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Per il volano di sviluppo della galleria del Matese, 125 milioni di euro non 6 miliardi per il Mose di Venezia che non funzionerà

Napoli, 17 Novembre – Bojano (CB) è stata la capitale del Sannio Pentro fino alla nota battaglia omonima (305 a. C.) che ne vide la fine per l’espansionismo romano. Dal 290 l’intero Sannio fu sottomesso a Roma dopo tre guerre sannitiche durate mezzo secolo e con la nota vittoria dei vinti alle Forche Caudine del 321 a.C.. A Bojano pochi anni fa vi erano diffusi cartelli stradali, che ricordavano le parole del patavino Tito Livio, cartelli promossi dall’allora Sindaco Pio Romano, di recente morto a Bojano.

Il Matese, montagna sacra dei Sanniti, è nel Mezzogiorno, dunque nel Sud. Se esso è area ad economia attardata potrebbe colmare, in parte, il divario con le economie costiere adriatiche e tirreniche anche mediante la galleria di valico del Matese. Ma il Parco Naturale Nazionale del Matese, in linea di decollo (con brindisi ed evviva gà fatti da molti che amano Virgilio e le Georgiche) lo permetterà? Il Sannio Alifano più di quello molisano potrà sperare nel volano economico e sociale della galleria di valico del Matese il cui costo si aggirerebbe solo su 125 milioni di euro e non di più. Una sciocchezza rispetto ad altri costi come il Mose di Venezia, costato già 6 miliardi di euro e che non funzionerà a detta di Tecnici con la T maiuscola. La certificazione di un divario sempre più difficile da colmare arriva dal rapporto Svimez sull’economia e la società del Mezzogiorno 2019. Una crescita, quella del Sud, ampiamente al di sotto di quella delle regioni del centro-nord; un crollo demografico imponente visto che, in meno di 20 anni, oltre due milioni di italiani residenti nel Mezzogiorno hanno lasciato la propria terra in cerca di fortuna. Numeri che fanno il paio con la mancanza di lavoro e opportunità professionali.

E poi l’impatto del Reddito di Cittadinanza sulle esistenze e sui destini: la Svimez certifica che l’assegno mensile allontana le persone in cerca di occupazione dal mondo del lavoro. Ancora una volta Istituti accreditati e superpartes certificano la forbice Nord Sud. Per la galleria del Matese tra Guardiaregia Cusano Mutri e Goija S. si sono espressi, anche pubblicamente, sia lo scrivente che l’Avv. Luigi Cimino nonché molti di Cusano Mutri e alcuni di Bojano come C. Silvaroli mentre presiedeva il Nucleo Industriale CB-Bojano e l’ex presidente della Camera di Commercio campobassana, L. Falcione.  Altri, soprattutto piedimontesi e campani, stanno a guardare e ricevere ordini dai politici napoletani che del Matese conoscono poco o nulla, ma solo i feudi elettorali dove mietere consensi. La Regione Campania è sempre stata sorda e cieca al problema del nodo viario est-ovest campano-molisano e continua a interessarsi solo di strade nord-sud e costiere. Il Molise, invece, ha sempre mostrato più interesse al collegamento est-ovest. Trovo spunti dall’incontro pubblico, riportato da questo media, a Piedimonte tra enti sovracomunali alla biblioteca A. Sanseverino:”Non solo un dibattito per Piedimonte e su Piedimonte, spiegano gli organizzatori: il convegno in programma sabato intende promuovere una visione di sviluppo d’area. Per questo, oltre alla presenza di Paolo Berdini e Santo Fabiano, abbiamo richiesto l’intervento dei presidenti di enti sovracomunali. Un’occasione di confronto aperta soprattutto ai Comuni della fascia collinare del Matese. Servono conoscenze e strumenti operativi. Le opportunità di sviluppo non vengono mai per caso. Si creano. Se abbiamo un’idea diversa di città, è il momento di dirlo. Se la rete commerciale è in crisi, vanno individuate soluzioni. Se urbanisticamente Piedimonte è una frittata, bisogna salvare ove possibile la perduta identità. Se registriamo l’uso e l’abuso dell’auto, occorre riflettere sulle nostre cattive abitudini. Se il patrimonio artistico non è inserito in un circuito fruibile 7 giorni su 7, bisogna muoversi per attivare sempre più flussi turistici. Se ci sono sacche di indigenza e di svantaggio socio culturale bisogna pensare ad un serio modello di welfare cittadino. Solo per fare alcuni esempi. Ma servono soprattutto confronto e dialogo”. Piedimonte con la galleria del Matese è compatibile mediante la bretella Gioja S. Pioppiata come riportato dal sito PIEDIMONTE MATESE, curato dal mio compagno di classe Angelo Pepe.

