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Napoli-Bologna 1-2: azzurri in stato confusionale capitolano in un San Paolo surreale

Napoli, 2 Dicembre – Il Napoli si sgretola nella risalita. Il match del San Paolo termina 2-1 per il Bologna e rivela che i problemi degli azzurri non riguardano solo aspetti di natura tecnico-tattica, ma scavano più a fondo nelle fondamenta di una stagione costruita male. La partita nei primi minuti ha motivi di interesse nella novità tattica proposta da Ancelotti, si ritorna al 4-3-3. Il nuovo assetto sembra esaltare le caratteristiche degli esterni Lozano e insigne, ma la manovra è ingolfata dai frequenti errori di precisione nei passaggi di Fabiàn Ruiz e Llorente e dai due terzini, Maksimović e Di Lorenzo, schierati fuori ruolo. Al minuto 41, però, arriva il vantaggio azzurro, scaturito da un’azione personale in ripartenza del capitano, che taglia il campo, arrivato al limite dell’area, fa partire il diagonale; il tentativo è respinto male dal portiere e sulla ribattuta si avventa Llorente che corregge in rete.

Nella seconda frazione di gioco gli uomini dell’imperturbabile Mihajlovic, purtroppo impossibilitato nell’accompagnare i suoi ragazzi in campo, entrano con un altro piglio e fanno paura ad un fragile Napoli. Al 58esimo arriva il pareggio griffato Skov Olsen, che a porta vuota si trova a ribadire in rete dopo la respinta di Koulibaly. Cambia ancora l’assetto dei partenopei con l’ingresso in campo di Mertens al posto di Elmas, ancora 4-4-2.

È proprio il belga a sfiorare il goal del ritrovato vantaggio su una delle poche azioni ben costruite, ma fallisce. Completa la rimonta felsinea Sansone, all’80esimo, con un regalo di Natale anticipato, impacchettato con fiocco dalla difesa azzurra. Vanificato dal VAR anche il tentativo di salvare la faccia e strappare almeno un pareggio. Dunque, ancora passerella sotto gli assordanti fischi degli encomiabili 30000 presenti al San Paolo, per la banda di Ancelotti.

Sembrava fosse tornata una parvenza di sole in casa Napoli, la grande prestazione di Anfield, l’incontro chiarificatore con il presidente di venerdì, la volontà dello stesso di non forzare la mano con le multe di fronte a risultati convincenti. Invece, con la partita di ieri, sembra ci si sia impegnati per raschiare il fondo. La confusione del coach si riscontra nel doppio assetto messo in campo, prima un 4-3-3 mai più impiegato negli ultimi 15 mesi, poi il ritorno al 4-4-2, dal 60esimo in poi, nella preparazione all’assalto ai 3 punti.

Oltre a ciò, anche l’assegnazione dei ruoli denota poca lucidità: Zielinski perno centrale davanti alla difesa, Maksimović terzino a destra, in una partita di offesa, che ha costretto Di Lorenzo a spostarsi sulla fascia sinistra, non propriamente la sua zona. Poi gli altri punti di domanda: perché Callejon da due match si siede in panca senza neanche subentrare? Perché Mario Rui non riesce giocare due partite di fila? Che fine ha fatto Ghoulam e come mai in ritiro non si è avuta la forza di capire che non sarebbe stato ancora in grado di sostenere una stagione da titolare? E soprattutto, come mai il mercato, tanto incensato ed appoggiato dal mister, non ha portato un calciatore capace di sostituire Allan nel momento del bisogno? Acuiscono i dubbi in uno scenario surreale, intanto la squadra è settima in classifica, con un distacco inesorabile dalle prime quattro; sempre più a rischio ormai anche l’approdo in zona Champions.

Oggi il gruppo si è incontrato con Carlo Ancelotti a Castel Volturno e l’allenatore azzurro ha deciso di fissare un ritiro, che partirà mercoledì, in vista della sfida contro l’Udinese. Saranno d’accordo i calciatori o ci apprestiamo a vivere la seconda parte della telenovela?

Matteo Ariola

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