Cultura

SUONNE SUNNATE

Napoli,2 Marzo – Tra le canzoni d’amore più struggenti del repertorio classico napoletano, occupa un posto di prim’ordine Suonne sunnate, canzone scritta nel 1907 dal poeta Gennaro Rainone (Carbonara di Nola 02/12/1875 – 04/08/1912) e dal musicista Giuseppe Capolongo (Napoli 20/03/1877 – 15/12/1928). É il ricordo d’un amore finito, ricco di tenerezza e di sfumature: Suonne sunnate / p’ ’e vie sulitarie ’e Capemonte, / ’nterra assettate / che vase ca nce simmo date ’nfronte!… La canzone, anche musicalmente molto struggente, conclude con la consapevolezza che nulla sarà più come prima: Ammore, amato / p’ ’e vie sulitarie ’e Capemonte!… / Carmela, Carmè, / j’ che vulesse fa / pe’ te vedè turnà / ’n’ata vota a ddu me!… Il luogo dove si consuma questa sofferenza d’amore è Capodimonte.

Dopo la pubblicazione del libro “Gennaro Rainone, parole d’amore – Pietro Damiano – 2009”, nuove ricerche hanno fatto luce su questo testo. La canzone probabilmente scritta, o ispirata, nel periodo in cui il Rainone era ricoverato nella Casa di Salute “Villa delle fate” del prof. Fabrizio Padula (Trivigno 19/10/1861 – Napoli 28/08/1933), a Capodimonte,  in quella “solitudine divina e feconda”. Il prof. Padula era titolare della cattedra di medicina operatoria a Napoli. Presso la sua casa di cura, anche dopo la sua morte e fino agli anni ’50 del ‘900, furono ricoverati ammalati di tubercolosi, malattia di cui morì il Rainone nel 1912. Tutto questo è stato possibile ricostruirlo, solo dopo aver trovato fisicamente la villa. Ci è voluto molto tempo, ma dopo tanto cercare, eccola di fronte all’ingresso principale del bosco di Capodimonte, su quella strada un tempo solitaria. Alla luce di tutto questo ecco spiegata la frase, riferita alla canzone del Rainone, “Il canto si ripercuote da «Villa delle fate»”, contenuta nel libro di Adolfo Narciso (Napoli 23/06/1877 – 16/03/1948) “I cavalieri del bel canto, una bottega celebre – 1944”, e che tanto ha fatto riflettere.

Da questo nuovo punto di vista, inoltre, il parallelo tra un amore finito che non ritornerà più e la vita del poeta che sta lentamente avviandosi alla fine dei suoi giorni, assume purtroppo contorni reali, come la storia di questo poeta ci ha raccontato.  Fronne, sfrunnate / da ’e primme viente, e vierno mmiez’ e vie / Carmela, Carmè, / j’ che vulesse fa / pe’ te vedè turnà / ’n’ata vota a ddu me!…  

 

 

Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a redazione@sciscianonotizie.it
Questo articolo è stato verificato dall'autore attraverso fatti circostanziati, testate giornalistiche e lanci di Agenzie di Stampa

image_pdfimage_print