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Una nuova pandemia iniziata in Cina, potrebbe riverificarsi nel 2020 d. C. sul pianeta Terra e Napoli è sicura?

Napoli, 28 Gennaio – Nel 2020 d. C., con l’avanzamento delle conoscenze scientifiche biologiche e mediche, di cui disponiamo, non credo che una nuova pandemia virale si possa verificare sul pianeta che ci ospita da almeno 36 mila anni sia pure come sottospecie attuale “Homo sapiens sapiens”, che dal neolitico è divenuta stanziale ed ha addomesticato gli animali utili alla sua economia come galline, conigli, cani, maiali, cavalli, e cosi via. In Cina la cultura gastronomica è diversa da quella dell’Europa, là, si mangiano molto di più gli animali da cortile nonché insetti, crostacei e serpenti. Da un serpente pare si sia diffusa la malattia virale che sta impaurendo non solo 1,4 miliardi di cinesi ma anche gli altre 6 miliardi di individui della specie Homo sapiens sul nostrano pianeta Terra. Quando insegnavo in Romania visitai la Bucovina e i suoi splendidi monasteri di Stefano il Grande del XV sec.. Là fotografai la lapide di Veronica Micle, l’amante del noto poeta nazionale romeno Mihai Eminesco. Allego foto per la dedica pessimista della poetessa che ammaliò il grande Eminesco. A Napoli molti hanno timore del risveglio del Vesuvio, ma pochi, per non dire alcuno, ha timore di una pandemia possibile e forse abbassa la guardia più del necessario.

Ma tornando alla possibile pandemia d’importazione cinese, c’è da dire che il  quadro mondiale pandemico possibile non è rassicurante se si aggiunge il timore, per non dire il panico, che nell’immaginario collettivo cinese il dragone è il simbolo totemico della Cina, che non lo festeggia più quest’anno per il capodanno, al fine di prevenire la diffusione pandemica della strana malattia delle vie aeree respiratorie umane. La malattia, ancora misteriosa, pare che si possa diffondere da 2 metri di distanza del malato poiché quando una persona infetta tossisce, oltre mezzo milione di particelle virali possono essere diffuse nelle vicinanze, ma ciò vale per tutte le infezioni virali respiratorie.

Si immagini le conseguenze della diffusione dei coronavirus cinesi a Napoli metropoli con l’alta densità di popolazione della sua provincia e con l’unico aeroporto utilizzato, fatta eccezione per i più piccoli aeroporti di Salerno e Grazzanise con traffico limitato.

 

 

