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Liquidità condivisa: la rivoluzione del poker online a cui l’Italia non ha ancora detto sì

Gli amanti del poker online ricorderanno il 2018 come l’anno della liquidità condivisa, l’ultimo di diversi tentativi mossi al fine di riuscire a ridare linfa alla crescita del poker online. Di quello che era un settore letteralmente esploso nei primi anni duemila oggi ritroviamo un gioco per appassionati che ancora conta migliaia di utenze, ma nel complesso la crescita è in fase di stasi e al momento gli stessi operatori leader del mercato sembrano più dediti all’implementazione di giochi da casinò come slot machine e tavoli da blackjack, soprattutto in versioni mobile giocabili su smartphone e tablet.

Che cos’è la liquidità condivisa?

Il 30 giugno le autorità di regolazione del gioco online di Francia, Portogallo, Spagna e Italia hanno trovato un accordo sulla liquidità condivisa nel poker online. L’accordo prevede l’avvio di tavoli da gioco sulle piattaforme online ai quali possano accomodarsi non solo giocatori di un paese bensì di tutti e 4 i suddetti, aprendo così un mondo nuovo di possibilità e offerte chiaramente caldeggiato dai maggiori operatori del settore che vedranno così potenzialmente ampliare il loro pubblico.

L’accordo però non si riduce al poker, almeno non dal punto di vista teorico considerato che la liquidità condivisa è un concetto che rientra fortemente nei programmi dell’Unione Europea e la cui estensione dovrebbe rappresentare una sorta di obiettivo. Va sottolineato quanto questo tipo di processi siano complicati: il dibattito odierno intorno alle funzioni dell’UE non è favorevole, basti pensare che ai 4 paesi della liquidità condivisa poteva aggiungersi anche la Gran Bretagna, ma la Brexit ne ha posticipato a data sconosciuta la partecipazione. Bisogna poi considerare che ogni paese ha un proprio regime fiscale e una certa percentuale che trattiene sulle vincite rendendo l’uniformità dei regolamenti un processo lungo e complesso.

Solo due hanno già dato il là ai primi tavoli per questa esperienza di gioco condivisa, ovvero Francia (prima) e Spagna (operativa da gennaio 2018). Come prevedibile più di azienda di gambling online ha già approfittato dell’opportunità per organizzare i primi tornei.

Perché l’Italia non prende ancora parte alla liquidità condivisa?

Il ruolo dell’Italia in questa piccola eppure significativa rivoluzione è stato quello del “capo-cordata”, almeno fino alla stipula del primo accordo. Firmata l’intesa, l’Italia è uscita fuori dai radar per motivi non del tutto chiari ma probabilmente legati all’instabilità politica degli ultimi mesi che ha disegnato un’agenda di priorità distanti da questa della liquidità condivisa per il gioco.

Bisogna però ricordare che l’Italia è stata la prima tra questi paesi a dotarsi di una legislazione congrua. La liquidità internazionale è stata prevista già con la Legge Finanziaria del 2005, nello specifico all’art. 1 commi 293 e 294 della Legge 30 dicembre 2004, n. 311, nella quale è stato stabilito che: “Il Ministero dell’economia e delle finanze – Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato può organizzare, congiuntamente alle amministrazioni competenti di altri Stati dell’Unione europea, la gestione di giochi ovvero di singoli concorsi od estrazioni”. La legge è stata recepita dal regolatore italiano nel 2008 con il Decreto direttoriale n. 14132/2008 del 17 aprile 2008.

Tra i motivi dell’importanza del provvedimento allegati al Decreto c’è “la necessità di consentire il progressivo sviluppo di un’offerta di giochi di abilità a distanza italiani con caratteristiche di attrattiva allineate a quella dei migliori operatori esteri[…]”. Considerato questo livello di consapevolezza si fatica a comprendere perché l’Italia abbia rinunciato al suo ruolo di apripista e scelga, invece, di seguire Spagna e Francia, che stanno già rodando il sistema, e ora anche il Portogallo che si è seduto al tavolo da maggio 2018.

I vantaggi della liquidità condivisa

Al momento il mercato del gioco online è in forte crescita e rosicchia qualche punto percentuale alla sempreverde controparte analogica, ma questo trend positivo non coinvolge anche il poker che cede ampiamente il passo alle slot machine. L’attitudine del nostro paese al gioco online lascia però intendere che la liquidità condivisa potrebbe rappresentare un elemento di rinnovato interesse per i giocatori.

I grandi player di mercato hanno investito molto nello sviluppo di stanze virtuali per il gambling online, soprattutto per le slot machine in versione mobile. Non mancano poker room all’avanguardia e disponibili su tutte le piattaforme, con diversi tornei di poker online e migliaia di utenti attivi: l’italiana Snai, per fare l’esempio di uno degli operatori sul mercato già da prima della rivoluzione tech, ha arricchito la sua offerta di tavoli da poker online dando vita a una vera e propria community virtuale, all’interno della quale gli utenti hanno la possibilità di curare un proprio profilo e di contattare gli altri giocatori, trasformando così la pausa relax del gioco anche in un momento di socializzazione.

Resta però il fatto che la flessione del mercato sia troppo importante per non essere considerata. Dovendo correre ai ripari l’opzione più significativa al momento sembra l1aderire completamente a questo accordo della liquidità condivisa, meglio ancora se da subito, da pionieri di questa espansione dell’audience che oggi è allargata a 3 paesi europei (con l’Italia sarebbero 4) ma che ha ancora ampi margini di espansione e inclusione.

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