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Saviano, il tempo delle scelte…

Saviano, 20 Maggio – Sono passati cinque anni da quando è iniziata la primavera savianese. Tra minacce di querela, proclami di liste mai esistite e i “sono coerente con le mie idee”, è stata una stagione durata mezza stagione, anche se non ci sono più le mezze stagioni. Strano ma vero, ma in un periodo in cui tutti sono coerenti con le proprie idee, il tempo decide che le mezze stagioni esistono ancora.

 

 Sono quei periodi dell’anno in cui si esce di casa sempre con la sensazione di non essere coperti abbastanza o di essere troppo abbottonati. Insomma, qualsiasi vestito ci mettiamo addosso, si rischia di sbagliare facilmente, viste le mezze stagioni. Al caldo africano si alterna il freddo siberiano, con uno spostamento mentale tra nord e sud in pochi attimi. Anche se io volessi chiamare nord il sud e sud il nord. Nord, sud, ovest, est e forse quel che cerco neanche c’è. E’ tutto convenzionale, è tutto di facciata. Le mezze stagioni ci mettono di fronte allo stesso quesito: come mi vesto? La soluzione migliore è quella double face, quella della doppia faccia.

 

Sai che c’è oggi? Mi vesto leggero, ho voglia di ribellione, mi metto con le braccia di fuori. Libertà va cercando, ma non la trova. Al primo spiffero partono le migliori bestemmie, era meglio essere più coperti. Era meglio non esporsi troppo, rischiamo le figure di merda. Queste scelte politicamente azzardate, fatte di pancia, ci dicono che spesso il candidato esce allo scoperto solo per fare proclami. Ma lo sappiamo bene che i proclami non portano a nulla, qualcosa lo abbiamo capito quando venivano fatti da Piazza Venezia. Mi chiedo sempre se un probabile candidato, quando decide di cambiare casacca, faccia un passo preliminare, quello di interrogare i suoi elettori sulla strada da seguire. Quello di interrogare chi gli ha dato fiducia precedentemente, se questa fiducia ci sia ancora per il futuro.

 

Se dopo cinque anni chi ha ricevuto fiducia cambia idea, ed è una cosa assolutamente legittima, questi dovrebbe interrogare i suoi elettori e chiedere se sta prendendo la strada giusta. D’altronde il senso della rappresentanza è questo, fare gli interessi di chi ti ha dato fiducia, di chi rappresenti. Cambiare in nome della libertà spesso significa non avere più alternative, significa dover per forza tornare indietro perché la strada è sbarrata. E allora non è più libertà, ma semplice convenienza. La convenienza viene spesso nascosta, più precisamente protetta dalla famosa espressione sono coerente con le mie idee. Essere coerenti con le proprie idee contempla anche la possibilità di cambiare idea, perché è sempre espressione di libertà. Il problema, infatti, non è tanto la coerenza delle idee o il cambiare le stesse, ma come coniugare le proprie idee con un contesto del quale si rifiutano, almeno a parole, le principali regole.

 

E quando questo contesto ha regole che non rispondono alla logica, la conseguenza è che tutto ciò che si dice o si fa è senza logica. Allora la domanda di fondo è: può un essere senziente effettuare scelte che non hanno nulla di logico? Assolutamente sì, perché anche essere senza logica è una scelta. Spesso politica, ma resta una scelta.

 



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