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Napoli, Paolo Bonolis al Teatro Diana ha presentato il suo libro “Perché parlavo da solo”

Napoli, 11 Novembre  – Al Teatro Diana c’è stata, di recente, la presentazione del libro “Perché parlavo da solo”, un volume scritto da Paolo Bonolis; Rizzoli editore. Nel volume si scoprono riflessioni su argomenti delicati come la vita, la famiglia. Il popolare conduttore di note trasmissioni tv; Avanti un altro e Ciao Darwin si è trattenuto sul palco con il giornalista Franco di Mare, con la presenza di Lucio Presta per una cordiale intervista.  La presentazione del libro è avvenuta anche in collaborazione  con il pubblico; Bonolis ha risposto ad alcune domande con un senso d’amicizia ed espansività e amichevole ironia; qualche risposta con affettuoso umorismo non si è fatta attendere.  Scambiare, in seguito, qualche parola con i fan, scattare foto ricordo è quanto avvenuto dopo nel Foyer del teatro per la firma copia.

 Il libro è un racconto scritto senza retorica e spontaneo, sincero nel mondo dell’autore. Il racconto di un’esistenza: una carriera lunga quarant’anni. Nel corso della presentazione Paolo Bonolis ha raccontato un episodio: negli anni ‘80 era in Inghilterra per una partita di calcio; ebbe modo di incontrare Freddie Mercury. Un incontro importante per lui appassionato dei Queen. Hanno avuto modo di parlare; circa un anno dopo Mercury gli fece recapitare dei biglietti per il concerto a Wembley; un evento importante per la storia della musica rock. Parlando poi di sport ha raccontato quando nel 2010 l’Inter giocò la finale di Champions League: “Il presidente Moratti lo invitò”; dovette rinunciare causa un evento importante in famiglia, la laura di sua figlia.

 I proventi del libro andranno a favore di una Onlus  dal nome “Adotta un angelo” che si adopera nella cura dei bambini con malattie croniche. Il libro è un insieme di riflessioni diventate appunti scritti; un libro in cui Paolo Bonolis svela, per la prima volta, il suo mondo. Un diario ironico. Si legge: “Viaggia veloce il fiume del tempo, molto più di quanto scorreva in passato. E scava sempre più profondo il canyon che attraversa”.   “I miei figli sono dall’altra parte e potrebbero partire prima che possa raggiungerli”. “Gli vorrei consegnare quello che ho conservato. Non c’è molto tempo e, senza il mio bagaglio, ho paura che il loro viaggio possa essere più faticoso di quello che intrapresi io. Ho 58 anni adesso che scrivo e, il mio viaggio, l’ho iniziato che ero ragazzo. A quei tempi anche mio padre mi consegnò il suo bagaglio, ma gli bastò allungare un braccio per passarmelo”. Una citazione riportata anche sul pieghevole della copertina e, per buona parte, nel prologo del libro che ha come titolo, per l’appunto “Canyon”. Quarant’anni ha condotto sia per la Rai che  per Mediaset importanti trasmissioni tra cui il Festival di Sanremo ed è stato ideatore di programmi innovativi che hanno contrassegnato la storia dell’intrattenimento. È il racconto non autobiografico di un uomo di successo. L’espressione vivace e attenta di un uomo in cui c’è una parte della storia della televisione. L’uomo di spettacolo si volta indietro e decide di raccontarsi.

 

 

Antonio Romano

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