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Pirelli lascia Mediobanca: annunciata la fuoriuscita dallo storico patto di sindacato

Milano, 25 Ottobre – È del 12 Settembre scorso la nota ufficiale pubblicata sul sito di Pirelli, che annuncia la fuoriuscita del Gruppo della Bicocca dallo storico patto di sindacato di Mediobanca.

Il Gruppo, guidato dall’imprenditore milanese Marco Tronchetti Provera nel ruolo di CEO, ha infatti comunicato ufficialmente al Presidente dell’Accordo per la partecipazione nel capitale di Mediobanca, la sua decisione di esercitare il diretto di disdetta dall’accordo stesso, che varrà per tutte le 5.753.367 azioni in suo possesso, corrispondenti all’incirca l’1,79% del capitale sociale Mediobanca , e che si consumerà a partire dal 31 Dicembre 2017, in concomitanza alla naturale scadenza del patto stesso.

Una storia lunga 70 anni

 Anche se per adesso il colosso degli pneumatici non ha fatto alcun cenno alle motivazioni che l’hanno portato, dopo la sua entrata nel 1958, ad abbandonare il gruppo formato dai grandi azionisti di Mediobanca Spa e a portarsi via tutte le sue quote, sono già state fatte alcune ipotesi, anche valutando l’attuale situazione di Pirelli.

Dopo una programmata operazione di rifinanziamento, che ha permesso all’azienda milanese di risollevare il suo profilo finanziario con un aumento di capitale e una dilazione del debito, Pirelli è infatti pronta al suo rientro sul mercato azionario, lasciato due anni prima in concomitanza alla salita ai vertici aziendali dei cinesi di ChemChina.

Per Ottobre è infatti atteso il lancio dell’IPO del Gruppo su Piazza Affari, e per questo molti hanno ipotizzato che, potendo disporre di queste nuove azioni, prima vincolate nel patto di Mediobanca, Pirelli vorrà renderle disponibili sul mercato, per contribuire ulteriormente alla dilazione del debito e dare nuova linfa alla sua quotazione.

Nonostante le indiscrezioni, la dirigenza del Gruppo ha confermato che non ha fretta di vendere le quote di Mediobanca, anche perché, almeno fino alla fine dell’anno, resterà ancora vincolata al patto di sindacato.

Il circolo esclusivo della finanza italiana

Nonostante la defezione di Pirelli, che porta via con sé l’1,79% del capitale sociale del gruppo bancario milanese, il patto di Piazzetta Cuccia non vede messa in pericolo la sua esistenza. Dopo l’uscita del gruppo della P lunga non sono attesi altri abbandoni, se non di lieve entità, e le quote del nucleo degli azionisti di maggioranza, ossia Unicredit (8,46%), Bolloré (7,91%) e Mediolanum (3,3%), unite alle percentuali degli altri azionisti minori, ossia Benetton, Italmobiliare, Fininvest, il gruppo Gavio, Sinpar e Ferrero, riusciranno comunque a mantenersi sopra il 25%, ossia la quota minima necessaria per il mantenimento del patto, garantendo il rinnovo automatico dell’accordo almeno fino al prossimo biennio.

È difficile tuttavia non vedere in questo importante abbandono, un primo passo verso lo smantellamento del patto, in linea anche con il processo di trasformazione che sta interessando la stessa Mediobanca. Il gruppo bancario guidato da Alberto Nagel sembra infatti sempre più orientato ad abbandonare la sua natura di holding, partecipata e gestita da più azionisti, per assumere la natura di gruppo bancario diversificato, affidato ad una gestione e a un board più snello e più in linea con le esigenze del moderno capitalismo.

Verso il rinnovo della governance

Per sapere l’evoluzione del patto di sindacato e della sua governance, non resta che attendere il 28 Ottobre, quando l’assemblea metterà ai voti la lista dei candidati messa a punto dai soci del patto per il rinnovo del CdA lo scorso 22 Settembre.

Un incontro importante, in quanto questa assemblea del patto è stata l’ultima a poter decidere la lista dei candidati per il Cda: sembra infatti che a partire dal 2020 verrà introdotto il modello monistico, senza collegio sindacale, che prevede che la lista del nuovo Consiglio di Amministrazione venga proposta da quello uscente.

Come riportato da una notizia d’ultim’ora riportata sul sito dell’ANSA, già nelle modalità e nelle disposizioni concordate in questo incontro sono emerse delle importanti novità, sia per il futuro dell’azionariato che della governance del Gruppo bancario, ed è possibile fare delle ipotesi sulle conferme e sugli scontati abbandoni.

Intanto diminuirà il numero dei consiglieri, che passeranno da 17 a 15, e la maggioranza di essi saranno indipendenti. Inoltre, il nuovo CdA resterà in carica 3 anni, contro i due anni del patto, che, confermato il rinnovo per un altro biennio, dovrebbe naturalmente sciogliersi il 31 Dicembre 2019, dando tuttavia la possibilità ai soci del patto di recedere con modalità anticipata entro il 30 Settembre 2018. Possibilità che potrebbe comportare lo scioglimento del patto già entro la fine del prossimo anno.

Per quanto riguarda le cariche, mentre sembrano scontati i rinnovi delle cariche al vertice, quindi di Renato Pagliaro come Presidente, di Alberto Nagel come CEO e di Francesco Saverio Vinci come Direttore Generale, sicuramente verrà eletto un nuovo Vice Presidente, a sostituzione di Marco Tronchetti Provera, che seguirà le sorti del Gruppo Pirelli abbandonando la sua carica ai vertici del patto sindacale.

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