Attualita'

Scuola regionale in Veneto e Campania e voto ai partiti in Calabria ed Emilia Romagna

Napoli, 5 Febbraio – Delle regioni favorevoli a regionalizzare la scuola, in primis c’è il Veneto e, nel Mezzogiorno, la Campania. Chi e come lo farà per prima o in contemporanea? Sicuramente hanno sistemi ambientali diversissimi e saranno diverse le riforme che proporranno. Ora, invece, è il momento di far notare che non molti adulti, figuriamoci quando erano studenti, conoscono l’importanza e l’equilibrio dei poteri del nostro sistema democratico repubblicano. Molti desiderano l’uomo solo al comando non di una nave, ma dell’Italia. Alcuni partiti hanno in realtà un uomo solo che parla e gli altri? Stanno a guardare per applaudire quando cresce di consenso e cambiarlo quando decresce. Non sempre a scuola ai discenti viene spiegata bene la fisiologia democratica della società italiana del nostro tempo. Molti invocano l’Educazione Civica come panacea di tutte le contraddizioni odierne riscontrate nella preparazione dei giovanissimi. Addirittura qualche docente afferma che l’olocausto non c’è stato. Quanti studenti sanno bene i 3 poteri: legislativo, esecutivo e giudiziario? Perché i media non li spiegano, forse perchè sono di parte per non dire d’appartenenza partitica: giornalisti e soprattutto conduttori TV. Basterebbe che i docenti di Storia dedicassero alcune ore annue a spiegare i tre poteri democratici suddetti che già migliorerebbe il cittadino italiano, che continua a rimanere suddito! Da Aristotele a Pericle e a Platone il concetto di Democrazia viene studiato nei licei classici, ma non nei tecnici e professionali. Da esperienze acquisiti in scuole straniere, i docenti là sono più attenti a colmare lacune di basilari conoscenze della vita democratica. Ad esempio al Liceo di New York i docenti italiani e statunitensi preparavano bene i loro studenti e gli USA hanno molti più laureati dell’Italia che con la Romania è ultima in Unione Europea..

La riforma della Scuola italiana del patavino On. Beniamino Brocca, qualcosa di buono ha fatto di democratico: non condannare i figli dei poveri a frequentare solo i professionali e I tecnici e i ricchi i licei. Un mio prof. universitario diceva spesso: ”Ci vorrebbe la Repubblica di Platone”! Attualmente, con la richiesta della regionalizzazione della scuola, sembra che tutto possa migliorare, ma non è così. Se non si pensa bene prima come far evolvere la scuola si rischia di retrocedere con la qualità del servizio già bassa come rileva l’Ocse, che addirittura registra, in Italia, solo un 15% di studenti delle medie di primo grado, che riesce a comprendere il testo che legge. Dobbiamo cominciare a rendere libero il servizio scuola con scuole non necessariamente statali o ancora peggio regionali-statali. Anni fa, 2006, il blog di un colto dirigente scolastico italiano, che avevo conosciuto in uno scambio culturale con il liceo estero dov’ero in servizio, pubblicò un mio articolo sulla scuola italiana e non s meravigliò affatto quando scrivevo che bisogna chiedere una scuola che eroghi servizio di qualità indipendentemente se essa è di tipo statale o libera.

Molti docenti (soprattutto se ancora in convalescenza del “virus” marxista che li ha infettati negli anni Sessanta, pochi di estrazione sociale popolare) sono tutt’ora contrari a qualunque forma privatistica di conduzione della scuola  vedono solo lo Stato Padrone anche il futuro. Lo Stato però continua a trattare suddito sia il Docente che lo Studente ed il cittadino italiano. Il servizio scuola non deve essere erogato dalla partitocrazia regionale variabile, che deve solo controllare il cordone della borsa poiché la qualità del servizio deve essere dell’utenza che ne usufruisce come succede per altri normali servizi. Solo l’utente è in grado di migliorare l’offerta formativa attuale proposta da Pof, quasi tutti uguali e ben scritti.

