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Viaggia con circa due anni di ritardo…

Napoli, 23 Settembre – La stagione autunnale è ormai alle porte: l’avvento della seconda metà del mese in corso ha segnato la fine di una calura protrattasi per quasi novanta giorni ed avvertita in maniera particolare da quei Cittadini che han dovuto lavorare anche durante il periodo estivo. Tra costoro son da annoverarsi non soltanto gli assistenti bagnanti o gli insegnanti privati (chiamati sempre più frequentemente in soccorso, rispettivamente, di bagnanti in pericolo e studenti con sospensione del giudizio in determinate discipline), ma anche -ed in particolar modo- i membri del personale di bordo delle varie aziende ferroviarie.

La “calura” che sta letteralmente soffocando questi ultimi dura da circa due anni, precisamente dalla sera in cui una gang di Latinoamericani assaliva Carlo Di Napoli, capotreno di Trenord in servizio sul Regionale Milano-Rho, “reo” di aver richiesto loro di esibirgli il titolo di viaggio del quale erano sprovvisti; l’aggressione è poi culminata con un colpo di machete sferrato all’impiegato da uno dei Latinos. Gli effetti si son rivelati più gravi del previsto, dato il taglio netto: il giovane ferroviere ha rischiato di perdere completamente l’uso del braccio sinistro, ma grazie allo zelo profuso dai sanitari ed alla passione di Carlo per il proprio lavoro, le cose sono andate fuor di dubbio meglio. A distanza di sei mesi circa (non vorrei sbagliarmi) dall’accaduto, le principali testate nazionali (prima tra tutte “Il Giorno”) comunicano l’avvenuta guarigione del capotreno Foggiano, rendendo altresì nota la decisione del Comune di Milano di insignire lui ed il suo collega Riccardo Magagnin (che, all’udire le urla del giovane, era venuto in suo soccorso, pur non trovandosi in servizio) dell’Ambrogino d’Oro duemilaquindici, precisamente dell’attestato di civica benemerenza.

Da quella fatidica serata il numero dei ferrovieri vittima di aggressioni ad opera di passeggeri irrispettosi del regolamento di viaggio. Non è questa la sede appropriata per narrarle tutte, ragion per cui mi limiterò ad illustrare quanto accaduto nell’ultima, verificatasi nella stazione di Prato Centrale lo scorso diciotto settembre: una capotreno di trent’anni ha chiesto a due passeggere di mostrarle il titolo di viaggio; essendone sprovviste, l’impiegata ha intimato loro di dichiarare le rispettive generalità, affinché ella potesse redigere il verbale di contravvenzione ad esse indirizzato; ma la reazione delle due viaggiatrici s’è rivelata una vera e propria bestialità: le suddette hanno picchiato e spinto rudemente la ferroviera, fratturandole il setto nasale ed una costola.

Quanto verificatosi a Prato ha suscitato la mobilitazione dei sindacati dei ferrovieri Toscani, i quali hanno indetto uno sciopero unitario di otto ore (dalle nove alle diciassette) per il dì successivo al tragico evento in segno di solidarietà nei riguardi della sventurata collega.

Ma le Istituzioni? Ad avviso di chi scrive -che non di rado si serve dei collegamenti ferroviari per motivi sia personali sia di lavoro o studio-, la quiescenza delle stesse è durata decisamente troppo! Stando a quanto riportato dalla versione online del quotidiano “La Repubblica” (aggiornata alle diciannove di iersera), le associazioni sindacali e le Ferrovie sono (direi finalmente!) giunte ad un accordo che prevede la dotazione ai membri del personale di bordo di micro-dispositivi di sicurezza, da tenere nascosti sulla giacca, a mo’ di spilla; e quando il ferroviere avvertirà una situazione di pericolo a bordo del treno ove egli presta servizio, potrà provvedere, mediante un semplice click, all’accensione della microcamera: in tal modo risulterà possibile riprendere ogni particolare in diretta, volto dell’aggressore incluso.

