Attualita'

Trasformare il SUD per trasformare l’ ITALIA

COSA DEVE DIRE IL PROGRAMMA DI POTERE AL POPOLO PER IL MEZZOGIORNO D’ITALIA.

 

Napoli, 31 Marzo – Il capitalismo del nostro tempo ha accentuato a dismisura il suo procedere per aree di (relativa) crescita produttiva e simmetriche aree di marcescenza e spreco degli esseri umani. Questo andamento incrocia, qui da noi, la questione meridionale e la modella in modo nuovo. I capitalisti e i funzionari del capitale – concretamente, i governi che si sono succeduti negli ultimi decenni – hanno voluto e vogliono il Sud come territorio che “lavora” i rifiuti, gli scarti del sistema, e perciò stabilmente caratterizzato da produzioni e luoghi degradati, con una quota enorme di persone destinate obiettivamente a marcire, con le produzioni destinate obiettivamente alla obsolescenza e con i rapporti interpersonali sempre più imbarbariti.

Noi la vediamo in modo opposto, e il Sud dell’Italia vogliamo farlo vivere come luogo realmente degno di essere vissuto.

E, per cominciare, diciamo con chiarezza che non si potrà avviare alcuna trasformazione effettiva nel Sud se non si bonifica la palude delle connivenze e dell’acquiescenza alle mafie. Vanno perciò sostenuti in tutti i modi la moralizzazione delle istituzioni e l’intervento di contrasto attivo alla criminalità organizzata, che avvelena, in senso anche letterale, troppe aree del Mezzogiorno e d’Italia. Al tempo stesso, respingiamo la regressione securitaria dei nostri ordinamenti e delle nostre pratiche di vita, che è quanto hanno proposto, con l’applauso della destra fascista, Minniti e il governo Gentiloni. La legalità e il rispetto delle regole non si impongono con gli stati d’assedio, ma moltiplicando i servizi sui territori. Le scuole, le strutture sanitarie, il reticolo funzionante dei trasporti pubblici, l’associazionismo, il volontariato: sono tutti punti che fanno barriera contro la criminalità organizzata e contro l’illegalità diffusa, allo stesso modo, e anzi molto di più, delle caserme dei carabinieri, dei commissariati di polizia e dei tribunali. Si vogliono più sicure le regioni meridionali? Allora la prima risposta è il lavoro; e la seconda sono i servizi sociali.

A fronte delle molte ferite del Sud, delle molte sofferenze che lacerano il suo tessuto sociale – dalla mancanza di lavoro alla pressione distruttiva delle mafie, dal degrado delle istituzioni alla insufficienza dei servizi di cura e previdenza, dall’incuria per il patrimonio culturale al disastro autentico in cui versano le infrastrutture, a cominciare dal trasporto pubblico – #Poterealpopolo si propone, in primo luogo, di rafforzare e generalizzare i presìdi di civiltà che esistono nelle città e nei piccoli centri. Se le istituzioni vogliono davvero fare qualcosa per il Sud comincino dando spazio (e spazi) alle strutture autorganizzate che producono mutualismo sociale, cultura critica e vertenze sui temi del lavoro, del reddito, dei diritti, dell’ambiente e dei beni comuni. Alle istituzioni nazionali e locali diciamo, in sostanza, che va sostenuto, senza restrizioni di bilancio, tutto ciò che contrasta frontalmente il degrado delle relazioni civili del Mezzogiorno.

Ma noi sappiamo fin troppo bene che non la spunteremo semplicemente sul piano della ragionevolezza delle proposte, che pure presenteremo ovunque in modo puntuale e partecipato. Battersi per difendere e moltiplicare i presìdi civiltà comporterà, invece, proprio una nuova stagione di lotte e di rivendicazioni, a partire dal reddito di cittadinanza per tutte e tutti e dalla difesa dei lavori che ancora ci sono nel nostro Sud, con riferimento alla funzione positiva della produzione e del lavoro come vincolo del tessuto sociale, e col lavoro e il reddito linearmente collegati ai diritti, alle competenze e all’ambiente: diritti da rispettare, competenze da valorizzare, ambiente da salvaguardare.
Così, per questo nostro Sud della precarietà e della marcescenza, i contenuti programmatici, i contenziosi che noi intendiamo aprire con l’insieme del blocco di affaristico e di potere dominante, sono quelli che rinviano linearmente all’“altro mondo possibile”, di cui parlava il “movimento dei movimenti” all’inizio di questo secolo.
In sintesi, noi proponiamo, per prima cosa, un piano straordinario per il lavoro che: a) difenda i luoghi della produzione dalla crisi ed avvii un loro sviluppo attraverso l’innovazione di prodotto; b) promuova nuove occasioni di lavoro, valorizzando le vocazioni territoriali ed incrementando i servizi pubblici; c) punti alla riqualificazione del patrimonio culturale e paesaggistico.

L’altro filone d’intervento lo proponiamo nella forma di alcuni provvedimenti urgenti di sostegno agli inoccupati e ai precari, a partire dal reddito garantito per i disoccupati e da concrete e urgenti agevolazioni per i trasporti e i fitti delle abitazioni, il tutto in un quadro di formazione continua, finalizzata all’inserimento lavorativo.
Ed infine prospettiamo un’opera complessiva di potenziamento dei servizi pubblici e di cura, a partire dalla sanità, e di risanamento ambientale, che riqualifichi gli spazi urbani, che tuteli i suoli e il manto forestale, che gestisca con società pubbliche l’insieme dei beni comuni, a partire dalla difesa dell’acqua potabile come bene pubblico, un concetto oggi nuovamente a rischio nonostante il referendum vinto.
Più in generale, noi consideriamo la trasformazione del Sud intimamente connessa alla trasformazione dell’Italia, e a tal fine rilanciamo anche nei territori meridionali la questione decisiva della riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, in direzione dell’obiettivo del “lavorare tutti, lavorare meno”: non solo lavorare meno per lavorare tutti, ma anche, e soprattutto, lavorare tutti per lavorare meno… e vivere di più.

Del resto, le lotte e vertenze specifiche rappresentano un aspetto della “progressione in avanti” nello scontro di civiltà che obiettivamente si determina nel Mezzogiorno d’Italia: uno scontro che comprende anche l’attività quotidiana delle scuole, dei servizi, dei trasporti, degli ospedali, delle associazioni…; che comprende, in breve, tutte le pratiche di lavoro e di vita finalizzate a contrastare il segno del degrado e, oltre il degrado, proprio l’attuale ristrutturazione capitalistica del Mezzogiorno d’Italia.
Il tema, insomma, è trasformare il Sud, ma non in una direzione qualsiasi. Il tema, invece, è muoverci con la consapevolezza del carattere ultimativo delle contraddizioni che segnano il Mezzogiorno, e che interrogano la qualità medesima del vivere. Perciò: non solo produrre; ma cosa, quanto e come produrre. Stiamo parlando, in altri termini, né più né meno, che della trasformazione rivoluzionaria dell’intera società italiana.

 

Redazione di RifondaCampania

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