Bisogna iniziare a fare tale delicata operazione epocale e non aspettare ancora che il servizio peggiori ulteriormente. Attualmente uno studente fino alla fine della media di secondo grado costa allo Stato 115 mila euro in Veneto, e 250 mila alla fine dei cinque anni dell’Università. Oltre 600 mila studenti veneti entrano nelle scuole ogni mattina con 45 mila i docenti statali che li preparano coadiuvati da 15 mila ausiliari o Ata. Allo Stato la scuola costa oltre 50 miliardi annui, che potrebbero, se regionalizzati, essere ridotti non di poco e con una qualità migliore. Al cittadino studente, o genitore se minorenne il figlio discente, deve essere data la possibilità o il diritto democratico di scegliersi la scuola ed anche il docente come fa oggi con il regionale sistema sanitario, che in Veneto eccelle per qualità. Nel territorio della ex Serenissima, c’è ancora il primato delle scuole non statali. Esse sono circa il 16% sia pure in netto calo con la crisi nell’ultimo decennio. Dunque si parte avvantaggiati per alzare tale percentuale, incentivando gli utenti mediante il pagamento regionale della retta (oggi di circa 450 euro mensili) di chi sceglie le scuole libere ed aumentando, non di poco, la tassa d’iscrizione (oggi circa 100 euro annue) di chi sceglie di restare nella scuola statale, dopo l’obbligo. Ma torniamo alla nostra ed altrui Democrazia che ci è cara come chi per essa vita rinuncia. La Democrazia è composta da partiti che sono libere associazioni di cittadini, nient’altro. Tali Associazioni sono regolamentate per Legge e devono avere un simbolo, un nome, un programma, uno statuto, ecc.. I partiti, così costituiti, formulano un programma, si scelgono e si presentano i candidati, che pubblicizzano al popolo il programma del partito che li candida alle competitive elezioni, che vengono autorizzate per Legge solo dopo deposito dei candidati e delle firme necessarie di presentazione autenticate come previsto da precise norme. Chi vince la competizione elettorale, senza brogli, schede segnate ed altri trucchi e trucchetti possibili (senza padrini delle organizzazioni malavitose che sponsorizzano questo o quel candidato), va a governare in parlamento oppure i suoi Enti Locali come regioni e comuni. Ciò premesso bisogna dire che l’Italia ha una democrazia poco matura poiché esprime troppi candidati di bassa cultura scolastica e politica. In molti partiti vi sono leader nullafacenti per professione svolta e studi effettuati. Finita l’epoca della DC, PSI e PCI con leader con alle spalle professioni liberali e titolati, assistiamo ad un degrado politico poco edificante. Salvini, Di Maio, Zingaretti, Meloni, Bonaccini, Borgonzoni, ecc. non pare che abbiano mai lavorato sodo né abbiano studiato oltre la media di II grado.

Si salverebbe il partito del milanese Cavaliere Silvio Berlusconi che esprime persone, forse troppo signorsi, ma lavoratori, lavoratrici e ben titolate titolate. Lo stesso leader intramontabile e stagionato dagli anni è stato un lavoratore indefesso e laureato a Milano con buoni voti. Insomma a differenza di Achille Lauro, che non studiò ma lavorò sodo, il Cavaliere ha fatto entrambe le cose e fu l’unico primo ministro che abbia convocato i ministri a Napoli per risolvere l’annoso ed endemico smaltimento dei rifiuti, che ora sembrano diffusi anche dentro le scuole per lo sciopero dei “bidelli”, pardon operatori scolastici, supplenti. Dopo il ciclone giudiziario con Antonio Di Pietro tra i protagonisti di un’epoca, che ha smascherato corrotti e corruttori in tutti i partiti sia pure con pochi casi in quello dalle mani cosiddette pulite, la Magistratura attuale sentenzia che i corrotti crescono senza più neanche il pudore di quella malsana voglia di prendere mazzette per assecondare catene truffaldine d’ogni risma. La corruzione pubblica è ancora di 60 miliardi annui? come registrava puntualmente la Corte dei Conti.