Negli anni Sessanta due tunnel furono scavati per valicare il Matese tra Guardiaregia a Cusano Mutri (primo tunnel di 10,7 km) e tra Cusano M. e Criscia di Gioja S. (5 km). Dentro vi passa l’acqua delle tre sorgenti del Biferno di Bojano (CB), visitate in agosto scorso con Michele Spina, ex responsabile molisano della Cassa del Mezzogiorno che fece l’Acquedotto Molisano-Campano per dissetare parte della metropoli napoletana fino ad Ischia e Procida. La mia tesi all’Università di Padova riprende quegli studi geotecnici del Matese e conferma che il colosso montuoso si può valicare solo attraverso quella direzione di minore impatto ambientale interno per le falde freatiche, pendenze, ecc.. Se ci si associa una galleria più ampia è possibile far transitare automobili, camion e forse anche il treno. Nella tesi di perfezionamento in Ingegneria del Territorio della Facltà d’Ingegneria di Padova, nel 1994, stimavo un costo per la galleria del Matese tra Molise e Campania di 250 miliardi di lire, pagabili in 30 anni di esercizio con il costo del biglietto di transito di oltre 3000 autoveicoli al giorno: al bivio di Vinchiaturo-Guardiaregia (massima densità di traffico veicolare molisana) passano oltre 30 mila autoveicoli al giorno e solo il 10% è stato sottostimato che possa utilizzare la scorciatoia della galleria di valico del Matese per non aggirare i 75 km del massiccio sia ad ovest ch ad est.  Si ipotizzava un consorzio pubblico-privato per compiere l’opera affidata ad imprese private.

Altri dettagli sono nella tesi di più di 100 pagine. Insomma un’opera del genere è restata lettera morta, ma giace sotto le ceneri della cronaca attuale viva e della storia e chissà che prima o dopo qualcuno riaccenda quel fuoco della speranza di rompere l’isolamento geostorico delle valli interne campane e molisane. Io ci spero e sono gratificato di aver dato un contributo tecnico gratificante e soprattutto gratis per una terra che mi ha dato il Natale e dalla quale migrai quasi 50 anni fa. La Campania ha energie culturali da vendere al mondo intero per la storia immensa che conserva anche se in male modo. Tale regione però è afflitta da una cronaca secolare non edificante che smorza ed affossa ogni anelito di ripresa dello sviluppo mancato. Troppe sono le riserve mentali, le connivenze partitiche dei feudi elettorali, il pressappochismo diffuso nei vertici  e nella base di non poche istituzioni private e pubbliche. Ma le genialità campane sono capaci di esprimersi più facilmente fuori regione e fuori del Sud nostrano. Nel Molise, abitato da soli 300 mila individui, meno di un quartiere napoletano, tutto funziona meglio: dalla scuola agli ospedali, ecc. anche se il grado di provincialismo e territorialità è più alto. Ecco che, preso da una sorta di quasi “sconforto d’analisi ambientale comparativa”, ho scritto un saggio “Piedimonte Matese e Letino tra Campania e Sannio”, che propone di allargare il Molise attuale all’intero Sannio storico fino a raggiungere circa 1 milione di residenti di una nuova Regione da chiamare Sannio e non Molisannio come pronosticato da altri, decenni fa. Ma anche questo grido nel deserto non ha trovato sostenitori soprattutto in “Molise, puozz’ess accis”come titola la canzone del campano-molisano, Fred Buongusto, recentemente scomparso e compianto dal mondo intero.

