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Nola, Teatro Umberto: Carlo Buccirosso in ”Colpo di scena”

Nola, 16 Dicembre – Consenso per Carlo Buccirosso in ”Colpo di scena”. Uno spettacolo scritto e diretto dallo stesso attore.  La rappresentazione parte da un classico commissariato di provincia. In quest’ambiente di lavoro amministrativo è la base statica per il racconto scenico di partenza.

 È in tale contesto che il vice questore Armando Piscitelli, conduce da sempre il proprio lavoro nel rispetto del più irreprensibile rigore; una sorta di Ispettore Javert, il personaggio immaginario creato da Victor Hugo e che consacrò la sua vita al suo lavoro. Ha la coscienza di svolgere le mansioni di garante dell’ordine pubblico e difesa della sicurezza del cittadino.  Un personaggio che ha tenacia e la fede di un missionario, evangelizzatore di una nuova religione civile; sembra un inviato dal cielo esclusivamente per ripulire la terra dalle iniquità e misfatti degli uomini.

 Secondo le sue convinzioni: Uomini sciagurati minacciano la gente cristiana.  Quest’ultima non ha altra pretesa se non quella di che vorrebbe condurre in pace una vita serena. Nell’ufficio del paladino della giustizia Armando Piscitelli, quotidianamente esiste l’ingegnarsi, rigoroso, spartano, di una serie di fidi poliziotti nel tentativo di debellare “le barbarie di tutti i santi giorni”. Altro personaggio è l’inossidabile e spesso bistrattato ispettore Murolo. Ci sono i giovani agenti emergenti: Varriale, Di Nardo e Farina, l’esperta rassicurante sovrintendente Signorelli. Una sorta di cavalieri della tavola rotonda, attorno alla quale si aggirano le insidie quotidiane della delinquenza ordinaria, lontana sì dagli echi mortali del terrorismo mondiale.  

Un illustre paragone: i cavalieri della tavola rotonda che com’è noto erano il rango più elevato della corte del re Artù; si parla della leggendaria tavola rotonda di Winchester databile XIII secolo che elenca venticinque cavalieri. Nella commedia c’è poco di leggendario; i cavalieri – poliziotti sono molto di meno e sono alle prese con problemi molto più ordinari; una realtà urbana quotidiana. In altri termini devono tenere conto di una delinquenza angosciosamente vicina al respiro del singolo cittadino. Una questione di preinciso inderogabile assoluto a difesa del quale il vice questore si vedrà costretto all’inevitabile sacrificio di un capro espiatorio.  

È il personaggio di Michele Donnarumma, vittima predestinata, agnello feroce dall’aspetto inquietante. Un personaggio che sconvolgerà la salda religione civile, autoimposta di Piscitelli. Lo stesso Buccirosso lo definisce, in una nota di presentazione: “Il più spietato e barbaro dei saraceni!”.

Il paladino Piscitelli, Vice Questore integerrimo, in seguito, per la prima volta nella sua vita, cercherà conforto nel tepore degli affetti familiari; un cedere ai suoi saldi principi. È l’ambiente del secondo atto; un elegante e moderno appartamento, quasi al centro scena, c’è un’ampia vetrata dalla quale s’intravede l’ambiente tipico montano. Un cambio ambiente, un cambio scenico semplice e utile al tempo stesso, ottenuto con un semplice girare di scene già predisposte dopo un momentaneo buio scenico. Il protagonista della vicenda trova così rifugio tra le mura sicure, nella tranquillità, si spera, della propria casa di montagna. È qui che ad attenderlo con apprensione ci sarà suo padre Marcello, ex colonnello dell’esercito affetto da Alzheimer, Gina la sua bisbetica badante rumena, e la persuasiva psichiatrica professoressa Cuccurullo.  

Il tutto contribuisce a far tentennare, forse momentaneamente, le sicurezze e i sacri comandamenti di Piscitelli! E come nella più classica e scontata sceneggiatura di una trama thriller, neppure la calma di un sicuro rifugio di montagna potrà sottrarre il Vice Questore, dal suo epilogo. Vale a dire  il più classico e inimmaginabile, colpo di scena finale! Oltre a Carlo Buccirosso in scena: Gino Monteleone, Gennaro Silvestro, Peppe Miale, Monica Assante di Tatisso, Elvira Zincone, Claudiafederica Petrella, Giordano Bassetti, Fiorella Zullo e infine Matteo Tugnoli.

Antonio Romano

 

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