Da poco tempo si sono svolte altre elezioni, regionali: di due regioni: Calabra ed Emilia Romagna. Stando ai sondaggi e ai commenti qualche tendenza elettorale sembra essere variata per non dire marcatamente cambiata. Non sorride a M. Salvini il primo sondaggio politico realizzato dopo le elezioni regionali ultime, dove il Carroccio ha quasi dimezzato i voti in Calabria  rispetto alle elezioni europee ed è uscito sconfitto in Emilia Romagna, dove invece contava nella spallata. Secondo l’indagine compiuta dall’istituto Ixè tra il 27 e il 28 gennaio per la trasmissione Cartabianca, la Lega che rimarrebbe comunque il primo partito del Paese ma sarebbe in calo e ormai stabile sotto l’asticella del 30%. Un calo questo che andrebbe a vantaggio soprattutto di FdI (Fratelli d’Italia), che dopo aver superato la soglia psicologica della doppia cifra starebbe continuando a crescere tanto da venire attestato al 12%. Per M. Salvini però potrebbe scattare anche un altro allarme: in un secondo sondaggio sempre di Ixè ma riguardante questa volta la fiducia nei leader politici, G. Meloni sarebbe davanti all’ex ministro e al secondo posto dietro il premier G. Conte. Il Capitano è sempre saldamente al timone del centrodestra, ma farebbe bene a non sottovalutare questi primi scricchiolii. Il risultato delle elezioni in Emilia Romagna potrebbe infatti essere la spia di una sorta di crisi per Salvini

Nel primo sondaggio post regionali realizzato dall’istituto Ixè, la Lega sarebbe sempre in testa ma in netto calo rispetto all’exploit delle europee di maggio dove fece il pieno di voti arrivando al 34%. Lentamente il PD (Partito Democratico) si starebbe facendo sotto, ma il dato che più sorprende è il prosieguo dell’ascesa di FdI che, dopo aver superato e staccato FI (Forza Italia), adesso avrebbe messo nel mirino un Movimento 5S (5 Stelle) sempre più alla deriva e allo sbando? Interessante sarebbe la pagella della classe di ripetenti politici del nostro tempo, se si tentasse di mettere i voti ad alcuni dei partiti e loro protagonisti delle consultazioni regionali in Emilia Romagna e in Calabria.

 