Mentre in Europa i rischi di propagazione appaiono con probabilità considerata moderata, in Cina sono già quasi 700 i casi accertati di polmonite da coronavirus. Data la poca specificità dei sintomi comuni dell’infezione da coronavirus è possibile effettuare test di laboratorio su campioni respiratori e/o siero. I coronavirus umani si trasmettono da una persona infetta a un’altra attraverso: la saliva, tossendo e starnutendo; contatti diretti personali (come toccare o stringere la mano e portarla alle mucose); toccando prima un oggetto o una superficie contaminati dal virus e poi portandosi le mani (non ancora lavate) sulla bocca, sul naso o sugli occhi; contaminazione fecale (raramente). A Napoli l’infezione non appare ancora, fortunatamente per ora, in alcun caso, ma il livello d’allerta deve essere mantenuto alto con le precauzioni del caso. Non esistono trattamenti specifici per le infezioni causate dai coronavirus e non sono disponibili, al momento, vaccini per proteggersi dal virus. La maggior parte delle persone infette guarisce spontaneamente. Tuttavia, spiega l’Iss, è possibile ridurre il rischio di infezione, proteggendo se stessi e gli altri, seguendo alcuni accorgimenti: lavarsi spesso le mani con acqua e sapone per almeno 20 secondi o con soluzioni alcoliche; starnutire o tossire in un fazzoletto o con il gomito flesso, utilizzare una mascherina e gettare i fazzoletti utilizzati in un cestino chiuso immediatamente dopo l’uso; evitare di toccare gli occhi, il naso o la bocca con mani non lavate; evitare contatti ravvicinati con persone che sono malate o che mostri sintomi di malattie respiratorie (come tosse e starnuti); rimanere a casa se si hanno sintomi; fare attenzione alle pratiche alimentari (evitare carne cruda o poco cotta, frutta o verdura non lavate e le bevande non imbottigliate); pulire e disinfettare oggetti e superfici che possono essere state contaminate. È possibile alleviare i sintomi assumendo farmaci per i dolori muscolari, articolari e la febbre. Dopo Wuhan, dalla quale si è diffuso il contagio, viene messa in sostanziale quarantena anche la vicina Huanggang, mentre a Ezhou sono sospesi i collegamenti ferroviari. Pechino cancella i festeggiamenti del Capodanno e chiude la Città Proibita. Salgono a 649 i casi di polmonite da coronavirus accertati in Cina e almeno 17 i decessi (25 secondo Sky News, cifra non confermata da fonti ufficiali). E, dopo Wuhan, dove si è diffuso il virus all’origine dell’epidemia di polmonite che ha colpito la Cina, anche altre due città nella provincia interna cinese dello Hubei vengono messe in sostanziale quarantena, per evitare il diffondersi del contagio. Intanto la città di Pechino ha annullato i festeggiamenti per il Capodanno, che quest’anno cade il 25 gennaio, e ha decretato la chiusura al pubblico della Città Proibita. La polmonite nella capitale cinese ha già provocato 22 casi accertati. Ma cosa sono i virus? Sono unità subcellulari che non possono vivere da sole, ma solo se parassitate in organismi completi. Esistono pertanto virus nei batteri, negli animale e nei vegetali, dove vivono utilizzando materiale organico per crescere e duplicarsi.

Essendo i virus più piccoli e meno noti, sono più difficili da diagnosticare e combatterli anche rispetto ai batteri: più facile sia diagnosticare che combatterli con gli antibiotici. I virus dunque non sono altro che piccolissimi organismi, non autonomi e incompleti, costituiti soltanto da DNA e proteine oppure RNA e proteine, questi ultimi si chiamano anche retrovirus. C’è anche da precisare che batteri, virus ed altri esseri viventi piccoli e grandi sono utili agli organismi, basta solo dire che i miliardi di batteri nel tubo digerente ci aiutano a sopravvivere aiutandoci a selezionare e digerire bene, guai se li uccidessimo: dopo una cura con antibiotici, infatti, il medico ci consiglia alimenti che aiutano a ripristinare la “flora” batterica intestinale. In Cina uno no più virus pare che abbia o abbiano causato l’inizio di una pandemia possibile. Si tratta di un’ampia famiglia di virus respiratori che possono causare malattie da lievi a moderate, dal comune raffreddore a sindromi respiratorie. Sono chiamati così per le punte a forma di corona che sono presenti sulla loro superficie. Cos’è il virus nato in Cina che sta preoccupando il mondo, tanto da portare il governo di Pechino alla decisione drastica di mettere di fatto in quarantena intere città? Il suo nome non è molto evocativo: 2019-nCoV, che sta per nuovo coronavirus. Un nome che però rimanda alle precedenti epidemie di patogeni “cugini”, Sars (2002-2003) e Mers (2012), di cui ormai sappiamo tutto. Mentre dell’attuale virus ancora si sa poco per non dire nulla.

