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SULL’ORLO DELL’ABISSO

Napoli, 26 Febbraio – La passione che accomuna (almeno) tre Italiani su quattro è il giuoco del calcio: diverse persone, com’è ormai noto, preferiscono trascorrere il week-end dinanzi al televisore oppure sugli spalti di un impianto sportivo, pronti a dare sostegno ai propri beniamini a suon di cori, trombette ed urla. Anche il sottoscritto va iscritto nel novero degli appassionati di pallone; ma la maggioranza dei Lettori è ormai consapevole che il mio modo di coltivare questa passione costituisce un unicum rispetto al tifo di chi siede in curva: nei precedenti lavori, infatti, ho avuto modo di evidenziare che – secondo la mia concezione – il fanatismo degli ultras – e, in taluni casi, lo stile di vita degli atleti – non ha niente a che vedere con una palla rotolante su un prato.
Ciò che mi turba ancor più, però, è il fatto che molto spesso le gare calcistiche vengono decise dalle prodezze di un fuoriclasse, bensì dagli errori madornali commessi da chi, invece, dovrebbe garantire il rispetto delle regole di giuoco e, al tempo stesso, far sì che la partita sia disputata all’insegna del fair play. Ieri l’altro la giornata di campionato s’è conclusa in maniera di sicuro non divertente, dal momento che l’arbitro Palermitano Rosario Abisso, designato per dirigere la sfida tra Fiorentina ed Inter, s’è reso protagonista assoluto di un episodio che ha esercitato una certa influenza tanto sulle sorti dell’incontro quanto sulla posizione in classifica dei Nerazzurri: mi riferisco alla concessione del calcio di rigore decisivo in favore dell’Undici in viola, che ha consentito a quest’ultimo di agguantare il pareggio.
La decisione assunta dal signor Abisso, cari Lettori, è a da ritenersi scandalosa, dal momento che il difensore nerazzurro Danilo D’Ambrosio era riuscito abilmente a fermare l’azione avversaria intercettando il traversone di Chiesa (non col braccio, ma) di petto; il Direttore di Gara, nutrendo qualche dubbio sulla regolarità o meno dell’intervento in questione, ha deciso di indicare il dischetto, riservandosi tuttavia di procedere ad un’on-field-review con l’ausilio del V.A.R. Dopo tre minuti circa (il recupero da lui concesso ammontava addirittura a sette primi!)……Abisso decide di non tornare sui propri passi, decretando il penalty nonostante tutt’Italia (e non soltanto gli addetti al V.A.R.) avesse visto che l’innocente terzino originario di Caivano era intervenuto in modo regolarissimo.
L’episodio de quo, com’è ovvio, è stato oggetto di discussione non soltanto in casa Inter, ma anche negli studi di Sky Sport e, non da ultimo, in quelli di Rai Sport. Indubbiamente scioccanti posson dirsi le dichiarazioni rilasciate a tal proposito dal giornalista ed opinionista Mario Sconcerti, a detta del quale staff e calciatori dell’Inter non farebbero altro che lamentarsi. Volendo restare in ambito calcistico, va osservato che il signor Sconcerti ha colto…..il palo in pieno: nutro, dunque, seri dubbi in ordine ad una sua attenta visione della partita (del resto……egli ha vistosamente perso colpi, tanto per la sopraggiunta senectus quanto per via della mancanza di obiettività che, da sempre, connota il suo modo di esprimersi). 
Cari Lettori, il calcio del Bel Paese – al pari del giornalismo sportivo – è sull’orlo di un precipizio; ma io (al pari dei Colleghi di “Scisciano Notizie”)  ho intenzione di procedere controcorrente, ponendo l’accento sulla realtà delle cose, evitando di limitarmi alla descrizione delle apparenze.
Adriano Spagnuolo Vigorita 
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