Ma facciamo un tentativo con i risultati alla mano che si possono esaminare con un pò d’attenzione, dando ai protagonisti i relativi voti sia pure in modo severo, senza pietà. Difficile è dare un voto ai piccoli partiti come Italia Viva di Renzi, +Europa della Bonino, La Sinistra, Europa Verde, ecc. Bisogna considerarli positivamente perché incanalano preferenze ideali di cittadini non intruppati nei grandi contenitori partitici più o meno secolarizzati o indifferenti, dove abbondano attori che sanno recitare bene e razzolare benissimo con una subdola mancanza di dignità ed onestà intellettuale da rabbrividire, anche se il popolo superficiale si ferma alle belle finzioni, che i politicanti gli propinano bene. Comunque tentiamo di azzardare un voto ai principali partiti: 1)5S, VOTO 3: Voto decisamente negativo poichè solo 2 anni fa trionfarono alle Elezioni Politiche, con percentuali bulgare al Sud Italia: Campania in primis, ma anche Puglia, Molise, Sicilia, ecc.. Tuttavia, prima il Governo giallo-verde con la Lega e ora il Governo giallo-rosso con il PD, ha mostrato in modo eclatante le pecche e l’ingenuità di questo Movimento che, mentre con le parole nuove difendeva i poveri contro i ricchi poi le ha rese vuote di significato per non combattere più il sistema di potere, nei fatti è divenuto il “nastone traballante” del PD per restare troppo saldamente ancorato alle poltrone, dove molti nullafacenti hanno trovato un ottimo salario politico. Gli elettori, soprattutto al Settentrione, lo hanno capito e, anche in queste consultazioni, hanno severamente punito le incoerenze del Movimento 5S, sia in Emilia Romagna, dove ha colto un misero 4, 7%, che tuttavia ha permesso a Bonaccini di trionfare con il voto disgiunto sia in Calabria, dove addirittura non è riuscito a raggiungere la soglia di sbarramento dell’8% per far sedere qualche 5S sugli scranni dorati ben retribuiti del Consiglio Regionale. Dopo questi dati disastrosi, giunge una riflessione: come può andare avanti un Governo, formato per la maggior parte da deputati e senatori 5S, che non rappresenta più il volere del popolo italiano? 2) PD, VOTO 4: Dopo molti segnali di suoi elettori, fedelissimi della mitica classe operaia che doveva andare in paradiso, che fuggivano verso i 5S e altri partiti e resisteva solo parte del ceto medio impiegatizio, il PD in Emilia Romagna si è salvato, come una sorta di miracolo, all’ultimo minuto di gioco, con una rete in evidente fuorigioco, che l’arbitro ha convalidato. Ha tenuto la sua roccaforte emiliana, non tanto per i suoi meriti paventati in conferenza stampa dal segretario Zingaretti, ma soprattutto per almeno 3 fattori: 1) Il crollo del Movimento 5S, che ha preso uno scarno 4,7%, perdendo circa 9 punti percentuali rispetto alle Regionali del 2014 (13,3%), ha favorito Bonaccini, in quanto gli elettori dei 5S hanno adottato la tecnica del voto disgiunto, probabilmente sollecitati da evidenti interessi nazionali di governo, per consentire al candidato del PD di resistere alla’avanzata della Lega in Regione. 2) Le liste civiche che hanno appoggiato Bonaccini hanno tenuto e ottenuto sommate un discreto 10%, che ha consentito al PD di compensare il 10% perso rispetto alle Regionali del 2014 ( 34, 5 quest’anno rispetto al 44,5 % del 2014). 3) La candidatura debole della Borgonzoni, fagocitata dal Capitano Salvini, ha determinato che gli incerti dessero fiducia al Governatore uscente. I demeriti degli altri non possono però eliminare le gravissime lacune proprie, uscite in modo clamoroso in Calabria, dove il PD ha perso oltre il 30% del consenso, passando dal 61% al 30%, distanziato di 25 punti percentuali dal Neo Governatore Jole Santelli, la prima donna ad essere eletta come Governatore della Calabria. Essere sollevati per lo scampato cappotto è giusto, ma essere felici e trionfanti è falso e non risponde alla verità dei fatti. 3) LEGA, VOTO 5: Dopo una monocratica campagna elettorale di grandi slogan, a Salvini non è mancata pochissimo per raggiungere il 6 pieno. Ma non dimentichiamo i dati eloquenti ottenuti in questi ultimi 7 anni. Il Capitano ha preso un Partito al 3% legato ad una dimensione bossiana territoriale, nordista, e lo ha trasformato in un Partito Nazionale, con ormai un consolidato 30% in tutto il Paese, dal Settentrione al Mezzogiorno. In queste consultazioni regionali, è mancata la ciliegina sulla torta, con dati comunque positivi. In Emilia Romagna la Lega è passata dal 19,4% del 2014 al 32,1 % del 2020, quasi raddoppiando i consensi in una terra storicamente rossa, dati eloquenti, che denotano in modo inequivocabile un autentico miracolo politico. Se la Lega non ha vinto in Emilia Romagna è perché l’uomo solo Salvini ha esautorato la Bergonzoni e altri leader del suo partito cosa che non ha fatto analogamente il romano Zingaretti per il PD. La risposta è complessa, ma semplice. Quando si è soli contro tutti e ti isolano, anche un fuoriclasse come Salvini da solo non ce l’ha fatta per tre motivi, come ho spiegato prima: 1) Il crollo del Movimento Cinque Stelle, che ha preso un misero 4,7%, perdendo quasi 9 punti percentuali rispetto alle Regionali del 2014 (13,3%), ha favorito Bonaccini, in quanto gli elettori dei Cinque Stelle hanno adottato la tecnica del voto disgiunto, probabilmente sollecitati da evidenti interessi nazionali di governo, per consentire al candidato del Pd di resistere alla’avanzata della Lega in Regione. 