È possibile però tracciarne un primo sommario identikit, individuando proprio gli aspetti comuni dei coronavirus. Si tratta, come si legge nel focus messo a punto dall’Istituto Superiore di Sanità, di un’ampia famiglia di virus respiratori che possono causare malattie da lievi a moderate, dal comune raffreddore a sindromi respiratorie. Sono chiamati così per le punte a forma di corona che sono presenti sulla loro superficie. I coronavirus sono comuni in molte specie animali (come i cammelli e i pipistrelli) ma in alcuni casi, se pur raramente, possono evolversi e infettare l’uomo per poi diffondersi nella popolazione. Un nuovo coronavirus è un nuovo ceppo di coronavirus che non è stato precedentemente mai identificato nell’uomo. I coronavirus umani conosciuti ad oggi, comuni in tutto il mondo, sono sette, alcuni identificati diversi anni fa (i primi a metà degli anni Sessanta) e alcuni identificati 40 e passa anni dopo come: 229E (coronavirus alpha), NL63 (coronavirus alpha), OC43 (coronavirus beta), HKU1 (coronavirus beta), e poi i più celebri, MERS-CoV (il coronavirus beta che causa la Middle East respiratory syndrome), SARS-CoV (il coronavirus beta che causa la Severe acute respiratory syndrome) e infine 2019 Nuovo coronavirus (2019-nCoV). I sintomi più comuni di un’infezione da coronavirus nell’uomo includono febbre, tosse, difficoltà respiratorie. Nei casi più gravi, l’infezione può causare polmonite, sindrome respiratoria acuta grave, insufficienza renale e persino la morte. In particolare: i coronavirus umani comuni di solito causano malattie del tratto respiratorio superiore da lievi a moderate, come il comune raffreddore, che durano per un breve periodo di tempo. I sintomi possono includere: naso che cola mal di testa tosse gola infiammata febbre una sensazione generale di malessere. A volte, inoltre, possono causare malattie del tratto respiratorio inferiore, come polmonite o bronchite. Questo è più comune nelle persone con preesistenti patologie croniche dell’apparato cardio-vascolare e/o respiratorio, e soggetti con un sistema immunitario indebolito, nei neonati e negli anziani. Altri coronavirus umani che hanno fatto il salto specie, come per esempio MERS-CoV e SARS-CoV, possono causare sintomi gravi. I sintomi della sindrome respiratoria mediorientale di solito includono febbre, tosse e respiro affannoso che spesso progrediscono in polmonite e circa 3 o 4 casi su 10 sono risultati letali. La storia recente ci informa che di pandemie l’Homo sapiens ne ha conosciute come la grande influenza o epidemia spagnola. Essa fu una classica pandemia influenzale, insolitamente mortale, che tra il 1918 e il 1920 uccise decine di milioni di persone nel mondo, la prima delle due pandemie che coinvolgono il virus dell’influenza H1N1. Essa arrivò ad infettare circa 500 milioni di persone in tutto il mondo, inclusi alcuni abitanti di remote isole del Pacifico e dell’Artico, provocando il decesso di 50-100 milioni (circa il 4% della popolazione mondiale dell’epoca). La letalità le valse la definizione di più grave forma di pandemia umana mondiale: causò più vittime della peste nera del XIV sec. La maggior parte delle epidemie influenzali uccide quasi esclusivamente pazienti giovani, anziani o già indeboliti; al contrario, la pandemia del 1918 uccise prevalentemente giovani adulti precedentemente sani. Sono state formulate diverse ipotesi possibili per l’alto tasso di mortalità di questa pandemia. Alcune ricerche suggeriscono che la variante specifica del virus avesse una natura insolitamente aggressiva. Un gruppo di ricercatori, recuperando il virus dai corpi delle vittime congelate, ha scoperto che la trasfezione negli animali causava una rapida insufficienza respiratoria progressiva e la morte attraverso una tempesta di citochine (una reazione eccessiva del sistema immunitario dell’organismo). Si è quindi ritenuto che le forti reazioni immunitarie dei giovani adulti devastarono il corpo, mentre un sistema immunitario più debole, riscontrabile nei bambini e negli anziani, provocasse una minor probabilità di un esito nefasto. Studi più recenti, basati principalmente su referti medici originali del periodo della pandemia, hanno rilevato che l’infezione virale stessa non era più aggressiva di qualsiasi altra influenza precedente, ma che le circostanze speciali (ospedali sovraffollati, malnutrizione e scarsa igiene) contribuirono ad una superinfezione batterica che uccise la maggior parte degli ammalati, in genere dopo un periodo prolungato di degenza. Inoltre, in Europa, il diffondersi della pandemia fu aiutato dalla concomitanza degli eventi bellici relativi alla Grande Guerra. In merito al focolaio infettivo varie sono le ipotesi sui luoghi d’inizio della pandemia “spagnola”. Allora, meno di oggi, destava allarme la malattia per il non ancora diffuso viaggiare globale dell’Homo sapiens, che potrebbe favorire l’espandersi della pandemia cinese. La spagnola pare che negli Stati Uniti, contea di Haskel, nel Kansas, sia stata osservata per la prima volta, nel gennaio 1918, spingendo il medico locale Loring Miner ad avvertire il l’U.S. Public Health Service. Il 4 marzo 1918, il cuoco della Albert Gitchell si ammalò a Fort Riliey, una struttura militare americana che all’epoca stava addestrando truppe statunitensi destinate a combattere nella prima guerra mondiale, facendo si che egli divenisse la prima vittima registrata dell’influenza. In pochi giorni, 522 uomini del campo riferivano di essere malati. Entro l’11 marzo 1918, il virus aveva raggiunto il quartiere Queens di New York. La mancata adozione di misure preventive tra marzo ed aprile fu poi, aspramente, criticata. Nell’agosto 1918, un ceppo più virulento apparve simultaneamente a Brest (in Francia), a Freetown in Sierra Leone  e a Boston negli Stati Uniti. Ma eccoci al punto di timore maggiore: alcuni studiosi hanno ipotizzato che l’influenza spagnola abbia avuto origine in Asia orientale. Claude Hannoun, il principale esperto dell’epidemia per l’Istituto Pasteur, affermò che probabilmente fosse un virus proveniente dalla Cina e che fosse mutato negli Stati Uniti vicino a Boston per poi diffondersi a Brest, in Francia, nei campi di battaglia dell’Europa, utilizzando i soldati alleati e marinai come principali diffusori. Egli, inoltre, prese in considerazione altre possibili ipotesi di origine, come la Spagna, il Kansas e Brest, ma non le ritenne verosimili. Lo scienziato Andrew Price-Smith pubblicò i dati presi dagli archivi austriaci, suggerendo che l’influenza ebbe origini precedenti, esordendo agli inizi del 1917 in Austria. Nel 2014, lo storico Mark Humphries del Memorial University of Newfoundland in Canada, ha evidenziato che lo studio di alcuni documenti da poco rinvenuti ha confermato che uno degli eventi collaterali della Grande Guerra, la mobilitazione di 96.000 lavoratori cinesi chiamati a prestare servizio dietro le linee britanniche e francesi suL fronte occidentale della Grande Guerra, potrebbe essere stata la fonte della pandemia. Nel rapporto, Humphries dimostra di aver trovato prove archivistiche di una malattia respiratoria che colpì la Cina settentrionale nel novembre del 1917 e che fu identificata un anno dopo dai funzionari della sanità cinesi come identica a quella “spagnola”. Un rapporto pubblicato nel 2016 sul Journal of the Chinese Medical Association non ha, tuttavia, riscontrato prove sufficienti del fatto che il virus del 1918 sia stato trasmesso in Europa attraverso soldati e operai cinesi provenienti dal sud-est asiatico. Invece, vennero evidenziate prove che il virus circolasse negli eserciti europei già da mesi, e forse da anni, prima dello scoppio della pandemia del 1918. Stanno tutti bene i 202 passeggeri e l’equipaggio del volo proveniente da Wuhan, atterrati all’Aeroporto di Fiumicino e sottoposti al controllo sanitario predisposto dal ministero della Salute. Lo conferma a Sky Tg24 Carlo Racani, direttore sanitario degli Aeroporti di Roma.

