Cultura

LA RACCOLTA DEI COCOMERI

Napoli, 9 Febbraio – L’anguria, pubblicizzata dai fruttivendoli ambulanti come “’o mellone chin’ ‘e fuoco”, a luglio fa la sua comparsa sulle nostre tavole a pranzo, a cena, come palliativo all’arsura nelle serate estive tra amici, per poi salutarci alla fine di agosto. Palma Campania un tempo era ricca di coltivazioni di angurie e gli anziani, ancora oggi, ne decantano la qualità, il sapore, tipica del prodotto nostrano. Non a caso è stato proprio uno scrittore palmese, Romeo Simonetti, nel suo romanzo “La raccolta dei cocomeri” (Napoli, edizioni Marotta & Cafiero, 2003), a scrivere di “…un rito consumato e che si consuma nel cuore di una provincia dimenticata.”

I cocomeri palmesi venivano venduti dappertutto, e nella città di Napoli erano talmente presenti nell’alimentazione quotidiana delle classi più popolari che nel 1897 il poeta Giulio de Montemayor e il musicista Lorenzo Filiasi, pensarono di citarne la provenienza in una canzone, lanciata  in uno dei numerosi concorsi canori (le Piedigrotte) che allietavano il pubblico nel periodo settembrino. La canzone era: O mellunaro (edizione musicale Ferdinando Bideri), di cui riportiamo la prima strofa.

 

Foss’ ‘o primmo signurone / smorfie ccà nun n’adda fa: / nfaccia ‘a fella d’ ‘o mellone / nun è scuorno ‘e se nchiaccà!



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