Politica

La politica locale: tanti interessi, stesse famiglie…

Napoli, 4 Luglio – Quando Dio ha distribuito la competenza politica un territorio era in prima fila, ed è stato particolarmente fortunato. Grazie a 5/6 grandi famiglie la politica di quel territorio benedetto riesce ad esprimere al meglio, e al massimo delle sue potenzialità, le capacità amministrative, quelle che consentono ai paesini della zona di poter migliorare la propria vivibilità, anno dopo anno, risolvendo tutti i problemi, ordinari e straordinari.

Queste grandi compagini, che si presentano ad ogni elezione, e si ripresentano, e si ripresentano ancora, hanno più o meno gli stessi caratteri:

– sono sempre le stesse, di medie grandi dimensioni

– hanno il grosso merito, oltre che il grande cuore, di occuparsi dei problemi di quasi tutti i paesi della zona;

– enormi competenze politiche che non si esauriscono a una sola generazione ma si trasmettono per via ereditaria;

– hanno anche la capacità di adattarsi a qualsiasi schieramento e colore, stringendo improbabili ma vitali alleanze, tra l’altro pezzo forte del repertorio;

– sono come i grandi amori: fanno dei giri immensi e poi ritornano.

Questa presenza costante nella vita politica può essere letta come una camaleontica forza di restare sul pezzo e di adattarsi, nonostante tutto, grazie ad un innaturale istinto di sopravvivenza; oppure come una plastica capacità di riciclarsi che li rende differenti dagli altri (o differenziati, se si preferisce); o ancora come una barbara, feudale e continuata occupazione delle aule consiliari, ambienti nei quali l’aria è sempre più pesante e ormai si respira meno ossigeno e sempre più conflitto di interessi.

E se il prezzo da pagare per restare sul pezzo è sacrificare la credibilità delle buone intenzioni, qui non si bada a spese, si fanno promesse ventennali e si rilancia a ogni appuntamento con la matita della cabina elettorale, come fosse una partita a poker, con l’unica differenza che soltanto a posteriori, quando il votante ha già perso, si viene a conoscenza della posta in gioco. Perché l’unica cosa che conta è fare cartello, mantenere intatto il proprio pacchetto di voti ed evitare che i consensi possano disperdersi oltre la cerchia ristretta, al di là della quale regna un meccanismo di esclusione automatica dal gioco.

Tutto ciò, però, viene innanzitutto mascherato da una dialettica che trova il suo punto più “alto” nell’accusare quelli di prima e nello scrollarsi di dosso qualsiasi responsabilità, in uno sterile e spesso ridicolo tentativo di rifarsi una verginità politica; ma soprattutto agevolato, favorito da una certa connivenza dell’elettorato attivo, schiavo di quella strana e contraddittoria visione per la quale a livello nazionale si reclama una tabula rasa della vecchia politica ma nello stesso tempo a livello locale “si vota diversamente”.

Sei il fiore, sei il sole, sei il mare, la luce, la sabbia, le foglie. Sei il vento, sei anche la pioggia. Sei maggioranza, sei opposizione. Sei elettore, sei eletto. Sei il potere, sei il servo. Sei la campagna elettorale, ma sei anche la promessa non mantenuta. Sei le mani sulla città, sei il palazzo ma anche il palazzinaro. Sei la delibera, sei la determina. Sei la somma urgenza, sei l’appalto.

Sei l’offerta economicamente più vantaggiosa, sei il ribasso anomalo. Sei lo scrutatore, sei la commissione. Sei assessore, ma sei anche consigliere. Sei non eletto, ma anche un ripescato. Sei il nuovo, ma sei anche il discendente degli stessi di prima. Sei l’autorità costituita, sei il popolo. Sei il funzionario, ma anche il bando che calza su misura. Sei a destra e poi a sinistra, passando per il centro. Sei tutto. Sei niente.

Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a redazione@sciscianonotizie.it
Questo articolo è stato verificato dall'autore attraverso fatti circostanziati, testate giornalistiche e lanci di Agenzie di Stampa

image_pdfimage_print