Attualità

UNIVERSITATES HODIE

Napoli, 31 Maggio – Essendo fortunatamente riuscito a terminare una serie di lavoretti prima che scoccassero le tredici, ho colto l’occasione per andare a pranzare a casa, in modo da potermi concedere anche una mezz’oretta di siesta finalizzata al recupero delle energie.

Pur avendo discusso la mia dissertazione di laurea cinque mesi or sono (o forse più), non ho tuttavia gettato nel dimenticatoio gli anni della goliardia: il ricordo di questi ultimi rimane ancora vivo nel mio cuore e nella mia mente, dal momento che all’università ho imparato non soltanto il contenuto di pesantissimi tomi, ma anche (ed in particolar modo) a relazionarmi con le persone in determinate situazioni, considerando che realtà giuridica e vita quotidiana vanno (da sempre) a braccetto.

Con mio sommo rammarico (ed in virtù del dovere morale su di me incombente in veste di divulgatore) mi tocca porre in risalto le condizioni disastrose in cui versa attualmente il sistema universitario del Bel Paese, frutto di una pluralità di fattori che hanno praticamente distrutto quanto messo su dai grandi sovrani ed intellettuali del Medioevo. Uno di questi va fuor di dubbio individuato nella palese brama di popolarità di alcuni lavoratori afferenti agli Atenei, in particolar modo del personale facente capo alle cattedre delle varie discipline: mentre sino a qualche decennio fa l’attività di professori e ricercatori era improntata a formare lo studente sì da renderlo pronto ad affrontare la vita in maniera attiva e con spirito critico, ora invece non pochi professori ed assistenti ardono dalla brama di divenire popolari, la qual cosa li induce a scrivere libercoli dal contenuto incomprensibile e non di rado stracolmi di panzane (di cui, peraltro, vanno fieri).

Al giorno d’oggi la carriera universitaria in Italia è diventata una mission (almost) impossible, dato che spesso ad accedere alle cattedre sono i “figli di papà”: così facendo si violano quei principi di meritocrazia e buon andamento dell’amministrazione molto cari al Costituente.

Ma la responsabilità di tale degrado non è da ascriversi ai soli addetti alla didattica, dal momento che anche il personale amministrativo e, non da ultimo, la componente studentesca han lasciato lo zampino: le file chilometriche in uffici disorganizzati (i cui responsabili, anziché prenderne le redini, scaldano le loro poltrone dinanzi ai computer), servizi igienici con porte completamente imbrattate da goliardi qualunquisti che scrivono una miriade di stupidaggini e sconcezze (ad indirizzo dei professori e persino dei colleghi, “rei” di avere un credo politico diverso dal loro) sono soltanto alcuni segnali del degrado del nostro sistema accademico.

M’auguro che il prossimo Governo (ammesso che si formi!) si adoperi acciocché le cose cambino in positivo, altrimenti, da “primi della classe”,  rischiamo di divenire (giustamente, direi) lo zimbello dell’Europa….persino in ambito scientifico.  

 

Adriano Spagnuolo Vigorita 

 

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