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A QUEL SERVIZIO

Napoli, 2 Luglio – Molti Italiani, specie nel Mezzogiorno, sono dell’opinione che svegliarsi presto per prendere un treno sia un dramma; già, perché chiunque desidera o’cocc ammunnat e ‘bbuon (lett.: “l’uovo montato e buono”), ossia che ogni cosa si confaccia ai propri puntigli, inclusi i turni di lavoro e le rimpatriate in famiglia o tra amici.

Ringraziando Iddio, però, vi sono anche passeggeri (incluso il sottoscritto) che amano destarsi di buon mattino, specialmente nel periodo estivo, per godere di quella tranquillità che la vita di routine non è in grado di garantire appieno.

Questa mattina, dopo aver dormito placidamente senza alcuna interruzione sino alle sei, mi son recato alla stazione ferroviaria di Praja-Ajeta-Tortora per raggiungere la vicina città Lucana di Maratea -anch’essa molto ambita dai turisti-, dalla cui stazione ferroviaria mi son imbarcato su un treno Intercity, in modo tale da arrivare a Napoli più celermente ed in condizioni decisamente più confortevoli.

Come di consueto, ho acquistato un biglietto di prima classe: qualche vizio l’ho anche io, ma son sempre stato un patito di treni; ma, al momento dell’arrivo, il personale di bordo mi ha informato che l’unica carrozza di prima era fuori servizio per malfunzionamento dell’impianto di climatizzazione (non è certamente una novità qui al Sud), quindi son stato invitato a sistemarmi in un vagone effettuato con materiali di seconda classe. Non mi si fraintenda: in seconda non si viaggia certo male, ed il classismo non si addice certo al sottoscritto; ma ogniqualvolta acquistiamo un titolo di viaggio -attraverso qualsiasi canale autorizzato- concludiamo un contratto di trasporto con il vettore, il quale si impegna ad offrire al passeggero determinati servizi -quelli da lui selezionati-, indi ha l’obbligo di vigilare acciocché questi ultimi possano essere effettivamente garantiti: mi riferisco principalmente a quel fatidico controllo dei materiali rotabili, che andrebbe effettuato qualche oretta prima dell’orario di partenza, ma che il più delle volte viene posto in secondo piano da chi di dovere con l’intento di “accelerare le operazioni”.

Per poter “ricucire” il Paese, carissimi Lettori, occorre assolutamente operare diversi investimenti in quei settori (tra cui il trasporto, l’istruzione, et cetera) il cui contributo allo sviluppo dello stesso si rivela ogni giorno determinante (o per lo meno dovrebbe esser così), evitando di sperperare i fondi pubblici in certe buffonate e -soprattutto- di negare l’approdo di esseri umani nei nostri porti soltanto perché “diversi”.

Esorto dunque coloro che occupano le poltrone dei dicasteri Italiani a non scaldare il proprio vellutato soglio, profondendo il debito impegno affinché le persone (non i soli Italiani!) si sentano a proprio agio nel proprio periodo di permanenza nella Repubblica, senza esser costretti a prenderla a quel servizio ogni sacrosanta volta.

 

Adriano Spagnuolo Vigorita 

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