2) Le liste civiche che hanno appoggiato Bonaccini hanno tenuto e ottenuto sommate un discreto 10%, che ha consentito al PD di compensare il 10% perso rispetto alle Regionali del 2014 ( 34, 5 quest’anno rispetto al 44,5 % del 2014). Invece, nella coalizione di Centro Destra, Forza Italia ha perso il 6% di voti, passando dall’8,7% al 2,6% ( percentuali da prefisso telefonico), mentre Fratelli d’Italia è cresciuto, ma non troppo, installandosi sotto il 10%. 3) La candidatura debole della Borgonzoni, fagocitata dal Capitano Salvini, ha determinato che gli incerti dessero fiducia al Governatore uscente. Inoltre, l’uscita del Movimento delle Sardine, ennesimo riciclo della Sinistra prodiana, e anche la presa di posizione assurda della chiesa bergogliana con il neo Cardinale Zuppi di appoggiare il PD contro il fronte sovranista, il Partito di Bibbiano pro gender, aborto, eutanasia, utero in affitto e altre mostruosità varie, ha favorito la vittoria di Bonaccini e l’isolamento di Salvini, che andava fermato ad ogni costo. Resta comunque la certezza che il popolo emiliano, cosi come quello italiano, è con Salvini in molte province e il suo trionfo in Emilia Romagna è solo rimandato. In Calabria, invece, dove la Lega salviniana si presentava per la prima volta, mietendo un ottimo 12, 25%, precedendo addirittura FdI, secondo solo per pochi decimi di distacco da Forza Italia, dando il suo importante contributo per il trionfo dell’Avv. Jole Santelli. 6 anni fa nessuno avrebbe pensato una cosa simile, poichè molti accecati da opinioni personali su Salvini hanno perso. 4) FdI,: VOTO 6: Il Partito denominato FdI è andato bene, ma non benissimo. In Emilia Romagna, ha aumentato i suoi consensi rispetto alle elezioni regionali del 2014, passando dall’1,9% all’8,7%, senza tuttavia superare la soglia del 10% e cosi dare un contributo decisivo al successo della Borgonzoni, che avrebbe potuto mandare a casa il Governo giallo-rosso. Anche in Calabria, FdI è cresciuto, passando dal 2,6% al 10, 85%, ma ci si attendeva comunque di piu’, anche se il trionfo schiacciante di Jole Santelli con oltre il 55% del consenso ha comunque messo in secondo piano tutto il resto. In prospettiva, dati incoraggianti, che fanno pensare ad una crescita notevole del Partito della Meloni nelle prossime consultazioni regionali di primavera. 5) FI, VOTO 4 in Emilia R. e 10 in Calabria, media 7: Molti si attendevano il tracollo del Partito dell’europarlamentare Silvio Berlusconi, che, invece, ha retto miracolosamente ancora una volta all’urto previsto, in particolare per il rischio di essere schiacciato dalle prepotenze di Salvini, che ora gli vorrebbe impedire di piazzare candidati, di FI, in Campania ed in Puglia (Caldoro e Fitto). In Emilia, FI è crollato, ottenendo un magro 2,6% e perdendo 6 punti percentuali rispetto al 2014, dove si era fermato all’8,7%, non incidendo assolutamente nella sfida tra Bonaccini e la Borgonzoni. Dunque voto negativo in modo chiaro e palese a tutti. Invece, in Calabria vi è stato il capolavoro dell’eterno Silvio che, dopo aver piazzato una sua candidata come Governatore, l’Avv. Jole Santelli, ha addirittura conseguito il primo posto nella coalizione di centro destra con un buon 12,34%, più o meno sullo stesso livello di 6 anni fa. Per un Partito che per molti sembrava essere destinato ad essere fagocitato dalla Lega, una bella reazione, legata naturalmente al carisma e all’immortalità politica del suo leader, il quale è capace di estrarre dal cilindro qualche colpo a sorpresa come quello calabrese, per restare comunque al centro nella scena politica nazionale. L’incapacità comunque di Berlusconi di trovare un suo degno successore con una nuova classe dirigente certamente inciderà sul futuro del Partito. In Calabria Berlusconi, in parte, è riuscito ad intercettare i voti anche del ceto operaio divenuto partita Iva ed imprenditore come fece nel 1994 con i 5 milioni di partita Iva, ex operai comunisti divenuti forzisti ed oggi in gran parte leghisti. 