L’esito del controllo è stato immediato. Le autorità della città di Huanggang, non lontana da Wuhan, hanno indetto lo stop dei trasporti pubblici e la chiusura dei luoghi di ritrovo. Dalla mezzanotte di oggi, ora locale, si fermeranno le corse sugli autobus, anche a lunga percorrenza, e su rotaia, e verranno chiusi cinema e luoghi pubblici dedicati alla cultura, al turismo e all’intrattenimento. Chiuso fino a data da stabilirsi anche il mercato centrale della città, secondo quanto riporta la nota emessa dall’amministrazione locale. In tutti i punti di ingresso stradali della città, conclude l’amministrazione, che chiede la comprensione dei cittadini, verranno effettuati screening delle temperature. Ezhou, situata sul fiume Yangtze, vicino a Huanggang, non opererà più, dalla notte di oggi, trasporti ferroviari. Lo hanno comunicato le autorità locali della città, che conta oltre un milione di persone, anche se, almeno per il momento, non si segnalano ulteriori misure restrittive alla mobilità delle persone. Avevano dai 48 agli 89 anni 17 delle persone morte per il coronavirus che ha provocato l’epidemia di polmonite a Wuhan, nella Cina interna, e cinque di loro non avevano mostrato sintomi di febbre al momento del ricovero ospedaliero, ma presentavano altri sintomi, tra cui tosse, un senso di oppressione al torace e difficoltà respiratorie, riferisce la Commissione Nazionale per la Sanità cinese che ha reso noto il profilo sanitario delle prime 17 persone morte a causa del coronavirus. Delle 17 vittime, otto avevano più di 80 anni, due tra i 70 e gli 80, cinque erano 60enni, a cui si aggiunge un 50enne, oltre alla più giovane vittima, di soli 48 anni. Almeno nove di loro avevano condizioni pre-esistenti, tra cui il diabete, problemi alle coronarie e il morbo di Parkinson. Delle 17 vittime, 4 erano donne e il resto uomini, di cui il più anziano risulta un 89enne di nome Chen. L’uomo si era rivolto al medico il 5 gennaio scorso ed è deceduto 13 giorni dopo: prima di contrarre il coronavirus soffriva di iper-tensione, diabete e problemi alle coronarie, mentre la più giovane vittima, la 48enne di cognome Yin, soffriva di diabete e aveva avuto un infarto.  Quale dispositivo di monitoraggio è stato introdotto per questo virus a livello nazionale?

