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Palma Campania, incontro con Antonio Marotta: i suoni dell’anima dell’eclettico artista della tammorra [VIDEO]

 

Palma Campania, 28 Ottobre – Antonio Marotta, classe 1981, eclettico artista di Palma Campania, sta lavorando ad un nuovo disco,” LuciGnolo.Il progetto prevede brani dalla sonorità del tutto diversa dal precedente “Siriana”, un disco che nasce dall’ispirazione passionale della canzone classica napoletana, contenente 12 tracce in vena autorale. Marotta, voce, chitarra acustica, elettrica, battente, accompagnato da un gruppo di musicisti di diversa cultura musicale che va dal jazz al rap, dalla musica blues alla sonorità urbane danno vita ad un inciso di Pezzi fatti in casa di CaSa MaroTta,dallo spacco autobiografico da cui non prescinde secondo vocalità, espressività, impulsi fatti di ironia, paura, metafora, sofferenza, speranza, passione, fantasia, realtà, politica napoletana, fanatismo.

Titolo momentaneo del nuovo lavoro è il noto monello Lucignolo, che sta ad indicare il bisogno dell’uomo di evadere dalle regole che opprimono l’anima, il “mal di vivere” di chi è incastonato in un mondo che non sente suo, così dominato dalla fretta e dall’incomunicabilità. “Sento il bisogno di concentrarmi sul personaggio Lucignolo. Ci sono io, le mie vicissitudini, i macigni che mi porto dentro e che devo tirar fuori. Solo la musica può aiutarmi.”

È un progetto frammisto di sei brani, di cui Ehilà, pubblicato il mese scorso con l’etichetta discografica della Radici Music, che ha curato le precedenti tre fatiche del cantautore Marotta: Canti a dispetto 2011, Catene 2015 e Siriana 2018. I restanti testi del cantautore di  LuciGnolo sono in embrione, con produzione autonoma e affrontano la religiosità, il senso del magico, il misticismo di sacro e profano, quel tumulto di viaggio già percorso; è il ritorno alle radici della prima fase di cantautore, canzoni di un mondo di intrigo, il tribale. La nuova  musica è ispirata alle tradizioni  popolari campane prodotta con la sonorità dei tamburi mescolati all’elettronica. Usufruisce di collaboratori musicisti: Mario Vorraro e Alessandra Ruggiero,

“È ritorno alle origini, fondamenta del nuovo disco, – ci tiene a precisare il cantautore– con musica prodotta a tamburo, sguardo al mondo del linguaggio rituale, fuga dall’ordinario. Il mio mondo, l’infanzia, i ricordi di scene vissute attraverso la figura della nonna nel mondo del misticismo e magia”. Anche questo è un progetto fatto di frammenti, l’artista pubblica i brani a pezzi, avvalendosi dei social per una più ampia diffusione. Ci parla di come avviene la costruzione della tammòrra, lui artigiano costruttore di tamburi a cornice, strumento a percussione conosciuto in Campania come in varie zone del sud Italia, e in diversi luoghi geografici e del mondo.

L’esperienza e padronanza nella creazione l’ho acquisita fin da giovinetto, sono stato molto attento nel processo della costruzione, nel rubare il mestiere. Nessuno lo insegna! Nella bottega di mio nonno falegname, vi sostavano occasionalmente artigiani che costruivano le tammòrre, gli stessi che ho incontrato in seguito e ho avuto dei riscontri, alle feste paesane, poi ai” meeting internazionali del tamburello” con giovani ed anziani.”

Il tamburo che batte Marotta emette dei suoni armonici da cui nascono i suoi brani. “Produce il suono potente e grave, se piccolo il tamburo, il suono sale di tonalità, è meglio costruire la tammòrra con un diametro tipico di circa 40 cm, alti circa dai 9 ai 12 cm.” E ancora, continua a parlarci il cantautore, con lo sguardo profondo e luminoso

“È importante la scelta della pelle, io utilizzo quella di capra che appena scuoiata va messa sotto sale per la conservazione. La scelta avviene non solo per colore ma con il tocco della mano quasi a lisciare per sentirne la sensazione della resistenza. Quanto più fine è la pelle tanto è più delicata ma facile da tirare. La tammòrra prende vita in tutta la sua bellezza passando dalla lavorazione della pelle, al cerchio tagliato all’interno della pelle, alla cucitura del cerchio di legno che piego mediante la torsione a bagno, all’assemblaggio e accordatura dello strumento, fino a quando la prima vibrazione viene fuori dalla pelle battente del tamburo. Proprio una serie di operazioni di dimestichezza manuali accompagnate da tanta pazienza e passione”.

Costruire una tammòrra è un atto d’amore oltre che di pazienza e di ricerca della propria voce. La tammòrra è lo strumento di potere per eccellenza, supporta la ritualità di intere culture.

Le tammòrre di Marotta sono la sua voce, l’impulso, l’anima, il suo “Essere.” È un richiamo primordiale ad essere. Così l’uomo che batte il tamburo non è più solo, chiama a raccolta gli altri uomini e si fa comunità.

                                                                 

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