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Napoli-Genk 4-0: azzurri a valanga, Adl licenzia Ancelotti

Napoli, 11 Dicembre – Napoli riassapora il gusto dolce della vittoria, torna a vedere la sua squadra brillare sul campo, come quasi mai aveva fatto in questa stagione, e saluta per l’ultima volta il suo mister. Al San Paolo finisce 4-0, mattatore assoluto della sfida è Arek Milik, che mette a segno una tripletta; gli azzurri si qualificano agli ottavi da secondi nel girone, ma tutte le attenzioni del popolo partenopeo sono canalizzate da ciò che succede quasi 3 ore dopo la fine del match, quando Carlo Ancelotti viene esonerato.

LA CRONACA. La partita viene subito incanalata sui giusti binari dagli azzurri, che al terzo minuto passano in vantaggio con il goal di Milik, sull’errore madornale del diciasettenne portiere ospite Vandevoordt. Gioco a due tocchi, scambi rapidi e precisi, verticalizzazioni e cambi di gioco, nell’irreale atmosfera del San Paolo, disertato dai gruppi organizzati per la protesta contro i fermi provvedimenti, messi in atto dalla società e ritenuti eccessivamente severi, i pochi tifosi presenti sono catapultati indietro nel tempo di qualche anno, quando prestazioni del genere erano la norma. Allo scoccare del 26esimo un ispiratissimo Allan, pesca, con una pennellata d’autore, il sempre puntuale Di Lorenzo, in inserimento; il suo cross trova in area  Milik, che spinge in rete. Al 38esimo, è ancora il polacco ad andare a segno, firmando la tripletta sul rigore conquistatosi da Callejon, dopo l’uscita in ritardo di Vandevoordt.

Nel secondo tempo gli ospiti si rendono più propositivi, ma i loro attacchi impegnano poco Meret, senza impensierirlo. Conclude il festival del goal Dries Mertens, che finalizza con scavetto e si avvicina a Marek Hamsik, celebrato durante l’intervallo in una cerimonia dal grande trasporto, sia da parte del pubblico sia dello stesso protagonista, sul secondo rigore concesso agli azzurri. Stavolta la passerella dei calciatori napoletani è accompagnata da sonori applausi, ma si respira un’aria surreale, quasi da ultimo giorno di scuola.

 

Finisce così come era cominciata l’avventura napoletana di Carlo Ancelotti, con un lampo nel cielo già nuvoloso di una notte, che, però, egli stesso, non credeva potesse essere l’ultima. Quasi tre ore dopo il triplice fischio di Cakir, arbitro di Napoli-Genk, il tecnico viene convocato all’Hotel Vesuvio dal presidente De Laurentiis. Si sono detti poco i due, legati da grande stima reciproca, lo stretto necessario, toccati forse anche emotivamente. Carlo poco prima aveva dichiarato ai microfoni:“Non mi dimetterò, spero che per la prossima partita sarò ancora l’allenatore del Napoli”, ma il presidente aveva già deciso dopo Udine, ha solo rispettato la volontà del coach di portare almeno a termine il girone di Champions, poi ha affrettato i tempi. Si è accordato con Gattuso, che presto sarà ufficializzato, proprio il figlio calcistico di Ancelotti. “Non ho parlato con lui di un suo possibile approdo a Napoli, ma non mi sorprenderei, fa parte del gioco, poi Rino è un mio grande amico”, così ha parlato Carlo, qualche giorno fa, proprio quando le voci sul suo possibile esonero si facevano sempre più insistenti.

Si chiude un capitolo, se ne apre un altro a Napoli, ma vista la situazione, non c’è molto tempo per fermarsi a riflettere; bisogna agire con impeto e fermezza; ora esiste un unico imperativo possibile: vincere, a partire da sabato contro il Parma. Il tempo è galantuomo e ci svelerà molto presto se è Rino Gattuso l’uomo giusto per risollevare questa squadra.

 

Matteo Ariola



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