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Napoli, al Teatro Politeama “La Cantata dei Pastori”: la favola più bella del mondo. Un fascino antico nella grotta della natività

Napoli, 23 Dicembre – Consenso unanime per una rappresentazione teatrale, nel clima della tradizione natalizia più viva, che Beppe Barra mette in scena da più di quaranta anni! “La Cantata dei Pastori, ovvero due ladroni a Betlemme, un pezzo di storia del teatro napoletano; è un’opera del genere religioso. Collocata nel tardo-seicentesco, questo testo teatrale, porta in scena quello che è stato un evento storico: la nascita di Gesù.

La prima edizione fu pubblicata, su commissione dell’Ordine dei Gesuiti, da Andrea Perrucci, nato nel 1651 e vissuto fino al 1706.  L’opera vide la luce nel 1698 con il titolo ben più lungo nel senso letterale e per niente sintetico: “Il Vero Lume tra l’Ombre, ovvero la Spelonca Arricchita per la Nascita del Verbo Umanato. L’autore non usò il nome vero ma uno pseudonimo quello di Ruggiero Casimiro Ugone. La trama racconta il viaggio di Maria e Giuseppe verso Betlemme; un itinerario pieno d’insidie.  Diavoli misteriosi e terribili nei loro proclami, signori del male intervengono nei loro confronti per impedire i progetti divini.

I rappresentanti di detto male saranno, nell’epilogo del racconto scenico, sbaragliati da un Angelo, per la precisione un Arcangelo sfolgorante di luce con tanto di armatura e ali, spada sguainata e scudo riflettente una luce intensa. Uno scontro tra angeli e prevarranno quelli, è ovvio, buoni; al termine ecco materializzarsi in scena i molteplici e classici personaggi del presepe: pastori, cacciatori, pescatori vicini alla grotta della natività mentre sale intenso un motivo musicale natalizio di grande effetto. Tra i protagonisti della sacra rappresentazione è inserito Razzullo, uno scrivano inviato in loco per un censimento.

Quest’ultimo, emblema di comicità, ironia, è un esilarante personaggio popolano che per vicissitudini scaturisce da uno stato d’incessante fame. L’opera fu rivista in numerose riedizioni e, alla fine del ‘700, vi fu inserito un personaggio anch’esso comico: Sarchiapone. Quest’ultimo esercitava la professione di barbiere; ora è, per alcun illeciti di grave spessore commessi, un fuggiasco. L’opera ha deviato dal suo originale concepimento puntato tra un misto verso il comico e il profano. Un abbinamento che ha avuto i suoi inconvenienti quando nel 1889 la rappresentazione fu temporaneamente sospesa. Da ricordare che un saggio di Roberto De Simone sull’opera e la sua tradizione; è stato pubblicato da Einaudi. Napoli – Al Teatro Politeama l’opera sarà in scena da giovedì 20 dicembre 2018 e fino domenica 6 gennaio 2019, Peppe Barra sarà in scena con “La Cantata dei Pastori”, dello stesso Peppe Barra e Paolo Memoli.

La rappresentazione teatrale è, come accennato, liberamente ispirata all’opera teatrale sacra di Perrucci. Un difficile viaggio che ben si abbinano le alle due figure popolari napoletane: Razzullo, scrivano e Sarchiapone; una coppia scenica caratteristica e tradizionale.  Peppe Barra nel ruolo di Razzullo è protagonista e regista dello spettacolo. Meritano citazione i diversi e numerosi interpreti oltre al già citato Peppe Barra: Rosalia Porcaro nel ruolo di Sarchiapone, Maria Letizia Gorga, Angelo Smimmo, Francesco Iaia che in scena è il demonio, Franco Castiglia, Enrico Vicinanza, Francesco Viglietti, Andrea Carotenuto che in scena è San Giuseppe, Ghiara De Girolamo sul palcoscenico è la Vergine Maria, il piccolo Giuseppe De Rosa nel ruolo di Benino, Angelo Ferrara e infine per il personaggio del diavolo mangiafuoco Giro Di Matteo.

Tra gli interpreti, uscendo un poco dal convenzionale, da segnalare la presenza di una cagnolina; il suo padrone gli ha scelto il nome di “Carlotta”. Inoltre va menzionato il corpo di ballo, composto dai seguenti elementi: Amina Arena, Anna Cammisa, Marica Cimmino, Claudia Curti, Rosa Lamberti e infine Michela Maraniello. I figuranti del corpo di ballo: Francesco Bellini, Antonio Boccia, e Vincenzo Scatozza. Nello spettacolo vi è stata anche un’orchestra, diretta dal Maestro Luca Urciuolo che si è esibita dal vivo: Paolo Del Vecchio alla chitarra e corde, Sasà Pelosi al basso acustico, Ivan Lacagnina alle percussioni, Giorgio Mellone al violoncello, Alessandro De Carolis ai flauti, Agostino Oliviero al violino e mandolino, Luigi Pelosi al contrabasso e infine luca Urciuolo alle tastiere.

 Le scene sono di Tonino Di Rozza. Interessanti le scenografie di ambiente favolistico che introducono in un paesaggio che sembra magico, incantato; i costumi sono di Annalisa Giacci. Da citare le coreografie di Erminia Sticchi e l’assistente alla regia Francesco Esposito. Rimanendo nel campo musicale dell’opera da menzionare le musiche di Lino Cannavacciuolo; la canzone di Razzullo è del Maestro Roberto De Simone. Un opera che è un monumento ad una città di grande storia e al suo teatro. La rappresentazione si conclude con un esortazione di non adorare più statue di creta! Altra cosa è la luce!

Antonio Romano

 

 

 

 

 

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