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RIPARTIAMO DA QUI!

“I fanciulli gridando su la piazzuola in frotta,

e qua e là saltando fanno un lieto romore”

 

 

Milano, 27 Aprile – I versi in epigrafe, tratti dalla celebre poesia Leopardiana “Il Sabato del Villaggio”, mi fan pensare ad un quartiere periferico di Milano che mi sta particolarmente a cuore: mi riferisco alla zona di San Siro, nota ai più solo ed esclusivamente perché vi sorge lo stadio comunale “Giuseppe Meazza”, dove si sono disputati -e si disputano tuttora- incontri sportivi di rilievo internazionale; ma San Siro, cari Lettori, è anche molto altro, perché chi vi si reca ha molto da imparare.

 

No, non parlo di un quartiere di donne impellicciate con una ventina di colf al loro servizio né quantomeno di professoroni incravattati con la puzza sotto il naso (il cui titolo di studio non li rende certo migliori degli altri), bensì di una zona ove sorgono perlopiù case popolari abitate da persone che la gente spesso apostrofa come “pezzenti”, “sventurati” od addirittura “gente poco raccomandabile”.

 

Anno dopo anno ho avuto modo di constatare che, contrariamente a quanto credono queste persone ignare di cosa sia il rispetto, la periferia occidentale di Milano offre a ciascuno di noi un’occasione in più per fermarci, chiudere gli occhi e porci alcune domande, in particolare la seguente: siamo veramente sicuri che la cultura si acquisisca mediante la sola consultazione di “volumoni polverosi” (per dirla con Oscar Wilde) o sgobbando giorno e notte su tomi universitari? La risposta è…….assolutamente no, perché divenir colti significa, altresì, sperimentare materialmente le persone e le cose che trovansi intorno a noi e -soprattutto- confrontarsi con l’altro.

 

Posso di sicuro affermare di aver imparato molto dai bambini della zona San Siro: costoro, provenienti da varie parti del mondo, sono soliti prendersi per mano, stringer grandi amicizie, finendo poi col venirsi incontro vicendevolmente e col praticare insieme una serie di attività ludiche, riuscendo quindi ad esser felici anche con poco; tuttavia, non sono soltanto i fanciulli, ma anche la maggior parte dei loro insegnanti: essi, infatti, si rivelano un punto di riferimento per gli alunni, rendendosi ogni giorno disponibili a fornir loro un valido aiuto, non soltanto sotto il profilo didattico, ma anche sotto quello umano.

 

Continuando la mia passeggiata per il quartiere mi sono avveduto che erano in atto lavori di manutenzione delle strade pubbliche e delle fognature, la qual cosa non accadeva da almeno sei o sette anni (così mi pare di ricordare); ma molti edifici ospitanti case popolari sono tuttavia sull’orlo del precipizio, e nel cortile di un condominio soggiorna -dallo scorso mese di febbraio, in cui son stati eseguiti dei lavori- un’ingente quantità di materiali contenenti tracce di amianto, la qual cosa non è certo salutare per coloro che vi abitano, in particolar modo per i bambini frequentanti la scuola primaria sita nei paraggi.

 

Desidero allora rivolgere un monito alle amministrazioni locali e centrali: se vogliamo che l’Italia torni grande…..iniziamo dalle periferie: diceva Fabrizio De André che “dai diamanti non nasce niente; dal letame nascono i fior”; è dunque iniziando a prendersi cura dei cosiddetti “piccoli” che ha inizio ogni progresso.

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