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Rito mafioso durante un videoclip, Scarface iscritto nel registro degli indagati a Catania

Borrelli: “Non mi sorprende, durante Realiti fece emergere chiaramente le sue idee pro-malavita. Purtroppo non è un caso isolato, c’è un sottobosco di giovani che sognano di diventare boss anche in Campania. Purtroppo alcune fiction hanno sdoganato e mitizzato i clan”

 

Napoli, 9 Settembre – “Non sono affatto sorpreso dell’iscrizione di Leonardo Zappalà, al secolo Scarface. Quando fui ospite con lui alla trasmissione Realiti fece emergere in maniera chiara le sue idee pro-malavita. Arrivò a sostenere che Falcone se l’era cercata perché ‘se gli è piaciuto il dolce, deve prendersi anche l’amaro’ scatenando la mia dura reazione in diretta. Il suo non è un caso isolato, nelle regioni dove la malavita organizzata è più radicata c’è un sottobosco di giovani che sognano di diventare boss”.

Lo afferma il consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli commentando l’iscrizione del giovane rapper nel registro degli indagati da parte della Procura di Catania. Durante un videoclip Zappalà ha inscenato il giuramento di sangue, tipico rituale di affiliazione alla mafia. “Il tema – prosegue Borrelli – è da non sottovalutare. Queste sacche di devianza giovanile non sono esigue. Scelgono come idoli gli esempi peggiori: i malviventi delle Serie Tv o i veri boss della malavita come è avvenuto con la fiction Gomorra. Crescono nel loro mito, allontanandosi sempre di più dai principi cardine della legalità. Occorre tenere conto di questa deriva e pianificare delle soluzioni che permettano di riaffermare tali principi anche tra i giovani più esposti al rischio di restare affascinati dalla malavita e trasformarsi in manovalanza per gruppi criminali”.

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