Il Molise è stata ed è terra d’emigrazione diffusa e i giovani sono pochi poiché gli adulti fertili sono migrati negli anni Cinquanta in America, Australia e Centro Europa, gran parte non sono tornati più. La Fontana fraterna d’Isernia sembra un inno alla bellezza storica e religiosa molisana. L’acqua donata dal Matese intero ai napoletani è tanta e ha fatto bene un sensibile artista, di Piedimonte Matese (CE), disegnare sui muri della centrale piazza Carmine “IL DONO DELL’ACQUA”.

 

 

 

Il Mezzogiorno d’Italia, terminata la Cassa del Mezzogiorno, troppo politicizzata dopo gli anni Settanta, dice Michele Spina, ora migrato dal Molise a Milano, ha poche occasioni di sviluppo rispetto al Settentrione d’Italia per varie cause, prima la maggiore distanza dai mercati del centro e nord Europa. Gli sperperi ed i rivoli dei soldi pubblici sono diffusi al Nord come al Sud con tangenti più corpose al Nord dove è prevalente una mentalità commerciale di negoziazione su tutto. Ma vediamo come e quanto è costato lo sperpero del Mose che avrebbe dovuto prevenire l’attuale acqua alta a Venezia. Le tre colossali paratie mobili che il Mose (Modello Sperimentale Elettromeccanico), iniziato nel 2003, se avessero funzionato,Venezia, sarebbe stata al sicuro dall’acqua alta eccezionale di questi giorni. Invece la conta dei danni fa paura: più di un miliardo tra chiese, commercio e trasporti spezzati dalla mareggiata. Il Ministero di beni culturali e turismo «ha attivato l’unità di crisi per la verifica e la messa in sicurezza del patrimonio culturale eventualmente danneggiato dall’eccezionale alta marea che sta colpendo Venezia». Per il Governo, Giuseppe Conte, è stato a Venezia e si è subito recato al centro operativo avanzato alla sede della polizia municipale. “Il governo si riunisce giovedì e non ci sono ragioni per non decretare lo stato di emergenza e sbloccare i primi fondi. Il governo c’è”. “Abbiamo davanti una devastazione apocalittica e totale, ma non esagero con le parole, l’80% delle città è sott’acqua, danni inimmaginabili, paurosi”, dice il Governatore del Veneto, della Lega, Luca Zaia. Venezia e il litorale sott’acqua, città vicina al collasso. Il premier Conte: ora stato d’emergenza. Danni ingenti a Venezia, è stata allagata da 120 cm di acqua la cripta della Basilica di San Marco. La Regione formalizza la richiesta di calamità naturale al Governo. Segui qui tutti gli aggiornamenti. Al terminal automobilistico di piazzale Roma la situazione è abbastanza ordinata, e il flusso di pedoni affolla ancora il ponte di Calatrava. Una volta però che ci si avventura nel cuore del centro storico, cominciano i problemi. Approdati agli imbarcaderi, a Rialto o all’Acccademia, i passeggeri dei vaporetti e si trovano davanti al nulla: il livello eccezionale della marea odierna non ha permesso la posa delle passerelle, per cui vanno avanti solo quelli che sono forniti gli stivali, o di galosce che vengono vendute per la strada. L’acqua è potabile.