In Italia, è attiva una rete di sorveglianza delle gravi infezioni respiratorie acute (Sari) e delle sindromi da distress respiratorio acuto (Ards). La situazione è costantemente monitorata dal ministero, che è in continuo contatto con l’Oms e l’Ecdc, e pubblica tempestivamente ogni nuovo aggiornamento sul suo portale. Quale misura sanitaria specifica per i viaggiatori è stata avviata nel nostro paese?
L’Italia (aeroporto di Roma Fiumicino) ha tre voli diretti con Wuhan, e numerosi voli non diretti, il cui traffico di passeggeri dovrebbe aumentare in occasione del capodanno cinese. Come previsto dal Regolamento Sanitario Internazionale (2005) (Rsi), presso l’aeroporto di Fiumicino è in vigore una procedura sanitaria, gestita dall’Usmaf Sasn, per verificare l’eventuale presenza a bordo degli aeromobili provenienti da Wuhan di casi sospetti sintomatici ed il loro eventuale trasferimento in bio-contenimento all’Istituto nazionale malattie infettive Spallanzani di Roma. È in corso di rafforzamento la sorveglianza dei passeggeri dei voli diretti da Wuhan (e di ogni altro volo con segnalati casi sospetti di 2019 nCoV). Nei prossimi giorni i passeggeri in arrivo con questi voli saranno sottoposti in aeroporto al controllo della temperatura corporea.

I casi eventualmente positivi potranno subire ulteriori controlli ed eventualmente verranno posti in isolamento, con attivazione della sorveglianza per gli altri passeggeri a rischio. È stato predisposto materiale informativo da affiggere negli aeroporti per informare i viaggiatori internazionali. In Italia, purtroppo, non c’è una diffusa cultura scientifica, mentre lo è quella umanistica e tradizionale che alimenta facilmente le paure, i timori e i miti malefici. A Napoli però la cultura scientifica, grazie alla sua Università più antica, voluta dal colto Federico II, è spesso fucina di nuove scoperte, soprattutto nel recente passato, anche in Virologia. Intanto ho scritto questo articolo anche perché, non da molto tempo, ho pubblicato un saggio, con la collaborazione di mio figlio Luigi, che conosce meglio di me la Cina, dedicato alla “Cina e i cinesi in Italia”, edito online da leolibri.it

Giuseppe Pace (Naturalista, laureatosi all’Università “Federico II” di Napoli)



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