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Pozzuoli, gli studenti dell’Istituto Comprensivo “Carlo Santagata” di Portici in visita alla Riserva naturale Oasi WWF Cratere degli Astroni

Portici, 3 Aprile – Sabato 30 Marzo, ancora una volta in azione i 16 instancabili ragazzi dell’Istituto Comprensivo Statale “Carlo Santagata” 5° C.D. di Portici, con il pon di giornalismo diretto dalle tutor Teresa Albano, insegnante all’istituto Agrario “il Caravaggio “di S. Gennaro Vesuviano , e Gabriella Ibello, insegnante del “Carlo Santagata” di Portici.

L’appuntamento è di quelli che lasciano il segno: il gruppo di giovanissimi si cimenta in un’avventura da veri reporter d’assalto, a contatto con la fauna e gli animali preistorici.

 

Il luogo e davvero mozzafiato: la straordinaria Riserva naturale Oasi WWF Cratere degli Astroni di Pozzuoli. Una zona di protezione speciale.

 

 

 

 

ll Cratere degli Astroni è un vulcano spento che fa parte del più complesso cratere di Agnano, il più grande tra i circa quaranta che si trovano nella caldera dei Campi Flegrei. E’ una riserva naturale statale di proprietà della Regione Campania, la cui gestione è affidata al WWF Italia.

Sotto la guida del geologo Carlo Scirocco ne scopriamo gli affascinanti segreti.

 

 

 

“Il vulcano si è originato in seguito a 7 eruzioni di magnitudo variabile, avvenute quasi 4.000 anni fa” ci spiega la giuda. L’edificio vulcanico è alto 200 m s.l.m. ed il suo cratere ha una forma a caldera ellittica, con l’asse maggiore di circa 2 km disposto secondo la direzione est-ovest e l’asse minore di circa 1,6 km. All’interno del cratere spiccano due rilievi (due piccole colline) formatisi in seguito all’ultima fase eruttiva del vulcano: il colle dell’Imperatrice (76 m), piccolo cratere spento.

Il geologo Scirocco, ci racconta che l’intera area è stata prima in mano agli Aragonesi, poi ai Borboni. Utilizzata come oasi di caccia, introducevano animali come il cervo e altri, paradossalmente quasi in trappola ma in piena natura, con un muro costruito lungo la circonferenza del cratere per evitare la fuga degli animali, di cui ancora oggi è possibile ammirare la sua bellezza.

 

All’interno della fauna vivono tanti insetti e animali, tra cui il Falco Pellegrino, la sua casa è sull’unica parete rocciosa del cratere,  – spiega il geologo Scirocco –  si tratta di una gigantesca massa lavica soprannominata “Duomo Lavico”, una lava rimasta intatta, trasformatasi poi roccia.

 

 

 

Durante il percorso incrociamo vari tipi di dinosauro vissuti nell’affascinante preistoria, si fa avanti “l’Allosauris”,il carnivoro giurassico;

 

non è certamente il solo, incontriamo  il temibile “Cynognathus”,carnivoro di 20 chili;  e subito dopo “Megacephalus”, grande predatore, in compagnia di “Dodo”, uccello scomparso qualche decennio fa.

 

 

 

 

Riprendiamo senza sosta il faticoso cammino, la guida Scirocco ci fa notare la sottile differenza tra la piuma che serve per riscaldare il corpo, e le penne che invece servono per volare.

 

Non perdono la concentrazione i 16 attenti ragazzi, sempre pronti a porre qualche domanda per il tanto atteso articolo della affascinate giornata trascorsa.

 

 

 

Lungo il percorso ci imbattiamo in alcune bacheche che danno indicazioni sui vari insetti, ma anche fossili e piume, descrivendole nei particolari, risalendo alle proprie origini.

Scirocco porta con sé una bussola per orientarsi e uno zaino con dentro tre differenti sabbia: quella metallica, ponendo l’accento sulla differenza tra sabbia vulcanica quindi metallica, appoggiata su di un vetro che attraverso una calamita, si mimetizzano nella sabbia,attratti dalla medesima. Segue poi quella rosa, che viceversa non possedere alcuna proprietà e quindi non c’è nessuna possibilità che possa essere attratta alla calamita. Infine il cerchio si chiude su quella tradizionale, che ritroviamo generalmente ovunque, anche con nessuna traccia metallica.

 

L’affascinate ricerca continua, osserviamo, infine, delle pietre, una diversa dall’altra: vulcanica e lava solida.  Finalmente arriviamo al Centro del cratere, lo spettacolo che si presenta è da togliere il fiato: una grande quercia, circondata da un anello di cenere, rappresentato da un polmone verde. La denominiamo area di sosta Gennarino, secondo il suggerimento del geologo, perché al centro c’è un esemplare di farnia, il nome della quercia, che  potrebbe risalire a 500 anni fa!

Da quanto tempo lavori agli Astroni del wwf? Di sicuro da due anni, prima ho partecipato a divulgazione geologica ma soprattutto educazione ambientale presso le scuole, – chiosa il geologo Scirocco –  ne approfitto per lanciare un messaggio: non estinguetevi”.

 

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