L’acqua potabile di Venezia è a norma e può essere bevuta e utilizzata senza problemi. La rete dell’acquedotto è a tenuta e in pressione e non sono possibili ingressi di acqua estranea. Ancora una volta Venezia dunque è sotto l’acqua alta eccezionale e il mondo intero e i 30 milioni di turisti che la visitano ogni anno restano attoniti di fronte al disastro. L’acqua si assesta sui 150 cm. Si tratta di acqua alta eccezionale dopo che il livello ha superato i 185 cm. Sono state chiuse tutte le scuole e i vigili del fuoco hanno dovuto rispondere a 170 chiamate, molte di anziani e disabili che rischiavano di rimanere intrappolati in casa. Pellestrina, che è una delle isole davanti al mare già devastata dall’alluvione del ’66, è completamente sommersa dall’acqua. Il Sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro è stato nominato Commissario per pagare i danni subiti dai veneziani, inizialmente 20 milioni di euro, 5 mila per le famiglie e 20 mila per i negozianti. Nell’ultimo secolo la Laguna e la sua funzionalità sono state profondamente modificate dall’azione umana, che ha contribuito, indirettamente, all’accentuazione del fenomeno come il canale dei petroli profondo 9 metri a Malamocco, bocca di porto centrale. Le altezze di marea sono inoltre soggette a variazioni in rapporto a diversi fattori metereologici: sono più elevate quando la pressione barometrica subisce un notevole abbassamento e/o in presenza di un forte vento di scirocco o di bora. Quando insegnavo a Venezia, alcuni giorni, soprattutto di questo periodo, utilizzavo gli stivali e i trasportatori da un ponticello all’altro per andare e tornare dalle lezioni. Venezia va spesso sott’acqua in autunno e non solo perché il vento scirocco ingolfa le acque lagunari rallentandone l’uscita in mare aperto e causando la sommersione parziale di molte parti della città con Piazza San Marco: il salotto del mondo, dicevano i miei studenti veneziani degli anni Settanta. Si precisa che la Laguna di Venezia è per estensione la seconda in Europa dopo quella di Marsiglia. Essa è estesa 50 km da nord a sud e larga mediamente 10 ed ha tre bocche di porto: Lido, Malamocco e Chioggia. Dalla bocca centrale di Malamacco con il Canale dei Petroli, profondo 9 metri, entrano ed escono le petroliere che collegano le raffinerie di Marghera all’esterno. Da Padova era prevista un’idrovia di 27 km (24 in terraferma e 3 in laguna fino al canale suddetto, idrovia ancora non completata dopo lo stop di oltre 30 anni fa). Per sensibilità ecologica, storica ed economica, ho seguito da vicino sia le vicissitudini dell’idrovia “Padova-Venezia”, oggi detta “Padova-mare”, che la più grave ed annosa vicenda del Mose che ha fatto spendere quasi 6 miliardi di euro senza risolvere, ancora, il problema dell’acqua alta veneziana.

