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Omicidio stradale Giuseppe Ferlito, Alberto Pallotti (presidente A.I.F.V.S. Onlus): “Massimo della pena se fosse riconosciuto colpevole dei gravi fatti ipotizzati”

Catania, 16 Settembre – “Grazie al lavoro svolto sul territorio, ho saputo, dalle nostre fonti interne, che l’assassino di Giuseppe Ferlito sarebbe stato già individuato ed assegnato ai domiciliari. Non ci aspettiamo che la magistratura o i telegiornali ci diano notizie in merito all’evoluzione processuale, seppur lo facciano ampiamente per argomenti assolutamente inutili, chiediamo, piuttosto, e a gran voce, la massima pena per il colpevole e giustizia per i familiari condannati all’ergastolo del dolore”. A parlare è il presidente dell’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada Onlus, Alberto Pallotti, che, in un video pubblicato sulla pagina ufficiale associativa, ha ribadito la vicinanza ai familiari della vittima.

“L’impegno in prima persona del responsabile della nostra sede di Catania,  Pietro Crisafulli, è una costante sulla quale possono contare le persone vicine a Giuseppe Ferlito”, ha affermato il leader dell’A.I.F.V.S. Onlus. L’incidente si è consumato nella notte tra il 6 ed il 7 settembre, alle ore 2:40 circa, in via zia Lisa, in Catania, mentre il 21enne stava tornando a casa in sella al suo scooter “Honda SH”, dopo aver svolto la mansione di cameriere presso il ristorante “Terrazza del Barone” in via Plebiscito. Un SUV, che viaggiava ad altissima velocità, ha investito il giovane, che è deceduto sul colpo nonostante indossasse il casco e fosse stato immediatamente trasportato all’ospedale Garibaldi Centro.

Pietro Crisafulli, che conosceva Giuseppe, appena è venuto a conoscenza dell’accaduto ed ha chiesto subito il sequestro delle telecamere in via zia Lisa. “E’ veramente incredibile coprire una notizia oppure, addirittura, insinuare, come hanno fatto alcuni quotidiani, che il criminale si sia fermato ed abbia prestato soccorso – afferma il catanese -. Sono sconvolto dal fatto che anche i media locali siano stati complici di questo sistema, vorremmo capire il motivo fondante di tale atteggiamento. Posso dire che colui che ha commesso il reato, è scappato a piedi, lasciando il mezzo sul posto perché si era schiantato contro il muro. Perché questo silenzio? Chi uccide deve andare in carcere ed non essere destinato ai domiciliari. Noi familiari siamo condannati all’ergastolo del dolore ed istigati al suicidio. Siamo stanchi di subire ingiustizie in cui c’è complicità delle istituzioni”.

La titolare del ristorante “Terrazza del Barone” di Catania, Rosa Coco (conosciuta come Rossella), ha voluto ricordare così la vittima: “Ribadendo il rispetto e la stima che nutro nei confronti di tutti i dipendenti che lavorano per me, posso affermare che Giuseppe mi trasmetteva emozioni indescrivibili. Veniva a lavorare per aiutare la sua famiglia, mi confidava cose molto personali, che spesso mi facevano piangere il cuore. Era un ragazzo dai sani principi, aveva tanta voglia di vivere e voleva migliorare la sua vita. Era davvero una persona d’oro. Questa tragedia che l’ha portato via fin troppo presto, ha lasciato in me un vuoto incolmabile”.

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