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VNL – Il commento della tre giorni di Eboli, 9800 risposte all’inutile quesito: la Campania c’è!

3800 presenze nei primi due giorni e poi i 6000 con il Brasile: la Campania risponde presente al fianco dell’Italvolley

Eboli, 15 Giugno – Non c’è cosa peggiore del pregiudizio. Batte tutto, forse anche la cattiveria. Approcciare ad un qualcosa con l’idea di possedere a prescindere già tutte le risposte è il male assoluto che tende a mistificare la realtà. Quando poi si prova a mistificare ciò che non è mistificabile, allora l’assunto si complica ulteriormente. Breve parentesi per parlare della Volleyball Nations League di Eboli. Si, avete capito bene: Eboli. Niente Hong-Kong, Rotterdam, Lincoln e compagnia cantando, ma Eboli. Piccolo centro cilentano (30mila abitanti circa) dove nella storia, si narra, si sia fermato Cristo terrorizzato dall’idea di dover e poter andare oltre, più a sud. Eboli nell’immaginario collettivo è sempre stato il confine tra l’Italia e il profondo sud, quello arretrato, sottosviluppato, ignorato e finanche dimenticato.

Eboli era una sfida lanciata da Fipav e Fipav Campania per tornare a lavorare sul territorio promuovendosi con lo spettacolo più grande: la nazionale. Ad Eboli e dintorni hanno soggiornato e si sono perfettamente integrate e divertite, le nazionali femminili di Italia, Brasile, Belgio e Thailandia. Ad Eboli si è celebrato l’ultimo atto di qualificazione della Volleyball Nations League che ha visto l’Italia del CT Mazzanti mancare la qualificazione alla Final Six ma battere sonoramente Thailandia e Belgio per poi regalare a tutti una serata magica contro il Brasile. A Eboli, se consentite, è stato compiuto un miracolo in cui nessuno forse credeva.

Ma veniamo al dunque, al nocciolo vero della questione, al cuore del discorso: la partecipazione di pubblico. Pochi, mosci, infastiditi, inconsapevoli, impossibilitati per motivi geografici a raggiungere la meta. Ipse dixit. I 3500 spettatori complessivi dei primi due giorni avevano fatto urlare al flop, alla miopia federale, all’arte del voler male la pallavolo. Il tutto senza considerare alcune fondamentali aspetti:

  1. Si giocava di martedì, mercoledì e giovedì (FOLLIA!!!)
  2. Si giocava con la consapevolezza quasi matematica che l’Italia non si sarebbe qualificata alla Final Six
  3. A Eboli la pallavolo mancava da oltre 14 anni e il PalaSele andava rivisto (volendo essere buoni)

Pazienza, perché dopo le prime due giornate di rodaggio è arrivato il giorno di Italia-Brasile e come per magia ogni dubbio è stato spazzato via. 6000 spettatori festanti sugli spalti. Una gioia smodata, un calore unico, un abbraccio totale tra pubblico e atlete per un match che ha scandito il successo di un evento che in corso d’opera qualcuno, che non ha neanche avuto la correttezza di raccontare dal vivo fino alla fine, ha subito etichettato come un fallimento. La Campania ancora una volta ha risposto a modo suo dimostrando che non ha importanza dove, quando e contro chi si gioca, perché l’amore per la maglia azzurra è sconfinato e porta migliaia di appassionati a percorrere km anche di giovedì per diventare “Part of the game” come recita lo slogan della Volleyball Nations League. Giocare a Eboli non è stato un “favore” politico. Giocare a Eboli non è stato un errore. Giocare a Eboli non è stato quello che i mistificatori vogliono intendere.

Giocare a Eboli è stata la sfida di un intero popolo che ha vinto! Merito delle quattro nazionali ammirate in campo (grazie Italia, mercì Belgio, obrigado Brasile, ขอบคุณ Thailandia), merito dei circa 100 volontari che hanno sudato, sgobbato, pianto e si sono arrabbiati quasi piegati dal dolore della fatica, merito del Comitato Territoriale di Salerno che dal oltre tre mesi ha lavorato notte e giorno a questo evento, merito del C.R. della Fipav Campania che ha dato tutto e forse più per questa sfida, merito del comune di Eboli che ha assecondato e supportato ogni richiesta strutturale, morale ed economica, merito alla Fipav che ha messo in campo tutte le professionalità in suo possesso per fare da collante tra FIVB e territorio, merito degli sponsor che hanno dato linfa e sostanza a questa impresa, e merito di un gruppo di folli che ogni anno prova ad alzare l’asticella per fare della Campania sempre più un polo gioioso della pallavolo italiana.

9800 volte grazie. Noi siamo ancora qua, come nella celebre canzone pronti per una nuova impresa, pronti a riprovarci, pronti a dimostrare che la grande pallavolo può e deve essere portata ovunque ci sia passione. Nei grandi centri, per carità, ma anche e soprattutto laddove la fiammella va riaccesa. Proprio come accaduto negli ultimi tre giorni al PalaSele, il grande gigante vecchio e malconcio che dormiva tornato a risplendere e gioire come non accadeva da troppo!

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