Cronaca

Poggioreale, un detenuto rivela:”Piano dei Cesaro per calunniare il pm”. I difensori: “Oblique farneticazioni”

Napoli, 13 Gennaio –  Nel carcere di Poggioreale un detenuto rivela un piano di Aniello e Raffaele Cesaro, fratelli del deputato di Forza Italia Luigi Cesaro per calunniare il pm Maria Di Mauro, uno dei titolari dell’inchiesta sul Piano di insediamento produttivo di Marano (Pip) promettendogli in cambio una casa a Milano e la sicurezza per sè e per la sua famiglia.

Dal verbale depositato da alcuni giorni al Riesame, che dovrà decidere sulla richiesta di scarcerazione avanzata dai difensori dei due indagati, gli confidarono il loro progetto di inquinare la prove, chiedendo a un perito compiacente di trascrivere come «Bar hall», nome di una struttura di loro proprietà, la parola «barone», soprannome del boss Giuseppe Polverino, socio in affari, secondo l’accusa, dei Cesaro.

 Ecco una parte del verbale: «Si sparse la voce che erano arrivati i fratelli Cesaro e che erano imprenditori facoltosi e molti detenuti volevano ricavare dei soldi come avviene spesso all’interno del carcere… Quando sapemmo che volevano chiedere soldi ai fratelli Cesaro, intervenimmo chiaramente io e Bruno P.: i due fratelli, che stavano nella cella numero 10 solo loro, avevano paura di scendere al passeggio ed in genere avevano proprio paura dell’ambiente carcerario. Così Giustino P., grande di età, li avvicinò per conto mio dicendo che qualsiasi cosa dovevano rivolgersi a me stesso. Ogni mattina alle 9 le guardie aprivano le celle per farci socializzare tra noi e così pian piano mi avvicinai ai Cesaro e almeno inizialmente di più a Raffaele il quale mi chiedeva a chi fare riferimento in carcere e come fare per andare liberamente al passeggio… Così scesi prima io al passeggio e avvisai gli altri detenuti di lasciare stare i Cesaro che erano sotto la nostra protezione e poi i Cesaro scendevano regolarmente al passeggio. Inizialmente io non chiesi niente a loro e i predetti Cesaro mandavano nella mia cella pacchetti di sigarette ogni settimana. Io dissi loro che nei confronti degli altri detenuti questa cosa non stava bene e così loro si offrirono di farmi un pensiero in termini di soldi. Io dissi: fate voi, stabilendo solo le modalità, in quanto loro avevano paura di far incontrare la loro famiglia con la mia compagna. Io dissi loro di far depositare in una busta di fronte al carcere, e precisamente presso il bar denominato “L’angolo della libertà”, una busta che su indicazione dei Cesaro conteneva dei completini per la mia bambina e nascosta tra questi una busta con dei soldi… Nella prima busta i Cesaro misero 500 euro e così ogni settimana con lo stesso sistema mettevano cifre sempre vicine a quella somma».

Ma non è ancora finita, perché i due — riferisce a verbale il detenuto «autorevole» — gli confidarono il loro progetto di inquinare la prove, chiedendo a un perito compiacente di trascrivere come «Bar hall», nome di una struttura di loro proprietà, la parola «barone», soprannome del boss Giuseppe Polverino, socio in affari, secondo l’accusa, dei Cesaro. Il verbale è depositato da giorni al Riesame, che dovrà decidere sulla richiesta di scarcerazione avanzata dai difensori dei due indagati. Martedì anche la Cassazione si pronuncerà sulla vicenda.

I difensori dei fratelli Cesaro precisano che «Si tratta di oblique farneticazioni dettate dal risentimento determinato da insoddisfatte richieste estorsive. I miei assistiti non si faranno massacrare da calunnie tanto evidenti quanto strumentali e restano ancora in attesa che le plurime denunce presentate all’Autorità Giudiziaria per gravissimi reati consumati ai loro danni vengano perseguiti con fermezza e rigore». Ad affermarlo Vincenzo Maiello che unitamente al professor Franco Coppi e agli avvocati Raffaele Quaranta e Paolo Trofino assiste gli imprenditori Aniello e Raffaele Cesaro.

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