Nel 1977 insegnavo a Venezia è seguivo da vicino sia la Legge di Salvaguardia di Venezia del 1973 che il dibattito serrato tra sostenitori veneziani di varie ipotesi di salvaguardia di come spendere i molti soldi raccolti in Italia e all’estero. Sul Mose ci sono state critiche iniziali dei verdi (guidati dalla famiglia, Boato, erano per sbloccare i 600 kmq di valli di pesca e far respirare di più il mare lagunare oltre che non emungere più acqua sulla costa mestrina) e di altri cittadini veneziani e non, che non sono state ascoltate dalle Autorità preposte poi dal Consorzio Venezia Nuova. Il Sindaco di Venezia, Cacciari, intuì l’iter strano del Mose e diede fiducia al valente Tecnico, Vincenzo Di Tella, che fece e propose un altro progetto al posto del Mose ritenuto non valido, ma, a Roma, le Autorità preposte, con il primo ministro di allora, R. Prodi, non vollero riceverlo nonostante Cacciari lo avesse indicato. Il Tecnico, V. Di Tella, con esperienza di lavoro marino internazionale, aveva studiato il Mose e aveva notato errori tecnici sostanziali, poi in collaborazione con alcuni Ingegneri, ha scritto e pubblicato un libro in merito, che è stato criticato dalle ex Autorità preposte, che addirittura hanno esposto querela di diffamazione, ritenuta poi infondata dai magistrati. I media locali hanno riportato ”Con il libro Il Mose salverà Venezia?” Gli autori Vincenzo Di Tella, Gaetano Sebastiani e Paolo Vielmo portano a conoscenza dell’opinione pubblica le argomentazioni tecniche e le valutazioni specifiche che, a loro giudizio, dimostrano come nel progetto Mose basilari aspetti funzionali non siano stati risolti e come la stessa architettura di sistema sia stata impostata con soluzioni inutilmente gravose per l’ambiente e ponga problemi di sicurezza, di costi di realizzazione e manutenzione, di efficacia funzionale dovuta anche all’impossibilità di adeguarlo a mutate condizioni ambientali future”. Sembra che anche se non funzionasse bene il Mose (che richiede 100 milioni di euro all’anno di manutenzione), non sia possibile chiedere danni ai tecnici che lo hanno proposto e redatto in quanto è sperimentale. Dunque la “cupola affaristica” (cupola, di tangenti “colossali”-20 milioni di euro accertati- tra pochi nomi eccellenti, scoperchiata dalla Magistratura, su querela di una collaboratrice del Governatore della Regione Veneto) lo aveva pensato prima il grande inganno del Mose. Fino a quando il mondo non le vedrà in azione non potrà dire nulla dicono in molti, ma Di Tella dice che non può funzionare perché non è un progetto realistico, anzi è nulla. Altri dicono che basterebbe farlo funzionare per una sola delle tre bocche di porto e poi applicarlo o non applicarlo alle altre. Di Tella dice che se va in funzione c’è il rischio che l’onda mareale può sfasciarlo con pezzi delle barriere mobili che potrebbero finire in Piazza San Marco.

Venezia ha tratto e trae dall’acqua la sua ragione di essere e la sua grandezza e il suo carattere di città unica al mondo; per questo essere veneziani ha sempre significato essere partecipi di questa “acquaticità”. L’acqua alta in laguna di Venezia dipende da effetti locali interni alla Laguna, provocati dai venti, dalle piogge e, soprattutto in passato, dagli apporti di acque dolci continentali, che la Repubblica Veneta o Serenissima con il Magistrato alle Acque, seppe con equilibrio, fare, deviando fuori della laguna i fiumi al fine di preservarne l’interramento. Dunque il Mose pare che entri in funzione nel 2021, ma secondo il parere tecnico di V. Di Tella, non è idoneo e costa 100 milioni di euro annui per la manutenzione. Ciò è stato ribadito in TV7 il 15 c.m.. Per il Tecnico, Vincenzo Di Tella, il suo progetto, inascoltato, e che costava circa un sesto del Mose (900 milioni di euro a fronte dei quasi 6 miliardi) fu certificato da una società francese, mentre il progetto del Mose non venne certificato da nessuno. Il direttore del media TV7 è il Prof. Ermanno Chasen, che fu, a suo dire pubblico del 15 c. m., licenziato da un media trevigiano per articolo scritti contro il canale dei petroli, che alterava la geomorfologia della Laguna di Venezia. Dunque la stampa non è carta straccia, ma memoria e cultura se sensibile alla res publica. Dunque sperperare soldi per salvare Venezia, già ricca di turismo e possidenti internazionali è possibile, investire un po’ di euro per la galleria del Matese, volano di sviluppo del Sannio Alifano è auspicabile, creativo e fattivo, possibile senza senza il diffuso meridionalismo piagnone!

Giuseppe Pace (Perf. Ingegneria Territorio, Univ. Padova con tesi sulla galleria del Matese)

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