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Saviano, “Steveme meglio quanno… steveme peggio”: In scena la compagnia Teatrale “I Matt…attori”

La storia di due generazioni; dualismo scenico  in parallelo.

Saviano, 19 Marzo – Stagione teatrale. L’iniziativa culturale si deve al Comune di Saviano, Assessorato alla Cultura – Sport- Turismo – Teatro in collaborazione con l’Auditorium Teatro Saviano. Sul palcoscenico la proposta della compagnia, proveniente da Roccarainola “I Matt…attori”. Consenso ampio di pubblico manifestato per l’evento. Una commedia, inserita nell’ambito della Rassegna Festival Città di Saviano.

La Rassegna è dedicata a Carmine Mensorio, un personaggio di rilievo, di origine savianese, della politica di alcuni anni fa. In platea, la presenza del Sindaco di Saviano Carmine Sommese, dell’Assessore alla Cultura, Consigliere della città Metropolitana di Napoli, Francesco Iovino. Prima dello spettacolo vi è stato un momento di presentazione da parte di Maria Luigia Esposito. La compagnia Teatrale in scena: il lavoro proposto è stato “Steveme meglio quanno… steveme peggio” commedia scritta e diretta da Thomas Mugnano.

Un titolo dialettale che è anche un detto popolare; un’esclamazione usata spesso per esprimere delle perplessità, almeno per un primo periodo, circa nuove invenzioni tecnologiche e disposizioni che diventano d’uso quotidiano.  Sulla scena è stata rappresentata la storia di un conflitto generazionale; la società degli anni datata intorno al 1970 e i tempi odierni. Come riferimento l’opera in scena prende in considerazione due famiglie; la prima degli anni 70 che vive in un ambiente agricolo e la seconda che vive in un ambiente più raffinato e contraddistinto dalla modernità. La scena è divisa in due parti: le scenografie sono rappresentative dei due stati sociali; nella prima insiste un elegante appartamento; quadri alle pareti, raffinati elementi decorativi con delle sottili colonne di stile dorico.

Nella parte di destra per lo spettatore prevale, subito all’occhio, una condizione arricchita di elementi prettamente agricoli; la povertà economica non fa venir meno la dignità e gli elementi di questa famiglia vivono la loro vita contraddistinta da valori fin troppo semplici; si osserva una naturale economia anche economizzando su dei mobili di casa utilizzando, in sostituzione, delle semplici cassette di legno solitamente utilizzate in ambito ortofrutticolo. Sembrano due famiglie i cui valori sono direttamente proporzionali se rapportati ai propri tempi.

L’autore nella sua attenta analisi ne descrive i più stretti connotati: agli elementi di una delle due famiglie corrispondono gli elementi dell’altro insieme; non si tratta del negativo dell’altro e nemmeno dell’immagine stereotipata ma ogni sub scena vive di vita propria. I due quadri scenici, non proprio immagini specchiate, si capiranno solo nel finale, sono in realtà uno solo; è la storia di un personaggio che da giovane viveva nell’ambiente agricolo e che, col passare degli anni, ha avuto un’evoluzione; si è sposato e, nell’era contemporanea, vive la sua nuova dimensione esistenziale. Questo elemento di transizione tra i due insiemi scenici, caratterizza la rappresentazione: sembrano due distinti personaggi; in realtà è uno in due interpreti! Un unico filo conduttore.

Il quadro degli attori: Mikela Russo, Anna Mugnano, Anna Napolitano, Mario Manzo, Christian Marigliano, Marialuisa Gremito, Monica Chiancone, Ciro Mascolo e infine Piercarmine Foresta che sono gli interpreti, insieme al regista della compagnia, della famiglia anni 70. La commedia si connota di altri interpreti che sono quelli rappresentativi della famiglia contemporanea insieme al Presidente del gruppo teatrale; rispettivamente: Gennaro Grieco, Rosa Miele, Mirko Mugnano, Miriana De Falco, Giuseppe Sirignano, Alice Grandi e infine Monica Chiancone.

Antonio Romano

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