fino al momento in cui ha esalato l’ultimo respiro qui in terra (ciò anche con l’ausilio dei social network, in particolare di Facebook, ove è possibile rinvenire il suo ultimo post, pubblicato ieri l’altro). 
 
Carissimi Lettori, le azioni benevole compiute da Padre Massimo rappresentano per ciascuno di noi un invito a non seguire la massa, ad andare controcorrente, anche laddove ciò dovesse rivelarsi altamente pericoloso; ciò tanto nella lotta alla delinquenza -prendendo il partito dei deboli e degli emarginati-, quanto nell’uso dei social.
 
Dobbiamo quindi….andare al massimo (per dirla con Vasco Rossi), spiegando le nostre vele in direzione della legalità: al giorno d’oggi è impensabile che in uno stato sociale di diritto prevalga ancora la legge del più forte, la quale ultima, in quanto risultato di puntigli, è ben lungi dal soddisfare le esigenze comuni.
 

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