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“Le donne andrebbero sterminate” vs vuoto e assordante silenzio delle Pari Opportunità

Napoli, 23 Marzo – “Le donne andrebbero sterminate, non servono a nulla” questa la frase pronunciata da una professoressa calabrese ad una giovane allieva, quelle taciute dagli Organismi di Parità locali risultano assordante silenzio. La vicenda che ha per protagonista la figlia minorenne di Maria Chindamo, l’imprenditrice scomparsa nel Vibonese nel maggio 2016 in circostanze ancora non chiarite e di cui ha trattato proprio ieri sera la trasmissione “Chi l’Ha visto?” e una professoressa del liceo scientifico di Palmi (Reggio Calabria), risale allo scorso 8 marzo. La Dirigente scolastica, con apposita circolare, aveva autorizzato la visione di un film sulle Donne, dalle 10:00 alle 12:00, la ragazza si è fatta portavoce dei compagni per partecipare all’iniziativa, sollecitando la professoressa di storia che pareva essersene dimenticata. Di tutta risposta, alla garbata richiesta, arriva inaspettata la frase choc “Le donne andrebbero sterminate, non servono a nulla”.

Immaginabile lo stato d’animo di una ragazza con un vissuto già delicato, molto sensibile alla tematica della violenza sulle donne, che accenna ad un sorriso di disappunto, che la stessa professoressa, redarguisce –“Tu sempre con questo sorriso…Ti dovrebbero fare Ministro dell’Allegria!”. La vicenda portata agli onori della cronaca in seguito all’esposto dei legali della famiglia di Maria Chindamo, gli avvocati Giovanna Cusumano e Nicodemo Gentile che hanno provveduto a presentare un esposto agli organi competenti. Nonostante le rassicurazione della Dirigente scolastica allo zio Vincenzo Chindamo, tutore della minore, di intervento nei confronti della professoressa, che non solo avrebbe confermato le ignobili affermazioni, ma sarebbe stata anche riconfermata nell’incarico continuando il suo ruolo di educatrice. In un contesto simile è già difficile denunciare, e quando lo si fa ci si ritrova soli. Sarebbe stato utile e necessario fare massa critica ed una vera rete di protezione da parte delle donne investite dalle Istituzioni, a ruoli di ascolto, orientamento, prevenzione, coordinamento, progettazione ultimo ma non ultimo, tutela delle donne soprattutto se minori. Importante l’intervento del Garante per l’Infanzia, Antonio Marziale, ma la Rete di cui tanto si parla, si è incagliata in un mare fatto di vuoto e silenzio omertoso. In questa triste vicenda le donne, dalla professoressa alla studentessa, sono entrambe doppiamente vittime: la professoressa vittima di se stessa e della sua non-cultura; la giovane vittime di un vissuto che non si è cercata e un diritto rivendicato che l’ha resa vulnerabile. Inutile sottolineare lo squilibrio nel rapporto di forza esercitato da un abuso di potere della professoressa nei confronti della minore.

C’è molto su cui riflettere, tanto su cui lavorare per gli organismi di Parità locali e soprattutto a livello Regionale. La Calabria merita di più. Questa triste vicenda la presenterò domani a Roma al Tavolo tecnico Nazionale “Uniti non si trema”, che si riunirà presso l’Elitaliana in un incontro con le famiglie delle vittime di omicidio, violenza ed abusi, con le associazioni Vittime di Violenza “Io No”, Movimento di Volontariato Italiano, Nessuno Tocchi Eva, Associazione Morgana e tante altre che già si sono dette indignate dall’indifferenza delle Istituzioni. Le parole pronunciate dalla professoressa-educatrice, sono gravissime andavano e vanno stimmatizzate sempre, qualora le stesse frasi fossero state pronunziate da un uomo, si sarebbe gridato allo scandalo si sarebbero organizzati sit-in. Il rapporto di squilibrio c’è anche in un rapporto donna-donna, è il ruolo dell’insegnate a pesare. Parliamo tanto di diverso orientamento della cultura di genere, se chi deve diffondere tali messaggi, pensa che dovremmo essere sterminate, verso quale futuro ci avventuriamo? Il silenzio delle Istituzioni da quelle scolastiche a quelle politiche sono colpevolmente complici, omertosamente silenti e vuote di contenuti.  Questo atteggiamento sciolto e disinvolto non giova, anzi. Qui è necessario un atto di dignità a difesa di tutte le donne.  

Dov’è la Commissioni Pari Opportunità della Città metropolitana di Reggio Calabria e quella della Regione Calabria? Forse dimenticano il loro ruolo chiave? La tutela della dignità della donna non si fa con spot estemporanei. Non troppo lontani nel tempo i fatti di Torino in cui un’insegnate si scagliò contro le forze dell’ordine che è un altro esempio di un ordine sociale oramai sfinito.

 

Francesca Beneduce Giornalista, Criminologa- già Presidente Commissione Pari Opportunità della Regione Campania

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