Attualita'

UN “ROSSO” ALLA VIOLENZA

Napoli, 28 Novembre – È ben noto che, al giorno d’oggi, diverse donne son vittima di abusi ed atti violenti da parte di uomini che, credendosi “grandi”, sono null’altro che delinquenti: essi, per dar sfogo alle proprie brame di cupiditas, pongono nel dimenticatoio la dignità del gentil sesso. Da diversi mesi sto avendo modo di leggere articoli di cronaca giudiziaria relativi a processi instaurati nei confronti di persone che hanno posto in essere condotte violente -tanto sotto il profilo fisico quanto in termini morali- nei riguardi delle donne: stupro, atti persecutori, percosse, scherno, frasi umilianti, et cetera, sono soltanto alcune modalità in cui si manifestano tali sevizie; ma, nonostante la vigenza di diverse norme a tutela di chi vien costretto a penare per mano di chi appartiene alla “feccia” della popolazione, nonché di quel principio di eguaglianza sancito dal Costituente, accade sovente che….i responsabili non vengono sanzionati in maniera adeguata.
Ma cosa determina tutto ciò? La risposta, cari Lettori, è tutt’altro che semplice, in considerazione del  carattere fortemente soggettivo della stessa: dal canto mio, l’impunità de qua è dovuta principalmente all’abilità di alcuni principi del foro in ambito penalistico, oltreché alla mancata diligenza di diversi giudicanti nell’esaminare i dettagli dei casi sottoposti al loro vaglio, cosa che li spinge frequentemente all’emissione di pronunzie lacunose e non foriere di giustizia nei confronti dei “deboli”; tuttavia, la colpa non è da ascriversi interamente ai tecnici del diritto, poiché anche l’ambiente scolastico e quello domestico – dai più considerati i “punti di partenza” dell’inserimento dei giovani nella società – stanno, per così dire, perdendo colpi: la maggior parte degli episodi in esame si consuma, difatti, tra le mura di casa (si pensi alle vicende che hanno visto protagonisti –stavolta in negativo!– , rispettivamente, i pugili Mike Tyson e Carlos Monzón) od addirittura all’interno delle aule di lezione (è il caso di una donna che, tentando di adempiere ai propri doveri di insegnante, è stata colpita in volto -credo- dal piolo di una sedia scagliatale da un suo alunno). E non va dimenticato che son quasi sempre i più giovani ad assistere in diretta -ed a malincuore- a queste scene brutali: questo particolare non va affatto trascurato, perché altrimenti si correrebbe il rischio di complicarne la crescita sotto il profilo della personalità.
La donna, resa da taluni oggetto di desideri perversi, è, in realtà, la colonna portante della nostra società: ella porta in grembo il futuro del Paese, ed il suo contributo all’interno del nucleo familiare -mediante il proprio lavoro professionale o domestico- non conosce paragoni, perché nessun essere umano di sesso maschile è, a parer mio, in grado di considerare tale impegno come una vera e propria missione orientata al progresso della comunità. 
Le donne -stando ad un noto detto popolare- hanno più giudizio degli uomini: rispettiamone la dignità, e traiamo frutto dal loro costante impegno al servizio di ognuno di noi!
Adriano Spagnuolo Vigorita 
Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a redazione@sciscianonotizie.it
Questo articolo è stato verificato dall'autore attraverso fatti circostanziati, testate giornalistiche e lanci di Agenzie di Stampa

image_pdfimage_print