Ma chi riceverà questo segnale? Semplice: gli agenti di Polizia! Avendo questi ultimi una convenzione per poter viaggiare gratis a bordo treno, al momento della salita dovranno essere muniti di un’applicazione (pre-installata sul proprio smartphone) per ricevere la richiesta d’aiuto inoltrata dagli impiegati ferroviari.

Per ora quella della micro-camera resta un’ipotesi (sia pur molto concreta), ma costituirebbe indubbiamente un rimedio efficace contro il fenomeno delle aggressioni ai danni dei membri del personale di bordo treno. Questi ultimi hanno però inoltrato ai Ministeri dei Trasporti e dell’Interno una richiesta di ulteriori misure di sicurezza, prime tra tutte la predisposizione di un unico numero telefonico per tutte le Forze dell’Ordine da chiamare in caso di emergenza e l’inflizione del Daspo nei confronti dei viaggiatori violenti.

A questo punto sorgerebbe spontaneo il seguente quesito: e il denaro necessario dove si andrebbe a pescare? La soluzione è più semplice di quanto si possa pensare: anzitutto andrebbe portato a termine l’investimento relativo al sistema dei tornelli, cercando di garantirne la presenza e l’effettivo funzionamento in tutte le stazioni della rete ferroviaria nazionale; ma i suddetti dovrebbero essere attivi anche in uscita (come nelle stazioni ferroviarie Britanniche ed in quelle della metropolitana di Milano), in modo da indurre i passeggeri ad acquistare i titoli di viaggio e conservarli sino all’uscita dalla stazione di arrivo, pena l’inflizione di una sanzione amministrativa consistente nel pagamento della tariffa base con maggiorazione, il cui ammontare andrebbe determinato mediante un monitoraggio a circuito chiuso che tenga conto degli orari e delle categorie dei vari treni che effettuano fermata in una determinata stazione.

Forse un esempio servirà a chiarire le idee: sono le diciannove e ventuno minuti, ora in cui nella stazione di Praja-Ajeta-Tortora  (Calabria) è previsto l’arrivo di un Intercity proveniente da Roma, ed il costo del titolo di viaggio da Roma a Praja (tariffa base di seconda classe) ammonta a quarantasei euro; il treno si ferma, i viaggiatori scendono ed uno di essi vien sorpreso dall’addetto ai tornelli senza biglietto valido; l’agente (anch’egli provvisto di micro-camera) dovrà allora applicargli una sanzione pari al prezzo del biglietto di seconda (dalla stazione da cui il treno proviene, anche nel caso in cui la persona sia salita a Napoli o Salerno) maggiorato di una certa percentuale. Per far ciò andrebbero installate telecamere anche sui marciapiedi (ed in molte stazioni sono già presenti), in modo da individuare il treno di cui l’evasore si è effettivamente servito (anche con l’ausilio degli agenti di Polizia), determinando così l’ammontare della sanzione.

Ma così facendo……i soldi accumulati non sarebbero sufficienti a soddisfare anche le richieste dei capitreno: per tal ragione sarebbe d’uopo incentivare i Cittadini a servirsi del treno mediante la vendita di un numero maggiore di biglietti promozionali, specie per coloro che prediligono i canali di acquisto online (le offerte di Trenitalia, di questi tempi, non sono da ritenersi convenienti, giacché l’azienda -come tutte le compagnie di trasporto- tende a privilegiare i passeggeri avanti nell’età, facendo assurgere ad indicatore soltanto quest’ultima, e non fattori quali lo status di studente, la disoccupazione, la ricerca di prima occupazione e, last but not least, il reddito).

Questo permetterebbe un notevole aumento della clientela ferroviaria, quindi più entrate per l’azienda che gestisce il servizio, garantendo al contempo quella maggiore sicurezza voluta dai capotreno.

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