Cultura

Padova, il Presidente della Repubblica e la Presidente del Senato ricordano gli 800 anni dell’Università Patavina

Padova, 19 Maggio –  Oggi a Padova c’è un ambiente sociale, economico e culturale più effervescente del solito. La Fiera campionaria ultrasecolare ha aperto i battenti da una settimana, i big locali dell’imprenditoria padovana sono in piena competizione elettorale amministrativa per confermare o rinnovare la carica di Sindaco, Giunta e Consiglieri comunali, e, infine, stamane giunge il Presidente della nostra Repubblica, On. S. Mattarella, per onorare gli 800 anni di esistenza attiva dell’Università di Padova, in compagnia della seconda carica dello Stato, già prof.ssa universitaria a Padova, On. E. Casellati. Uno dei media locali titola l’avvenimento celebrativo universitario ”Studio, valori e libertà”, mentre nel portale istituzionale culturale si riporta, tra l’altro, i Dipartimenti d’eccellenza non pochi sul totale riconosciuti dal Ministero Università e Ricerca, Mur.

Sono ben 29 dei 32 dipartimenti dell’Università di Padova a essere inclusi nella lista pubblicata dal Mur selezione dei 180 dipartimenti d’eccellenza dei 350 migliori dipartimenti delle università statali italiane ammessi a competere per il quinquennio 2023-2027. L’Ateneo di Padova è così, tra gli atenei statali italiani, quello che annovera il maggior numero di Dipartimenti abilitati a partecipare alla selezione nazionale, con ben 20 di loro al primo posto con il massimo valore ISPD=100 ed i rimanenti 9 con valori ben sopra a 90, a fronte della soglia minima di 73 che consentiva l’ingresso nei 350. Questo risultato ribadisce la posizione di preminenza dell’Università di Padova nel panorama delle grandi Università italiane e rafforza le ambizioni di successo nella imminente selezione. La graduatoria è stata predisposta da ANVUR sulla base dell’Indicatore Standardizzato di Performance Dipartimentale (ISPD), calcolato a partire dai risultati della valutazione della qualità della ricerca (VQR) 2015 – 2019. «Venti dipartimenti che raggiungono la vetta, in Italia, nelle loro discipline, ventinove che soddisfano i requisiti per diventare “d’eccellenza”: non sono semplici cifre, ma la rappresentazione tangibile di quanto la ricerca nel nostro ateneo sia di altissimo livello – afferma Daniela Mapelli, rettrice dell’Università di Padova –. C’è grande felicità e orgoglio nel poter dire che si tratta del miglior risultato fra tutti gli atenei, ma c’è soprattutto un profondo senso di riconoscenza per donne…».

La Prof.ssa Mapelli è la prima rettrice donna dell’Università dia 8 secoli, un record come lo fu quello della prima donna laureata al mondo a fine 1600, Elena Lucrezia E. Cornaro, figlia di un nobile veneziano a cui neanche il cardinale potè opporsi alla novità di donna laureata anche se sacrata. L’università di Padova ha un’Associazione di ex studenti denominata latinamente Alumni alla quale mi onoro di appartenere per aver frequentato post laurea, 2 corsi di perfezionamento in Ingegneria del Territorio ed Ecologia Umana Internazionale per un consorzio di 8 università europee. Come ricordò il rettore precedente, nel presentare l’Alumno, vicentino di nascita, Federico Faggin (fisico, laureato a Padova nel 1965 con il massimo dei voti, e migrato nella Silicon Valley da decenni, che tenne una interessante e non provinciale conferenza  nell’Università patavina) molte università estere si contornano di Associazioni culturali mentre in Italia non avviene ancora. L’ambiente del Veneto ha un’università pilota che è quella patavina, resa più eccellente dalla Repubblica Serenissima dopo l’annessione dei Carraresi di Padova del 1405. A Padova insegnarono valenti personalità mondiale come il padre del metodo scientifico Galileo Galilei dal 1592 al 1610, ma pure Giordano Bruno, che proveniva da Nola e dall’Università di Napoli, meno antica di 2 anni di quella di Padova, ma statale perché voluta dal potere di Federico II: re plurilinguista e colto, chiamato da molti “stupore del mondo”.

Le università hanno promosso la diffusione della cultura tra generazioni, ma anche promosso l’evoluzione del suddito a cittadino, artefice del proprio ambiente anche se fino a prima del boom economico italiano 1953/73 e Veneto 1953/79 chi frequentava l’Università era dei ceti abbienti e nobiliari. Sull’evoluzione del cittadino ho delineato anche il ruolo svolto dall’Università di Padova con il saggio avente per titolo Canale di Pace, Amazon,libri.it L’Università di Padova non appare maestosa come in altre parti d’Europa, ma le sinergie tra imprenditoria locale e la ricerca universitaria non son poche né trascurabile come altrove in Italia.“Universa universis patavina libertas”, è il motto che caratterizza da sempre l’Università di Padova, e anche lo spirito di libertà di cultura e di espressione che spinse un gruppo di studenti  a fuggire quasi dall’Università di Bologna per essere meno legati, forse, alle ingerenze papaline. Padova dunque ha un’Università meno ossequiosa del potere e del sapere già costituito e lo ha dimostrato nel corso dei secoli come nella lotta di liberazione al nazifascismo per la quale gli fu riconosciuta la medaglia d’oro, unica in Italia. 

Gli oltre 70 mila studenti universitari, caratterizzano sempre più la città studentesca, che pure accoglie oltre 30 mila immigrati, di cui oltre 10 mila dalla Romania e 4 mila dalla Moldavia. La presenza di due ex professori universitari, che ricoprono la prima e seconda carica del nostro Stato è motivo d’orgoglio anche per gli Alunni dell’Università di Padova, che hanno studiato sia la Repubblica di Platone che precedenti e successivi studiosi che affermavano ”La Repubblica è la peggiore forma di governo, ma non ne esistono forme migliori”. Si tratta di migliorarla anche ottemperando all’art. 4 costituzionale: ”La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”.

Giuseppe Pace

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