Attualita'

LO STRANO CASO DEI GANCI APPENDIABITI

Napoli, 13 Marzo – La linea due della metropolitana di Napoli è praticamente la mia “seconda casa”, dal momento che me ne servo giornalieramente e con assiduità. Durante la stagione invernale, in considerazione dell’elevata temperatura interna dei convogli, mi libero del soprabito ancor prima di prender posto, in maniera tale da evitare che il mio sudore si asciughi al momento della discesa nella stazione d’arrivo, costringendomi a letto con trentanove di febbre o -peggio ancora- con una bronchite. 
Talvolta, però, ai passeggeri sorge il dubbio circa il luogo in cui sistemare il pastrano: in molte vetture, infatti, i ganci appendiabiti (presenti al tempo in cui le stesse son state costruite) sono praticamente scomparsi, inducendo gli utenti del servizio a disporre il suddetto sulle reticelle od addirittura a piegarlo a mo’ di mappina (It.: pezza) per poi collocarlo sulle proprie gambe. 
Sorge quindi spontanea la seguente domanda: che fine hanno fatto gli attaccapanni di bordo, che negli altri paesi d’Europa son presenti persino a bordo dei treni di bassa categoria? Ad avviso di chi scrive, la risposta non è certamente univoca, considerata la molteplicità dei fattori che ce ne rendono privi: anzitutto, va tenuto presente che i lestofanti provvisti di cacciavite sono sovente in agguato, la qual cosa si evince dall’ingente numero dei pertugi che è possibile notare nel punto in cui dovrebbero esserci i ganci; ma non va trascurato che i convogli datati son stati recentemente rimodernati, ragion per cui gli addetti ai lavori hanno forse omesso di riavvitare gli appendiabiti una volta terminati gli interventi di manutenzione.
Al giorno d’oggi tutto può essere, cari Lettori, se si considera che il vandalismo è un fenomeno ohimè molto diffuso (sin troppo, direi) a bordo dei mezzi pubblici. 
 
Quale potrebbe essere il rimedio a tale mancanza di senso civico od alla (possibile, ma non certa) negligenza degli operatori di officina? Qualcuno potrebbe rispondermi che son necessarie leggi più ferree, comminanti sanzioni di maggiore entità; ma ciò è giusto soltanto in parte, dal momento che a mancare è il senso del viver comune. 
 
Il punto di partenza verso il rispetto è da rinvenirsi tanto tra le mura domestiche quanto all’interno delle istituzioni scolastiche: l’articolo due della Costituzione Repubblicana garantisce i diritti dell’individuo sia come singolo sia nelle formazioni sociali in cui si svolge la sua personalità; e tra queste ultime assumono maggior rilievo la famiglia e la scuola, nella quale ultima l’educazione civica viene ritenuta dai cari Proff. una disciplina di seconda classe (ad onor del vero…..anche  molti genitori d’oggi hanno un pizzico di colpa). La personalità, dunque, può dirsi “sviluppata” allorquando il soggetto acquisisce il senso del rispetto nei riguardi dell’altro, ponendo il bene collettivo a fondamento della propria esistenza.
E allora, tutti al lavoro: obiettivo…….. Italiani! 
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