6) CHIESA EMILIANA, VOTO 2: Un voto che poteva essere anche inferiore senza la pietà del caso speciale religioso. La chiesa tutta e l’Emiliana (dove si è schierata per il Pd) in modo speciale ha indicato a molti cattolici di essere di parte e non superpartes-come dovrebbe essere. Essa denota ormai l’inconcludenza, la marginalità e le contraddizioni valoriali e spirituali di una chiesa cattocomunista, sottomessa sempre più non ai poteri deboli popolari, come vorrebbe il verbo che si fece carne. Essa esprime, sempre più, una linea di catechesi e politica antisovranista, ecologista e immigrazionista, ben lontana dalla volontà politica popolare attuale che vota il centrodestra, a maggioranza . Anche sulla scuola regionale la Chiesa con il “vice-papa”, il vicentino Card. Parolini, esprime contrarietà alla regionalizzazione della scuola non solo nel suo Veneto d’origine, dunque in sintonia con alcune regioni meridionali- eccezione fatta per la Campania- che non vogliono assunzioni di responsabilità con il no al decentramento scolastico regionale. Accampano motivazioni di scuola di seria A e B, concordandosi con il sindacalismo di maniera. Dunque la Chiesa non rispetta le regole della Democrazia: governo della maggioranza del popolo che si esprime votando partiti e candidati. Anche l’attuale Governo è antidemocratico perché aggrappato alle poltrone fino a fine legislatura facendo leva  sulla normativa errata, che vuole il mandato quinquennale di un tempo passato e sepolto dai mutamenti preferenziali della maggioranza dell’elettorato attivo. Il Cardinale Zuppi e tutti i Vescovi emiliani dando, alle elezioni regionali ultime, l’appoggio pubblico al Governatore uscente Bonaccini, hanno arrestato l’ascesa della Lega salviniana in Emilia Romagna e, nello stesso tempo, hanno posto una sorta di pietra tombale sulla difesa della vita e della famiglia in questa Regione. Infatti, oltre alla conferma dell’abominevole ddl, approvato dalla precedente Giunta Regionale sempre guidata da Bonaccini, con stanziamenti notevoli per le lobby omosessualiste, nelle scuole emiliane e romagnole di ordine e grado sarà diffusa la teoria del gender a bambini da 0 a 6 anni, seguito anche dall’occultamento del caso Bibbiano. Tutta questa catastrofe è stata appoggiata e sostenuta da una Chiesa, che ha rinnegato la sua missione principale di salvare le anime con la difesa della Famiglia, della Vita, dei bambini da sacrati pedofili e senza compromessi demoralizzanti. La Chiesa sembra affidata soltanto a singoli persone e fatti eroici laici, che si discostano dalla linea avaloriale portata avanti dai vertici bergogliani del Vaticano: stato monarchico che soffre anche di presenza paventata di massoneria nei propri comportamenti più che nei suoi cardinali o Principi curiali. Nel 2018 la spesa totale pensionistica italiana (inclusa la componente assistenziale) ha raggiunto i 293 miliardi di euro, pari al 16,6% del Pil e a un terzo abbondante (34,3%) della spesa pubblica, che in quell’anno ha superato gli 854,6 miliardi di euro. Per fare un confronto, la spesa in pensioni vale poco meno del triplo della spesa sanitaria (115,4 miliardi nel 2018) e quasi cinque volte la spesa per istruzione e ricerca (60,3 miliardi nel 2019). La spesa per pensioni è in generale la voce più consistente di spesa per lo Stato. In conclusione l’Italia vive l’ennesimo governo ed elezioni farsa poiché il suo debito sul Pil continua a crescere e pochi si accorgono che gli infiniti rivoli di spesa non potranno mai portare ad un pareggio di bilancio statale anche aumentando la già alta pressione fiscale e facendo ancora cassa sui circa 16 milioni di pensionati, che a detta di voci diffuse dall’Inps, andrebbero ancora torchiati facendogli il ricalcolo della pensione per quei non pochi pensionati, che ebbero il doppio calcolo: retributivo e contributivo. Eppure fu il Governo Monti ad iniziare una stretta sugli indifesi pensionati italiani-come i docenti- ai quali è stata bloccata la contingenza e ai quali il cuneo fiscale “contiano” non dà alcun vantaggio. Il governo Conte gli riduce continuamente il potere d’acquisto nonostante moltissimi pensionati debbano anche sostenere il grave peso di figli e nipoti disoccupati o precari che sono alcuni milioni di giovani in cerca di un lavoro stabile, che trovano solo emigrando in Paesi dove c’è la meritocrazia, scomparsa dall’Italia degli attuali partiti e partitocrazia imperante. Il Partito Pensionati non esiste per i soli problemi pensionistici, ma anche per programmare un scuola migliore, ma non alla Carlona come pare vorrebbe la Lega, che in Veneto miete consensi bulgari e dove il Governatore non vorrebbe che le scuole ammettessero studenti cinesi rientrati dalle vacanze in Cina, scavalcando il Ministero della salute e della scuola.

 

 

Prof. Giuseppe Pace (Delegato regionale scuola in Veneto Partito Pensionati)



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