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Palma Campania, la festa delle Quadriglie: era già tutto scritto?

Palma Campania, 10 Giugno Una domenica particolare quella di ieri: a partire dalle 18.00 e fino a tarda sera le strade di Palma Campania si sono riempite di gente. L’occasione è stata di quelle inconsuete: una Festa delle Quadriglie in piena stagione calda. Si è trattato di una riproposizione estiva, in forma sperimentale, dei canzonieri (nove quest’anno, quanti sono attualmente i comitati), che rappresentano il core del celebre Carnevale Palmese. L’idea della festa estiva (bando alla data, ormai l’estate è alle porte) nasce da una proposta avanzata più volte dal dott. Aniello Lauri, esperto maestro di quadriglia e profondo conoscitore dell’animo palmese, amante del Carnevale. Fino ad oggi il proposito non era stato attuato, soprattutto perché se è vero che il paese aspetta Carnevale tutto l’anno è anche vero che è difficile ricrearne l’atmosfera fuori tempo, senza contare l’oggettiva difficoltà di adattare gli abiti dal tessuto pesante e dalla struttura complessa al clima caldo. Nel 2019 la svolta, con l’accordo tra l’Amministrazione comunale del sindaco Aniello Donnarumma e i comitati delle Quadriglie affinché si uscisse anche in una data, primaverile o estiva che fosse.

L’auspicio degli organizzatori della Festa delle Quadriglie è di creare un format che possa far conoscere la quadriglia come attrattore culturale e dare l’input a un’economia incentrata sulla quadriglia e sui suoi elementi caratterizzanti: musica, maestro, costumi, cacciate, ma anche scenografie e coreografie. Il caldo afoso delle ore pomeridiane di domenica non ha aiutato molto. Soprattutto ha reso arduo il compito di coloro che, puntuali e forse un po’ impazienti, hanno rispettato l’orario fissato per dare il via ai caratteristici cerchi negli slarghi e negli incroci del centro storico. Il tramonto ha ribaltato la situazione, incoraggiando sia i palmesi e sia numerosi forestieri, decretando un complessivo successo per l’esperimento.

Va rilevato che se da un lato l’esibizione ha beneficiato della libertà dalla competizione invernale per la conquista del Palio ed è stata alleggerita di schemi e sovrastrutture (per esempio non è stata condizionata dal giudizio della giuria), dall’altro ha risentito della non numerosa partecipazione dei quadriglianti. Le maschere e i costumi portati in giro per le strade sono apparsi decontestualizzati e puramente rappresentativi del titolo della quadriglia; i figuranti, loro malgrado, non hanno valorizzato i temi e la creatività del popolo palmese. Pochi sono stati, infatti, i personaggi in costume, il cui ruolo è stato soprattutto quello di proporre un campione dei meravigliosi abiti che le quadriglie sanno realizzare. Su tutto ha trionfato la bravura dei maestri, di cui alcuni particolarmente capaci di comandare la quadriglia.

La regina del Carnevale estivo è stata la voglia di divertirsi. Ma era un evento proprio imprevedibile? No, non lo era e vi spieghiamo il perché.

Ci è tornato alla mente un antico e interessante documento sotto forma di lettera datato 1859 di cui già qualche storico locale ha parlato e di cui abbiamo apprezzato una riproduzione quando abbiamo visitato la mostra fotografica storica sul Carnevale che l’associazione di promozione sociale VIVA ha allestito a marzo, presso la Galleria Riquadro. Il documento apriva la mostra ed era una vera curiosità.

La lettera originale si trova nell’archivio della Curia vescovile di Nola ed è indirizzata al vescovo dell’epoca, monsignor Giuseppe Formisano. Si tratta di una lamentela del vicario Lauri, esposta anche per conto del parroco Pizza; vi si dice che i palmesi hanno l’abitudine di mascherarsi a Carnevale, ma anche la tendenza a trasformare ogni occasione in baldoria, addirittura i riti del Venerdì Santo, quando dai canti religiosi si passa a quelli goliardici, facendo cerchio intorno a chi ha uno strumento musicale.

Riportiamo uno stralcio della lettera: “Eccellenza, nello scorso anno la supplicai in riguardo agli sconcerti, che sapevano d’irregolarità, coi quali erano solite farsi le Processioni nel Venerdì Santo per visitare i Sepolcri, ed io sarò sempre riconoscente all’Eccellenza Vostra perché senza ritardo fece qui arrivare officio del Sottintendente col quale si ordinava a questo Regio Giudice ed ai Sindaci di questa Forania d’impedirle. Vostra Eccellenza può essere persuasa appieno che gli Sconcerti, per i quali dette Processioni [che sembrano] piuttosto da baccanti debbono proibirsi. Si rinnoverebbero, se si lasciassero fare di nuovo. Basta per tutto argomento della verità di mia assertiva, che Vostra Eccellenza sappia, che nell’ultimo giorno di Carnevale io e questo parroco, ostacolando le Mascherate, furonvi non pochi, i quali lagnosi del nostro agire dissero, che non volendo noi permettere le Processioni del Venerdì Santo, essi volevano almeno divertirsi nel Carnevale. L’è un detto molto significante, consuono a quanto io esponeva a Vostra Eccellenza nello scorso anno, che cioè i zelatori delle Processioni del Venerdì Santo erano i promotori delle Mascherate in Carnevale, e che essi fanno il concetto medesimo di quelle e di queste”.

La quadriglia, la musica, una sorta di irriverenza e l’incontenibile gioia di vivere sono dunque linfa che scorre da generazioni nelle vene dei palmesi. E non c’è stagione che tenga.

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