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Saviano, Un progetto teatrale: “Soldi e Guai… non bastano mai!”: Commedia proposta dalla compagnia “Ricomincio da tre”

Saviano, 2 Giugno – Consenso all’Auditorium di Saviano. La commedia: titolo “Soldi e Guai… Non bastano mai!”.  L’Opera inedita è scritta da Antonia Tudisco e da Francesco de Cenzo. Una Compagnia “giovane”: nata di recente. La regista, Raffaella Orefice, raccogliendo la vecchia esperienza di un precedente gruppo teatrale, con la collaborazione di Francesco De Cenzo e Antonia Tudisco è impegnata in un nuovo percorso artistico.

Il nome “Ricomincio da tre” vuole essere un omaggio all’indimenticabile Massimo Troisi, originario di San Giorgio, un riferimento ai tre fondatori del progetto teatrale. La rappresentazione è una naturale storia che è deragliata verso un corso impreveduto. È quello che appare da uno sguardo superficiale della trama. Appare da subito l’avidità in scena, la sete di denaro come elemento risolutivo di tutto! La sintesi di quanto portato in scena sì descritto potrebbe essere: l’esibizione di uno stile di vita maestoso e superficiale, basato solo sull’aridità propria del denaro. In questo si sottintende la questione sul potere, sull’accumulo di tesori, e la relativa conseguenza che rischia di trasformarsi in un precipizio capace di annichilire le coscienze. In scena un breve, efficace esempio dell’egoismo che scava precipizi. Un grido di allarme, una denuncia, una riflessione dolorosa; è quello che emerge in questo testo. Uno scavare abissi invalicabili con il rischio del punto di non ritorno. La disapprovazione non sono contro le agiatezze, ma è un puntare il dito contro le apparenze quel tendere verso la cecità.

 

La Trama si dirama da un semplice appartamento. Il protagonista entra nella propria abitazione e sembra prenotare con alcune telefonate, con apparente quiete, un viaggio, lontano il più possibile, presso delle tante agenzie addette. Una vacanza magari in Messico. Quell’apparente calma è scossa dalle fondamenta; una valigia piena di soldi! Non capita tutti i giorni! La storia ruota intorno alle disavventure del protagonista, Ferdinando Lavacca, abitante in via Pascolo; una coincidenza s’intende ma ben abbinata per una situazione di comicità.  Un accidentale scambio di valigette potrebbe capitare; un piccolo incidente risolvibile con qualche inconveniente. Non in tal caso!  La valigetta è piena di soldi sistemati in mazzetti ben disposti; una sorta di miraggio all’oro e poco importa se è di provenienza illecita; magari il bottino di un boss. Il protagonista si ritrova ricco e senza saper come gestire e soprattutto proteggere quel patrimonio.

Sembra crescere la sua tranquillità economica come pure un senso di profonda inquietudine che la cosa non sarebbe durata a lungo. Come proteggere quella fortuna, se di tale di tratta? A precipitare gli eventi entrano subito in scena due poliziotti; anche se per motivi non proprio legati alla valigetta e al suo contenuto e un particolarissimo tassista esuberante.  Sono molteplici gli equivoci. Ferdinando Lavacca dovrà fare i conteggi con stravaganti e comiche situazioni. La commedia ha un carattere ilare; non mancando, come filo conduttore, una logica impronta morale. Un triste, amaro sorriso di commento a questa storia scenica; I soldi condizionino i sentimenti delle persone e il loro modo di prendere determinate disposizioni. Nell’epilogo, da un’analisi comportamentale dei personaggi, si giunge al paradosso: odiare il denaro, anche se dovesse, provenire da una lecita vincita. È bastato il miraggio generato da un contenitore pieno di soldi per ribaltare le ordinarie vite quotidiane e correre verso un’infinità di guai.  Una questione tipo, raccontata scenicamente; di quando si annichiliscono le coscienze; una storia sul palcoscenico divertente, dinamica e ricca di trovate svaganti.

 

Antonio Romano

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