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MA QUAL È IL PROBLEMA?

Napoli, 23 Aprile – Da più di una settimana, aprendo i principali quotidiani nazionali al risveglio, sto avendo modo di leggere articoli aventi ad oggetto spiacevoli vicende occorse…..tra quattro mura; non alludo a quelle domestiche (ove tuttavia….la situazione non è certamente rosea), bensì a quelle degli edifici scolastici, al cui interno gli episodi di bullismo e violenza si stanno ohimè moltiplicando giorno dopo giorno.

 

 Le vittime degli stessi sono plurime: dagli alunni ai docenti, dai collaboratori scolastici ai presidi; ma ciò che desta maggior preoccupazione negli Italiani è il fatto che molto spesso gli autori degli abusi de quibus sono gli studenti, alcuni insegnanti e non di rado persino i genitori, dato senz’altro sconcertante per quel che attiene all’avvenire del nostro sistema scolastico.

 

A tal punto, sorge spontaneo chiedersi in cosa vada identificata la scintilla che ha permesso il divampare di questo grande incendio. Per rispondere a tale quesito in maniera soddisfacente occorre fermarsi e chiudere gli occhi per qualche minuto, in modo da riflettere adeguatamente: passeggiando per le strade ci è mai capitato di veder genitori sin troppo permissivi, incapaci di pronunciare quel secco “no” che quand’ero bimbo andava -grazie a Dio- di moda? Purtroppo…….se ne vedono, eccome! 

 

Pur non avendo figli, so per certo che darle tutte vinte ai propri figli è diseducativo, perché poi si corre il rischio di non riuscire più a controllarli: abituati ad avere tutto quel che vogliono, molti adolescenti d’oggi son pronti a far di tutto per trasformare un “no” in “sì”, ricorrendo alle maniere forti ogniqualvolta lo ritengono necessario.

E gli insegnanti? La maggior parte di essi sta dimostrando gran coraggio, facendo valere la propria autorità all’interno delle aule; ma altri -mi tocca dirlo- mancano di professionalità, dal momento che hanno scelto di fare il concorso a cattedra soltanto per assicurarsi uno stipendio fisso: costoro, pertanto, non hanno quella vocazione che un mestiere sacrosanto come il loro richiede.

 

Questo servizio reso a “mammona” finisce col sortire effetti disastrosi, come ad esempio l’omissione di controllo di quel che si verifica in classe oppure -e questo è il dato più riprovevole- l’agire con veemenza nei confronti degli allievi della cui istruzione ed educazione dovrebbero essere i garanti.

 

Come dunque porre rimedio ad una situazione del genere? Semplice: occorre intensificare ancor più il dialogo tra istituzioni scolastiche e famiglie, in modo da far capire ai nostri giovani che l’avvenire è nelle loro mani, ragion per cui sta a loro -sotto la guida di chi ha un pizzico d’esperienza in più- costruirselo.

Quisque faber fortunae suae ( ciascuno è artefice del proprio futuro), solevano dire gli Umanisti; spero lo capiscano anche i ragazzi di oggi, nei quali dobbiamo riporre la nostra fiducia e che siamo chiamati ad aiutare.  Coraggio!

 

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